Puglia: negli slum dei braccianti dove il sangue non è succo di pomodoro...


Siamo tornati nel foggiano dopo la tragica morte di 16 africani: ci sono tre indagati tra i caporali. Ma all'alba sulla 16bis Adriatica verso Foggia continua il via vai dei furgoni pieni di schiavi. Tutti neri.


di Peppe Notarangelo
Schiavi mai. Morti ora, in 16.
Altro che schiavi mai.

Di mattina molto presto, mi trovo sulla strada statale 16bis Adriatica e sto andando verso Foggia. Ne incrocio tanti, ne vedo tanti, tantissimi. Sempre un uomo alla guida. Bianco, italiano. Il resto neri, africani. Un carico di africani, come bestie da soma.
Altro che schiavi mai.

I “negri” si ritrovano agli incroci delle strade provinciali nel territorio della Capitanata, della Daunia. Siamo nel foggiano, terra di grano e pomodori. Qui montano sui furgoni dei caporali e partono per i campi. Il ritmo della natura e dei raccolti diventa il metronomo dei mercati, compreso il mercato degli schiavi.
Immagino non cantino gli spirituals come i loro trisnonni in Alabama o in Georgia qualche tempo fa.
Altro che schiavi mai.

La “Pista” è il più grande degli slum della zona, vicino a Borgo Mezzanone. Lì sotto gli occhi di Padre Pio i ragazzi neri, perché sono tutti ragazzi e sono tutti neri, rappresentano la carne fresca. Che siano braccia per raccogliere i pomodori o corpi da prostituire per saziare clienti italiani che non chiedono di meglio, 20 euro bocca e fica.

Ragazzi che hanno costruito baracche che sembrano quelle della periferia di Lagos o di Nairobi, schizzate fin qui a causa di chissà quale esplosione. Migliaia, decine di migliaia di “Alì dagli occhi azzurri”, venuti per salvarsi dalla fame, dalla guerra, da terre africane dove non c’è più niente per loro perché abbiamo preso tutto noi, saccheggiando e sfruttando da almeno 400 anni loro e la loro terra nel Mali, nel Ghana, in Libia, in Zaire, nel Congo, dappertutto.
“Alì dagli Occhi Azzurri, uno dei tanti figli di figli, scenderà da Algeri, su navi a vela e a remi. Saranno con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi di poveri cani dei padri (…). Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camicie americane”.
Nella sua “Profezia” di più di 50 anni fa, Pier Paolo Pasolini ci aveva avvertito: sbarcheranno a milioni.

Vengono da terre da cui continuano a dover fuggire, emigrare, forse anche solo per istinto di sopravvivenza. Qualche migliaio annega nella traversata ma non interessa a nessuno. Anzi. Troppe volte ho udito commenti che mi hanno fatto sentire una merda, perché a parlare è stato qualcuno che conosco, magari un vecchio amico, qualcuno che non avrei mai pensato potesse arrivare a dire questo: “Meglio così, qualcuno di meno che non arriva qui a rompere i coglioni, a rubarci il lavoro, a prostituirsi, ecc, ecc, ecc”.
Luridi discorsi che si chiudono con le solite frasi suggerite da coloro che nel pieno del nostro delirio nazionale sono arrivati a prendere le redini del nostro paese: “A casa loro devono stare…”, o stronzate del genere.

Ora ci sono i pomodori da raccogliere e di braccia ne servono tante. Le braccia nere sono in tante. Sono tutte qui. Perché qui devono stare. Perché a qualcuno interessa che qui stiano. Si dice che lavorino a 2 euro l’ora, dall’alba al tramonto, per raccogliere e caricare i camion, al ritmo di 20 quintali di pomodoro all’ora. Pomodoro rosso sangue che ogni giorno si mescola al sangue degli schiavi, perché schiavi sono. Quello che qualcuno vuole che siano. Quello che tutti noi, gli italiani, permettiamo che siano.
Io non so bene cosa succeda lì alla “pista” e negli altri slums sparsi per la Puglia. Non so come funziona l’economia di questo mondo. Non so chi ci guadagna davvero in questo spazio dove la legge più barbara dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo lascia 16 corpi senza vita sul selciato com’è successo pochi giorni fa.

Sicuramente ci guadagnano in tanti. Ci guadagnano quelli che alla fine pagano pochi centesimi al chilo i pomodori insanguinati. Ci guadagnano i proprietari terrieri. Ci guadagnano i caporali. Ci guadagnano i “negri” arrivati prima, quelli che hanno fatto meglio i loro affari e sfruttano i nuovi arrivati.
Un mondo totalmente parallelo rispetto a quello in cui viviamo tutti noi. Un mondo dove al “negro” sfruttato vengono dati pochi spiccioli poi puntualmente requisiti per un materasso in una baracca, un pezzo di sapone, un pacco di biscotti scaduto. Un mondo illegale fondato sullo sfruttamento dei “negri” dove innumerevoli delinquenti italiani vivono soltanto grazie al loro sacrificio. Se questi schiavi non esistessero, tutti questi nostri connazionali dovrebbero come minimo andare a lavorare.
Siamo tutti noi che ci guadagniamo, nessuno escluso. Noi che paghiamo i pomodori poco più di 1 euro al chilo stabilendo così anche il prezzo del loro sangue.
Questi sono schiavi. Qui. Ora. Agosto 2018. Puglia. Italia.
Altro che schiavi mai...

(Globalist)

Commenti

AIUTIAMO I BAMBINI DELLA SCUOLA DI AL HIKMA

Post più popolari

facebook