Lo strano turn over di preti nella parrocchia di Barriera...




Torino, protesta un gruppo di fedeli, in 5 anni “licenziati” in 5



TORINO
Il primo è stato don Claudio. «Di lui dicevano che faceva prediche da sempliciotto, troppo terra terra. In più aveva dato ospitalità a una ragazza con la faccia sempre mesta, che alloggiava nel convento delle suore. Eppure subito erano incominciati i pettegolezzi. Sempre il solito gruppetto. Ho visto don Claudio ammutolito, quasi sull’orlo del pianto, per le critiche continue». Il secondo è stato padre Godfrey dalla Tanzania. «Un prete molto deciso. Determinato. Lo criticavano proprio per questo. E poi per il fatto di essere di colore, anche se ovviamente dicevano di non essere razzisti». Così è stato per il terzo, e anche per il quarto. Il quinto parroco rimosso in cinque anni, da questa chiesa di periferia che si chiama Maria Speranza Nostra, è invece don Valeriano Paitoni. Ha detto messa per l’ultima volta domenica scorsa. «La sua colpa è di essere molto diretto. Uno che dal pulpito dice: “Halloween è il diavolo”. Quando pronunciava l’omelia, restavi incantato. Parlava di dialogo. Di accoglienza. Coinvolgeva i bambini. Ma quel solito gruppetto, sempre lo stesso, ha fatto rimuovere anche lui».  

Il signor Antonio Muriglio, un sarto in pensione, racconta tutto questo davanti alla chiesa del suo quartiere. Via Chatillon, Barriera di Milano. È nato qui, fa il volontario per la San Vincenzo e viene a messa ogni domenica da 54 anni. «Abbiamo scoperto di avere dei buttafuori dentro la nostra parrocchia», dice con un sorriso amaro. «Su cento famiglie che frequentano questa chiesa, quelle che non apprezzavano i metodi liturgici di don Valeriano erano una netta minoranza. Al massimo dieci. Eppure, ancora una volta sono riuscite a fare prevalere la loro volontà. Devono spiegarci perché».  

È una zona difficile, ma con un forte tessuto sociale. Il barbiere Jerry, proprio davanti alla chiesa, dice: «Il problema è semplice. Siamo un quartiere povero. Case popolari. Pensioni minime. Il commercio in crisi. Molti fanno fatica ad arrivare a metà del mese». Eppure, in questa storia dei parroci che arrivano e subito se ne devono andare, non sembrano c’entrare tanto i problemi, le tensioni sulle strade e le difficoltà quotidiane. Quanto, piuttosto, il modo stesso di intendere la Chiesa.  
Quella di Maria Speranza Nostra è l’unica parrocchia della diocesi di Torino data in affidamento ai missionari della Consolata. I preti chiamati qui si assomigliano tutti. Don Valeriano Paitoni è stato per 43 anni in Brasile. È un prete di strada, ha svolto il suo incarico nelle favelas. È stato vicino ai malati di Aids, ed anche per questo forse si è pronunciato più volte a favore dell’uso dei profilattici. «Ma anche semplicemente il suo modo di porsi, al solito gruppetto, non piaceva», dice una signora venuta a lavare il pavimento della chiesa.  

«Sono famiglie vicine ad Azione Cattolica. Integralisti. Hanno una mentalità molto arretrata. Non sopportavano neanche il fatto che don Valeriano iniziasse la messa dando a tutti il buongiorno». Hanno iniziato a criticarlo tre mesi dopo il suo arrivo. Il gruppo di fedeli legati ad Azione Cattolica ha scritto diverse lettere di contestazione ai vertici della curia. Criticavano la ristrutturazione della cucina della parrocchia. Oppure le spese per le bolletta della luce. Una critica continua. Sempre più aspra. 14 mesi dopo, la chiesa di Maria Speranza Nostra ha un nuovo parroco. Si chiama Nicholas Muthok, originario del Kenya, anche lui missionario e già vice proprio di don Valeriano Paitoni: «Sono stati mesi di forte tensione. Ma le scelte spettano ai superiori. Non mi hanno detto di più». 

Don Valeriano, il quinto parroco licenziato in cinque anni, sta chiuso nella sua stanza ed è molto addolorato. Non ha firmato le sue dimissioni e sta scrivendo una lettera che manderà al vescovo e leggerà domani in chiesa. Nessuno per il momento vuole spiegare di più. Don Valter Danna, vicario generale della diocesi di Torino, dice: «Affidando quella parrocchia ai Missionari della Consolata volevamo animare una zona non facile della città. Io non so perché sia stato rimosso don Valeriano Paitoni. E anche se lo sapessi non potrei rispondere a questa domanda, perché la decisione spetta alle Missioni della Consolata». Che dicono soltanto: «Il parroco se ne va per il bene della comunità». Ma quale bene? Quello della maggioranza o quello di una piccola minoranza intransigente?...

(La Stampa Italia)

Commenti

anna ha detto…
in tutte le parrocchie esistono le pretesse, le badesse e le comari che hanno da ridire su tutto e su tutti, ma queste sembrano appartenere a una Loggia !

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