Al Baghdadi è vivo o morto? I perché del sì e del no...




L'ennesimo annuncio, dato questa volta dal Ministero della Difesa russo, qualche riflessione in più la impone



Diego Minuti

A dare credito alle tante notizie che in questi anni ''certificavano'' l'avvenuta uccisione di Abubakr al Baghdadi, ci sarebbe da credere che il Califfo nero sia veramente il prediletto di Allah. Non si spiegherebbe, altrimenti, il fatto che sia sfuggito ad attacchi ed attentati che, pare, non l'hanno invece nemmeno ferito o sfiorato.
Ma l'ennesimo annuncio, dato questa volta dal Ministero della Difesa russo, qualche riflessione in più la impone, e non solo per l'attendibilità della fonte, notoriamente restia a spiegare al mondo quale sia la reale portata delle sue missioni.
Secondo un comunicato, al Baghdadi sarebbe stato ucciso il 28 maggio scorso vicino Raqqa da un attacco portato da cacciabombardieri Sukhoi 34 e Sukhoi 35 (levatisi in volo dalla base russa di Latakia, in Siria), forse utilizzando missili As-14 Kedge, dopo che era stata acquisita la notizia che il califfo sarebbe stato presente ad un incontro al massimo livello militare dell'Isis
Il bilancio dell'attacco dal cielo sarebbe stato, per il bersaglio, letteralmente devastante perché, oltre ad al Baghdadi, sarebbero rimasti uccisi almeno tre dei massimi esponenti della struttura militare, una trentina di quadri intermedi e circa 300 miliziani usati come guardie del corpo.
Un'operazione dall'esito forse superiore alle speranze e che, quindi, impone qualche interrogativo. Il primo e più scontato dei quali è il perché della presenza di al Baghdadi in quella che aveva tutta l'aria d'essere una riunione tra ''militari'' e che, questo almeno è trapelato, non si sarebbe dovuta occupare di operazioni sul campo o controffensive, ma del piano per sganciare i miliziani da teatri di guerra non più difendibili. Quindi una riunione che logica vuole fosse riservata all'apparato logistico e non anche al capo supremo, da anni in cima alla lista dei target da eliminare a tutti i costi.
Altra considerazione: i manuali non scritti dello spionaggio sostengono che tanto più alto è il numero delle persone che partecipano ad una riunione segreta, tanto più probabile è che la notizia trapeli e giunga ad orecchie (humint? elint?, cioè servendosi di uomini o di tecnologia) attentissime ad ogni minimo segnale o indizio. Facendo due conti, tra vertici, quadri e miliziani ed autisti, nella casa (forse si trattava di una struttura industriale o di un compound) di un sobborgo che si trova nella parte sud di Raqqa e nelle sue vicinanze c'erano non meno di 350 persone. Un numero ben difficile da nascondere o camuffare. Ed in proposito occorre tenere in considerazione un altro elemento, che è quello della rete di informatori che la coalizione anti-Isis ha steso da tempo sul territorio e che fornisce gli elementi di base per gli attacchi affidati agli aerei, siano essi a guida umana o a distanza. Un ruolo, quello della spia sul campo, pericolosissimo e che un tempo si sostanziava nel ''puntatore'', cioè di chi forniva informazioni direttamente e personalmente acquisite, guidando così gli attacchi, nel senso che forniva le notizie che fissavano il luogo fisico dei bersagli.
Poi, una riunione come quella che si sarebbe svolta a Raqqa contravviene ad un'altra prescrizione dell'abbecedario del ''Perfetto bersaglio che tale non vuole essere'': mai concentrare in uno stesso spazio fisico troppe persone importanti. Quali al Baghdadi, i suoi luogotenenti e i comandanti dei battaglioni dispiegati sul campo. Una cautela elementare per evitare che, come una palla che piomba sui birilli, un solo razzo possa decapitare una struttura.
La riunione si sarebbe svolta alla vigilia dell'inizio del mese sacro (per gli islamici) di Ramadan, cui, quest'anno, per la prima volta al Baghdadi ha fatto mancare il tradizionale indirizzo audio ai suoi miliziani. Cosa che, da sola, non significherebbe niente se non fosse che da almeno tre-quattro mesi il Califfo nero tace, non si sa se perché, come si potrebbe sospettare, sta guarendo dalle ferite subite in un altro attentato o perché le difficoltà evidenti della guerra non gli danno granché di argomenti da celebrare, come suo solito.
Sulla notizia della morte di al Baghdadi da Mosca giunge la voce prudente del ministro degli Esteri, Lavrov, che dice che non ci sono conferme. Una dinamica singolare, a ben guardare, con una campana (il Ministero della Difesa) a dare una notizia, sia pure tra mille cautele, ed un'altra (il Ministero degli Esteri) ha cercare di mettere la sordina. Ed il bello è che la torre campanaria è la stessa...

(Globalist)

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