Il diario strappato di Damasco: ricordando padre Dall'Oglio e una Siria senza guerra...




Nell'anniversario della sua scomparsa nel nulla: "Lo ricordo coi miei ricordi personali, con le foto di una Siria felice e buona che non sapeva quel che l'aspettava".



Onofrio Dispenza

Ghassem è ingegnere. Con la sua auto, che è un miracolo su quattro ruote, mi porta a Mar Musa per conoscere padre Dall'Oglio, il suo eremo. Ghassem con l'auto ci lavora solo per arrotondare. Da ingegnere, nella pubblica amministrazione guadagna quanto non basta ad arrivare alla fine di un mese sempre difficile. Ma questo non intacca mai la gioia, Ghassem, come tutti i siriani e le donne siriane, si ficca nella strada che taglia il deserto con un sorriso dolce e intelligente. Primo scatto del giorno in cui incontrai padre Paolo Dall'Oglio. Lo ricordo coi miei ricordi personali, con le foto di una Siria felice e buona che non sapeva quel che l'aspettava.


Ghassem si è perso, di tanto in tanto ai margini di una strada con buona parte della carreggiata coperta dal deserto, un cartello ci indica Baghdad. Qui tutte le strade portano alla capitale dell'Iraq, quasi a volerci dire, anticipare, che tutto è iniziato lì.


Mar Musa è a Nord di Damasco, il viaggio - anche per questo giovane ingegnere che si fa tassista per un giorno e che in un giorno guadagnerà, chissà, più di tre, quattro mensilità -; il viaggio - dicevo - dura un'eternità. Ci siamo lasciati alle spalle una piazza animata di giovani arrivati a Damasco da tutto il mondo e che in un bar trovano il wifi, e tanti altri taxi malmessi ma resi gioiosi dalle mani delle donne. Ci siamo lasciati alle spalle un panificio che sforna in continuazione pizzette profumatissime. Alle spalle il quartiere cattolico, le stradine strette, i giardini traboccanti di fiori. Poi, la periferia, quella che sarebbe diventata campo di battaglia, le caserme dell'esercito di Assad con uomini armati e in borghese a difendere quel che non si può sapere fuori, in questa Siria con eterni Assad e che non sa ancora quanti lutti conoscerà.


Dopo alcune ore, ecco Mar Musa. Alto sulla strada. sembra essere stato lui a dirci di fermarci. E' dello stesso colore delle rocce. Ghassem ha portato da mangiare ma soprattutto diverse bottiglie d'acqua. Erano partite da Damasco ghiaccio vestito di plastica. Ora è preziosissima acqua. Sali verso l'eremo di padre Paolo e pensi che non ce la farai, che non arriverai vivo. Provi ad immaginare quanti gradi, non possono essere meno di 45, cinquanta. E all'improvviso, la terrazza che ti accoglie ti restituisce il respiro. Padre Paolo è al centro di un cechio di ragazze e ragazzi con le facce del mondo. Larghi tendoni coprono il terrazzo. Siamo arrivati che hanno appena finito di mangiare. I ragazzi mettono in ordine, spazzano, puliscono. Poi, a parlare del mondo sbagliato, che qui appare lontano e che presto anche qui si imporrà con il suo orrore.


Poi, la chiesetta, col pavimento coperto dai tappeti, con le pareti a raccontarci la fede che guida Paolo e richiama questi ragazzi. Seduto a pensare e pregare gusti la pace. Paolo e i ragazzi parlano, sorridono e cantano. Li si sente in chiesa, preso da quella La sensazione che ti coglie è che questo fosse eternità. Poi l'ora del ritorno, per non attraversare il deserto col buio e con Ghassem che si perde. Sulla strada del ritorno c'è tempo per fermarsi a Maloula, col suo monastero, con le suore che presto il tempo getterà nel frullatore della guerra. Anche Maloula è una pietra di cristianità incastonata tra le rocce, a cavallo di rocce. Ricordo i bambini che ci accolsero. Mi chiedo quanti ci sono ancora, adulti.


La sera a Damasco. La sera di Damasco, soprattutto suoni, voci e profumi. Mi chiedo cosa si vedrà adesso da quella terrazza. La terrazza della notte, con accanto il nonno della casa che mi accoglie. La sua canottiera bianca e la sigaretta fatta a mano che gli penzola sulle labbra. E parla, guardando con me le auto che sfrecciano sull'anello di asfalto che costeggia il quartiere. Parla. il nonno. Non capisco, ma comprendo la Siria del suo racconto...

(Globalist)

Commenti

Annalisa Roveroni ha detto…
Non nominare Abuna Paolo dicendo queste idiozie. Chiedi alle decine di migliaia di imprigionati uccisi fuggiti all'estero perseguitati dagli Assad. Prima del 2011. La Siria buona e felice! Non capisci . Appunto
Annalisa Roveroni ha detto…
Non nominare Abuna Paolo dicendo queste idiozie. Chiedi alle decine di migliaia di imprigionati uccisi fuggiti all'estero perseguitati dagli Assad. Prima del 2011. La Siria buona e felice! Non capisci . Appunto

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