"Mia figlia è italo-irachena: mentre voi parlate di confini lei vi ha già superati"...


Lo sfogo di una madre dopo aver letto l'ondata di commenti xenofobi che hanno accompagnato la vittoria di Alessandro Mahmood a Sanremo.

Onofrio Dispenza
"Leggo con sgomento i commenti su Sanremo". Simona inizia così il post affidato alla sua pagina Facebook.
Lo leggo condiviso nelle pagine facebook di una amica comune, Rosanna. Dopo averlo condiviso, catturato dalla bellezza della lettera, la offro alla vostra lettura. Perché vale la pena, come ci è capitato di dire recentemente, cogliere sempre quei fiori che stentatamente si fanno spazio nel tanto letame della Rete.
Oggi, non c'è evento piccolo o grande che non venga condito da un alto e spesso strato di letame. C'è sempre qualcuno pronto a sbracciarsi con rabbia per fare la sua parte nel rendere sporco e cattivo questo nostro tempo. Così pure attorno ad un concorso musicale come alla fine è Sanremo.
Nei suoi 69 anni ha attraversato L'Italia e di volta in volta si è macchiato o infiocchettato del bene e del male del Paese. Quest'anno, attorno e dopo il festival, un altro festival osceno di commenti all'insegna del razzismo. Difficile frenarlo, ce chi lo fa con difficoltà, provando a richiamare i più alla ragione.

Lette le tante pagine di letame del dopo Sanremo, la nostra Simona racconta e si racconta: "I miei figli sono Italo-iracheni - scrive Simona - anzi da qualche mese sono figli di italiani. Mia figlia si chiama Nada(rugiada), ma questo nome tradotto non ha lo stesso significato. La rugiada - prosegue il bel post di Simona - la rugiada nel deserto, la mattina, è una sensazione mistica, lacrime di Dio sulla sabbia, disseta il viaggiatore e l'anima".
Racconto semplice, poetico ed emozionante, che così prosegue:"Mio figlio si chiama Mohannad (non Mohammad, e  vuol dire "spada fatta di ferro indiano"). Mio figlio è nato in ricordo di Abu Leith, fratello di mio marito ucciso dall'Isis mentre lottava per liberare l’Iraq".
Il racconto di Simona sfoglia la nostra Storia più recente, che è storia di destini di uomini che appartengono all'album familiare di Simona. Destini e presente che ci appartengono, anche se ce lo neghiamo.

Prosegue Simona:"I miei figli, avete ragione, non sono italiani, i miei figli sono figli del mondo perché io non conosco confini. I miei figli spiccheranno il volo perché parlano quattro lingue. I miei figli pregano Dio/Allah e sanno che sono la stessa cosa. E già per questo... ".
Parole importanti e leggere assieme, petali che sanno lasciare il segno solo se non hai pietre dentro il petto e acqua sporca nelle vene. Ancora Simona:"Non sono italiani i miei figli...Io non sono italiana se questo vuol dire identificarsi in un razzismo dilagante... Io li guardo e chiedo: "Nada tu sei araba?". Lei mi guarda e mi dice che è solo una bambina... Mia figlia.. Mentre voi parlate di confini, lei vi ha già superato"...

(Globalist)

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