Siria. Il grido dal Ghouta: «Basta con le bombe contro i civili, stop ai raid»...(Video)




 Un giovane siriano già emigrante in Italia lancia dalle zone colpite dall'aviazione di Damasco un video-messaggio disperato: qui muoiono i civili, l'Europa fermi le bombe.

                                      

Himad Wafa è un siriano con un passato di emigrato in Italia. E proprio alle istituzioni del nostro Paese e dell'Europa intera si rivolge in alcuni video girati a Ghouta Est, non lontano da Damasco, da dove implora un intervento politico urgente per trovare una rapida soluzione alla crisi siriana, e in particolare per mettere fine al martellamento sul sobborgo ribelle.

I raid aerei di Damasco, condotti con il decisivo appoggio dell’aeronautica russa, non stanno risparmiando i civili, già provati da un assedio che sta per giungere al quinto anno ed è ora al punto di non ritorno.

E mentre Ghouta Est continua a essere sotto le bombe, e' atteso per le 18 il voto del Consiglio di sicurezza dell'Onu su un cessate il fuoco di 30 giorni in tutto il Paese. Il voto doveva tenersi ieri, ma è stato rinviato per prendere tempo e negoziare con la Russia, in modo da impedire un suo veto. Questa nuova campagna aerea è stata lanciata dal regime, con il supporto aereo di Mosca, domenica scorsa e pare sia preludio a un'offensiva terrestre per riprendere il controllo dell'area, finora in mano ai ribelli alle porte di Damasco.

Sottoposti a un assedio asfissiante dal regime dal 2013, ai circa 400mila abitanti della Ghouta orientale mancano beni di prima necessità come cibo e medicine.

Una proposta per una “soluzione sostenibile”, arriva da Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, che in Libano assiste migliaia di profughi siriani: “Zone sicure per il ritorno dei Siriani secondo garanzie e condizioni realmente umane”.

Il piano, condiviso con i profughi, suggerisce l’istituzione di “una zona umanitaria disarmata, sotto protezione internazionale, senza presenza di gruppi armati e nessun ministero del regime siriano di Damasco. È una zona esclusivamente per civili che sono stati sfollati dal regime dal territorio siriano”. Quest’area può essere creata nella fascia di terra che va “a nord da Qusayr a Yabroud, a Sud dal confine Libanese, a Ovest dal confine che precede le autostrade di Damasco e da Homs a Est”. Tra il 60% e il 70% dei rifugiati siriani in Libano, infatti, proviene “dalla suddetta area e le loro terre sono ora disabitate”. Un ritorno ritento come “l’ultima soluzione possibile perché possano ricrearsi una vita accettabile e crescere i propri figli in un posto sicuro”. Le regioni individuate sono ricche di risorse idriche e terreni agricoli, il che garantirebbe il reperimento delle risorse e la sicurezza alimentare. Inoltre “la presenza di un confine tra la suddetta regione e il Libano, che ha dato prova di capacità di rimanere il più neutrale possibile di fronte al conflitto siriano”, assicurerebbe stabilità all’area.

Operazione Colomba è composto da volontari che intervengono in zone di conflitto, anche quando dichiarate non sicure, per dare supporto alle comunità locali, vittime dei conflitti armati e sociali. A partire dalla condivisione della vita delle vittime della violenza, agisce attraverso azioni nonviolente per abbassare il livello di violenza e per facilitare il dialogo e la mediazione del conflitto.“Da Settembre 2013 siamo presenti in Libano, da Aprile 2014 ci siamo stabiliti nel campo profughi nel villaggio di Tel Abbas, Akkar, nel nord del paese, a 5 chilometri dalla Siria”, spiegano gli operatori sul campo. “Furono i rifugiati siriani a chiederci di dormire con loro al campo ricordano - dopo aver ricevuto minacce e violenze da parte di alcuni vicini libanesi. Da quel momento, i volontari vivono in una tenda all’interno del campo, condividendo la vita quotidiana dei rifugiati. Il campo dove ci troviamo è un insediamento informale, come, del resto, tutti gli altri insediamenti di siriani in Libano”.

“È responsabilità del mondo non stare a guardare e lasciare la vita dei civili nelle mani di chi sa uccidere e far la guerra”, dice Alberto Capannini, capomissione di Operazione Colomba al confine tra Siria e Libano. “La guerra non è finita e non finirà senza che le coscienze ancora vive del nostro mondo intervengano. È il momento di creare uno spazio per chi sta costruendo nel silenzio una alternativa all'odio e alla morte. Facciamo diventare l'Europa il luogo della possibilità di espressione dell’alternativa alla follia omicida, migliaia di profughi hanno scritto con fantasia e dolore una proposta per la Siria che diventerà percorribile se le persone e i governi europei la faranno propria”.Un appello maturato anche dopo che Capannini, insieme a Gennaro Giudetti, già volontario di Operazione Colomba e nei mesi scorsi tra i protagonisti di alcuni salvataggi in mare al largo delle coste libiche, erano stati ascoltati dall’Europarlamento...

(Avvenire.it)

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