Migranti e Ong, azzardi Frontex e ferocia libica...




Un dramma assoluto ed un problema nazionale dietro cui di muovono interessi economici e politici enormi e inconfessabili. Alessandro Fioroni, amico giornalista che di solidarietà si occupa, svela, documenti alla mano, alcune delle bugie dietro la recente campagna contro le Ong ‘complici’ degli scafisti assassini. Studi e documenti, e la moderazione tardiva di Frontex, la cui trasparenza di gestione meriterebbe altre attenzioni.



Polemiche ad ondate, come i flussi dei migranti sul Canale di Sicilia. Pause brevi o poi sbarchi su sbarchi, e soccorsi in mare a ripetizione. Di loro, dei migranti, se non muoiono e in tanti in una volta sola, non si parla quasi più, salvo esaltare i problemi veri che l’Italia affronta per accoglierli per come riesce bene o male a fare.
La polemica più recente aveva quasi in bolli della legalità: magistrati di grande disponibilità video, e Frontex, la quasi polizia di frontiera Ue, a proporre sospetti contro le Ong di soccorso in mare, complici, fu fatto intendere, degli scafisti a favorire il traffico di esseri umani. Polemica cavalcata politicamente, in attesa del secondo turno alle amministrative.
Ma cosa sta accadendo veramente?
Le Ong fiancheggiatrici di organizzazioni criminali?

Basta frottole e montature

di Alessandro Fioroni
I naufragi e i salvataggi continuano, le persone muoiono e le Ong proseguono nella loro opera di ricerca e soccorso in mare. L’Agenzia delle Nazioni Unite per la Migrazione (IOM) riferisce che 73.189 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare almeno fino all’11 giugno 2017, quasi l’85% è arrivato in Italia, la parte restante si è divisa tra Grecia, Cipro e Spagna. La stessa data del 2016 aveva visto 211.433 arrivi in tutta la regione mediterranea. Il conto dei morti purtroppo è giunto a 1.808.
Tutto come sempre? Non proprio.
Nuovi protagonisti
Qualcosa invece cambiando con l’ingresso ufficiale di un nuovo protagonista sullo scacchiere: la marina libica. Riforniti di mezzi dall’Italia, sostenuti economicamente e a livello di addestramento i guardacoste di Tripoli stanno prendendo il controllo delle operazioni, e lo fanno a modo loro e senza troppi complimenti. Il 9 giugno nel Canale di Sicilia si è sfiorato lo scontro con alcune imbarcazioni umanitarie. In acque di ‘search and rescue’, ricerca e soccorso, dove incrociano sia Ong sia militari libici, si è svolto un episodio che potrebbe divenire sempre più frequente.
A quanto sembra, alle imbarcazioni delle Ong che attendevano l’arrivo di alcuni barconi per trarre in salvo i migranti, è stato intimato di allontanarsi dalle “acque libiche” (pare si trattasse di acque solo prossime alla competenza territoriale libica). In più hanno le Ong sono state accusate di essere in contatto con persone a bordo dei gommoni, risultato: 570 migranti riportati indietro.
La condanna al ritorno
Rinchiusi di nuovo nei centri di detenzione, in un paese ormai in preda a bande armate. Sulle condizioni inumane alle quali sono sottoposti i migranti le testimonianze ormai non mancano, compresa la probabile inchiesta della Corte penale internazionale. Ma l’episodio è bastato per riportare indietro anche la polemica e le accuse alle Ong che soccorrono.
Secondo il portavoce della Marina libica, l’ammiraglio Ayob Amr Ghasem: «Sono state rilevate chiamate wireless, una mezz’ora prima dell’individuazione dei barconi, tra organizzazioni internazionali non governative che sostenevano di voler salvare i migranti illegali in prossimità delle acque territoriali libiche. Sembrava che queste Ong aspettassero i barconi per abbordarli».
Sembra, pare, si dice. Sembra che qualcuno non abbia informato i libici che il tenore di queste accuse non è più sostenuto neanche da Frontex, tra le altre cose quasi scomparsa da parecchio tempo dalle zone di ‘search and rescue’.
Frontex, silenzio e pentimento
Il 9 giugno è stato presentato un rapporto della Goldsmiths university di Londra che, dati alla mano, fa giustizia di tutti i rilievi di Frontex, mettendo in luce come le Ong non rappresentino un ‘pull factor’, un elemento di attrazione delle migrazione clandestina. Anzi, lo studio rileva come è grazie alle organizzazioni umanitarie che l’Europa si è potuta sostanzialmente ritrarre dalle operazioni di soccorso.
Il progressivo aumento degli arrivi dal 2016 non è stato provocato dalla presenza delle Ong, dice la Goldsmiths university londine. I numeri sono in linea con le previsioni dell’anno precedente quando le Ong operavano in misura notevolmente minore.
«Gli argomenti contro le Ong ignorano deliberatamente l’acuirsi della crisi economica e politica in molte regioni dell’Africa che è alla base dell’aumento dei viaggi nel 2016 -denuncia uno degli autori dello studio- E le violenze contro i migranti in Libia sono così pesanti che i migranti tentano la fuga in mare con o senza la presenza di navi umanitarie pronte a salvarli».
Consiglio di sicurezza Onu
Analisi confermate dalla relazione finale sulla Libia voluta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il documento del prima giugno scorso denuncia che sovente si spara o si affondano le imbarcazioni migranti gestite dai concorrenti. La relazione rende anche chiaro che dopo l’intercettazione in mare e il ritorno forzato, i migranti vengono “spesso picchiati, derubati e portati in centri di detenzione o in case private e fattorie dove sono sottoposti a stupri e altre violenze sessuali”
Il rapporto Goldsmith smentisce invece che le Ong che operano vicino le coste libiche favoriscano le morti in mare. Per gli autori del rapporto ciò dipende dalle modalità di viaggio enormemente peggiorate dopo lo scoppio del conflitto, mentre la distruzione dei natanti dei trafficanti, non solo non li ha fatti desistere dal lucroso traffico, ma li ha obbligati a utilizzare gommoni fatiscenti con un aumento enorme di rischi per i disperati passeggeri.
La Guardia costiera libica
Sempre dallo studio britannico, proprio nelle modalità violente della Guardia costiera libica, è stato individuato un grande fattore di rischio di vita per i migranti. A questo proposito le cronache sono ormai piene di episodi, documentati anche in video, di ribaltamento dei barconi a seguito dell’intervento della marina libica.
«La nostra analisi -ha affermato il ricercatore Charles Heller- dimostra che il tasso di mortalità dei migranti è costantemente diminuito nei periodi in cui operano le navi delle Ong ed è invece aumentato in loro assenza».
«Se questa campagna di discredito contro le Ong riuscisse a diminuire o a bloccare le loro attività – ha proseguito Heller -, ci sarebbe un rischio reale che moltissimi migranti che attraversano il Mediterraneo possano perdere la vita, esattamente come accadde nel 2014 alla fine dell’operazione Mare nostrum»...

(RemoContro)

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