L'osceno cinismo politico di fronte all'Olocausto dei migranti...




Di fronte alla morte in mare di decine di disperati c'è chi si preoccupa della pulizia della stazione di Milano




Onofrio Dispenza

"Lei ha mai visto un bambino che affoga?". "E lei ha mai visto la stazione Centrale di Milano"? Punti di vista raccolti in mattinata, in tv, ad Agorà su Raitre. Del bambino che affoga parlava Andrea Iacomini, portavoce di Unicef. il titolare dell'indecorosa risposta lo taccio.
L'altra notte ho sognato di essere dentro la smisurata tromba dell'ascensore di un grattacielo. Nel vuoto, un attimo prima di precipitare nel buio profondo, dopo aver tentato invano di aggrapparmi ad una fune. Ecco, questo nostro passaggio della Storia, per il livello del confronto su temi altamente drammatici, mi fa pensare proprio a quel senso di vuoto angosciante del mio sogno. Attorno alla tragedia di drammatiche migrazioni di uomini, donne e bambini che hanno il colore dell'Olocausto, si stanno dicendo cose oscene, impastate di tornaconto politico di bassa lega e condite da un maleodorante cinismo. C'è davvero un'ombra colore del piombo che attraversa, oltre ai cuori, le menti di una parte dell'umanità. Che sembra voler vivere una di quelle gare all'ultimo sangue che di tanto in tanto tornano nella ricostruzione cinematografica di pellicole apocalittiche, con una graduale, lenta e inesorabile battaglia alla vita, fino al deserto.
A fronte di questo deserto che copre lentamente sentimenti, pensieri e confronti, raccontiamo una piccola, tragica storia, la fine di un ragazzo che dal Sud del mondo provava a ricominciare imbarcandosi come tanti altri per attraversare il Mediterraneo. Durante il viaggio uno dei trafficanti chiede al ragazzo di dargli il cappellino di baseball che ha in testa. Il ragazzo si rifiuta, il trafficante senza pensarci due volte estrae una pistola e gli spara a bruciapelo. Gli toglie la vita e il cappellino. 
Adesso, il cadavere del ragazzo è sulla nave Phoenix della ong Moas che sta portando a Catania 394 persone soccorse su tre natanti. Sul ponte della nave, chiuso in un sacco c'è lui, il ragazzo del cappellino. La storia è stata affidata ai soccorritori da testimoni compagni di viaggio del ragazzo. E Regina Catrambone, fondatrice del Moas insieme al marito Christopher, l'ha raccontata a 'Restate Scomodi', l'appuntamento pomeridiano di Radio 1 Rai. Ma che importa del ragazzo morto per difendere il suo cappellino di baseball, quel che vale è fare pulizia attorno alla stazione centrale di Milano...

(Globalist)

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