Migranti, i baby profughi cercano casa...




Solo a Palermo sono più di 600 i giovani ospitati in comunità che sperano di essere dati in affido



Palermo è la provincia che ha accolto il maggior numero di minori non accompagnati sbarcati dalle navi di soccorso che li hanno recuperati nel Mediterraneo. Solo nel 2016 sono stati quasi 2100



PALERMO
«Quando l’ho visto, ho capito che non avrei più potuto vivere senza di lui». Sonia Lo Cascio, 52 anni, sorride mostrando la fotografia di Amarà, 15 anni, il ragazzo che ha preso in affido nel 2014 dopo averlo incontrato nella comunità di accoglienza dove lavorava come assistente sociale. Lui, orfano di padre e di madre, era partito da solo dal Mali, aveva attraversato il deserto e dalla Libia aveva preso un barcone. Un «minore non accompagnato», come i centoventi che sono arrivati l’altro ieri a Palermo sulla nave dei bambini. Bambini che sul momento colpiscono al cuore, inteneriscono, commuovono. Ma che poi restano per anni nelle comunità di accoglienza, nell’attesa di compiere diciotto anni, sostenuti dal Comune con una spesa di 35 euro al giorno. Il sentimento immediato difficilmente si traduce in una presa in carico, tenuto conto che in maggioranza sono ragazzoni tra sedici e diciassette anni, per il novanta per cento maschi, con esperienze alle spalle difficili da raccontare. Così pochi, pochissimi sono disponibili a prenderli in affido o anche soltanto a fare da «famiglie di appoggio» - opzione meno impegnativa - portandoli allo stadio o a mangiare una pizza. 

A Palermo, la provincia con il maggior numero di ragazzi stranieri arrivati da soli (nel 2016 sono stati 2066) in questo momento ci sono 600 ospiti nelle comunità a fronte di cinque affidi giunti in porto e due in corso. Ma cinquanta tra famiglie e single si sono candidati negli ultimi mesi e stanno per iniziare il corso di formazione. Per tutti c’è un supporto di 258 euro al mese da parte del Comune. 
Chi ha fatto questa scelta emana gioia pura. Sonia Lo Cascio, per esempio, con il suo compagno Giorgio Barone, di mestiere farmacista. Una famiglia unica in Italia. Perché dopo avere accolto Amarà - ora al secondo anno del liceo linguistico e promessa della squadra di calcio della Fincantieri - sta facendo ogni sforzo per fare arrivare a casa anche i suoi tre fratelli rimasti in Africa, un ragazzino di 14 anni e due bambine di 11 e di 6. «Amarà è arrivato qui da capofamiglia - racconta Sonia - con la precisa determinazione di lavorare e di mandare i soldi ai suoi fratelli. Ricongiungersi a loro è il suo progetto di vita». 

Così la famiglia già allargata (Amarà si è aggiunto a un figlio di Giorgio, e a due figli di Luisa) si prepara ad allargarsi ancora. «È la prima volta che un ricongiungimento familiare viene richiesto da italiani - dice la “mamma” - e quindi non ci sono precedenti. Attraverso il servizio sociale internazionale è stata fatta una visita ai fratellini in Africa, noi abbiamo mandato una relazione in cui presentiamo la nostra vita. Adesso aspettiamo».  

Così, forte di questi straordinari testimonial, il servizio Affidi del Comune cerca altre famiglie disponibili ad accogliere i ragazzi. «Lavoriamo in stretto rapporto con l’Unità organizzativa del Comune che si occupa di interventi sugli immigrati - dice la responsabile del Servizio, Laura Purpura -. Sono loro a tenere i contatti con i responsabili delle comunità per minori e a segnalarci i casi più urgenti, in questo momento una decina. La legge stabilisce il termine di due anni per l’affido, ma nel caso dei minori stranieri non accompagnati non è previsto un rientro in famiglia. Così di fatto la presa in carico è fino ai 18 anni, o meglio fino al raggiungimento dell’autonomia». L’assessore alla Cittadinanza solidale del Comune di Palermo, Giuseppe Mattina, sta per lanciare un progetto che si chiama «banca dell’opportunità»: «Dalla palestra alle gite ai doposcuola ai campi di calcetto, ciascuno offra qualcosa - dice - perché l’accoglienza deve essere di tutta la comunità, non solo delle istituzioni»...

(La Stampa Italia)

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