Delirio razzista contro i profughi di Dorgali: "Questa non è la mia Sardegna"...




Dorgali fino agli anni "50 faceva la fame. Solo il turismo l'ha salvata dalla miseria. "L'accogliere l'altro", ma oggi deve essersene dimenticata.



Claudia Sarritzu

Dorgali è una piccola cittadina della provincia di Nuoro. Ha pochi abitanti ma un territorio vastissimo che comprende le coste basse e sabbiose o a falesia della baia di Cala Gonone nel golfo di Orosei, fino agli altopiani e alle montagne del Supramonte, quelle che cantava De Andrè. E' ricca di acqua, lo dice lo stesso nome: da "sorga", fonte, sorgente. Ci sono stata tante volte in estate. Sinceramente non avrei mai immaginato potesse capitare proprio lì qualcosa del genere. E' stata una terra di emigrazione, di valige di cartone che hanno attraversato mari e subito discriminazioni.

Credo nella memoria, nel non ripetere gli errori, nel principio che non dovremmo mai far subire agli altri quello che abbiamo subito noi. E noi sardi "sputi" dagli stranieri ne abbiamo presi.

Ieri notte è esplosa una bomba contro un centro di prima accoglienza dove dormivano 64 ospiti stranieri e due operatori della Cooperativa "The Others" che gestisce la struttura. Due nigeriani di 23 anni hanno subìto lievi contusioni alle gambe, provocate mentre scendevano dai letti. L'esplosione ha distrutto completamente la porta e provocato ingenti danni a un'ala della struttura. Dorgali fino agli anni "50 faceva la fame. Solo il turismo ha salvato la sua comunità che grazie all'artigianato e alle tradizioni culinarie ora ha un'economia che almeno in estate funziona benissimo. In Barbagia e anche a Dorgali ogni autunno da decenni si ripete una manifestazione molto partecipata sia dagli stessi sardi che dai turisti italiani e non. Si chiama Cortes apertasCortili aperti.

E' una comunità che resiste perché si è aperta agli altri. 

L'Italia e la Sardegna stanno diventando questo: razziste di giorno, "utilizzatori finali" di ragazzine (e ragazzini) di notte e di nascosto. Sono di oggi i numeri raccolti dalle ong che mettono i brividi riferiti al 2016: le vittime di tratta effettivamente censite e inserite in programmi di protezione sono state complessivamente 1.172, di cui 954 donne e 111 bambini e adolescenti, in gran parte femmine (84%). Le vittime under 18 sono soprattutto di nazionalità nigeriana (67%) e rumena (8%), le stesse che vengono "sputate" sui social dai razzisti da tastiera.

E proprio da Nuoro sempre oggi è partita l'indagine sul traffico di essere umani, immigrazione clandestina e prostituzione. Le donne venivano reclutate in Nigeria con l'inganno di una falsa promessa di lavoro e venivano trasportate lungo le coste libiche e rinchiuse in "campi profughi" improvvisati, gestiti dai trafficanti locali, intorno alla città di Sebha, in Libia. Qui rimanevano in condizioni di vita difficilissime, da recluse, anche per alcuni mesi, subendo violenze di ogni tipo, in attesa di essere imbarcate su barconi di fortuna diretti in Italia. Spesso erano rapite e vendute ad altri gruppi e liberate solo dopo il pagamento di un riscatto. Arrivate nell'Isola venivano poi spedite in Italia ma anche Austria, Francia, Belgio, Bulgaria, Germania, Inghilterra.

Questa non è la Sardegna che amo. Che difendo dai turisti indiscipliati, dai cementificatori senza scrupoli. Questa Isola che imita i nostri stessi aguzzini mi fa orrore, Che le persona di buon senso prendano le distanze dai terribili fatti di oggi.

Non accetteremo omertà, se sapete chi sono parlate, denunciate. Fatelo per la vostra dignità. 

In basso riportiamo gli screenshot realizzati da www.youtg.net  

Una carrellata di odio che fa orrore



DALLA PAGINA DI SALVINI FAN CLUB SARDEGNA  



ANCORA NOI CON SALVINI FAN CLUB

(Globalist)

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