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@##Isis si sgretola, Guardian racconta “esodo Foreign Fighters”...






 (askanews) – Un gran numero di combattenti stranieri stanno abbandonando lo stato islamico (Isis) e tentano di entrare in Turchia; con loro almeno due cittadini britannici e uno statunitense che partecipano ad un esodo che starebbe fiaccando le file del gruppo terroristico. E’ quanto scrive il Guardian, che pubblica oggi un inchiesta su una vicenda che sembra segnare l’approssimarsi della fine del Califfato di Abu Bakr al Baghdadi proclamatosi nell’estate del 2014.
Il quotidiano, citando più fonti, svela i nomi di tre presunti Foreign Fighters che “la settimana scorsa si sono consegnati alle guardie di confine turco dopo due anni passati in aree controllate dall’Isis”. Si tratta di Stefan Aristidou, da Enfield località a nord di Londra, sua moglie britannica e Kary Paul Kleman, un americano dello stato di Florida.
Non solo ma il giornale afferma che nelle ultime settimane “decine di altri stranieri”, sarebbero stati ripresi dai jihadisti mentre tentavano di fuggire dalla Siria attraverso la frontiera con la Turchia: “Alcuni – non si sa quanti – si pensa siano riusciti ad evadere la cattura” riuscendo ad oltreppassare il confine.
Aristidou, sulla ventina di anni, si è consegnato a Kilis nella Turchia meridionale insieme a sua moglie britannica originaria del Bangladesh e Kleman, 46anni. L’americano era arrivato al confine con una Moglie siriana e due donne egiziane, i cui mariti erano stati uccisi in Siria o in Iraq, come hanno dichiarato al Guardian funzionari turchi. I tre avrebbero ammesso alla polizia turca di essere stati nella capitale dell’Isis Raqqa prima di trasferirsi nella città di al Bab, bastione del califfato nel nord della Siria conquistata dai ribelli siriani sostenuti da Ankara.
Contattata dal Guardian, una portavoce del ministero degli Esteri del Regno Unito ha detto: “Siamo in contatto con le autorità turche dopo la detenzione di un uomo britannico sul confine tra Turchia e Siria”. Le autorità turche hanno rilasciato la donna britannica, mentre gli altri due rischiano pene tra sette anni e mezzo e 15 di detenzione, come prevede la legge in Turchia. Il britannico potrebbe anche essere estradato in Gran Bretagna dove rischia la prigione a vita come prevede una legge antiterrorismo per chi ha commesso crimini.
Fonti all’interno di Isis hanno confermato al giornale inglese che “i ranghi del gruppo in Siria si sono rapidamente ridotti” dopo la recente offensiva terrestre lanciata dalle forze curde su Raqqa e Tabqa (roccaforte Isis a 50 chilometri a ovest di Raqqa) dove i combattenti stranieri “sono stati estesamente schierati”.
Da parte loro funzionari turchi ed europei riferiscono di “un numero crescente” di Foreign Fighters che si erano uniti al Califfato nel 2013 “hanno contattato le loro ambasciate chiedendo di tornare” nei loro Paesi di origine. Si teme che altri combattenti stranieri “più ideologicamente impegnati” siano intenzionati ad approfittare dell’esodo per infiltrarsi in Turchia per poi andare verso l’Europa per compiere attacchi terroristici.
Tra questi, secondo il Guardian, le intelligence occidentali credono, “ci sono importanti elementi dell’ala che si occupa di operazioni estere del gruppo”. Il giornale riferisce in particolare di combattenti provenienti da Gran Bretagna, Francia e Belgio, nonché l’Australia. La polizia turca afferma di aver eseguito una serie di arresti all’inizio di quest’anno, aggiungendo che hanno interrotto percorsi di contrabbando ben consolidati, alcuni attraverso la Grecia e altri attraverso la Bulgaria. Tuttavia, funzionari d’intelligence nella regione ritengono che alcuni di questi percorsi rimangano ancora validi nonostante gli sforzi per chiuderli, come scrive ancora il giornale.
“L’Europa deve mantenere la sua protezione”, ha affermato Shiraz Maher, vice direttore del Centro Internazionale per lo Studio dell’estremismo radicale dell’università londinese di King’s College. “La minaccia probabilmente diventerà più acuta nei prossimi mesi e negli anni, mentre le pressioni sullo Stato Islamico si intensificheranno”, ha aggiunto.
Per Masrour Barzani, capo della sicurezza nel governo regionale del Kurdistan iracheno “la natura della lotta contro l’Isis si trasformerà in una guerra di intelligence. Sconfiggere l’Isis militarmente li priva di territorio e impedisce loro di attrarre e reclutare combattenti stranieri. Ciò, a sua volta, scoraggia i combattenti stranieri a rimanere nel cosiddetto Stato islamico e alla fine tentano di fuggire o di arrendersi. Tuttavia, la minaccia che i combattenti stranieri possono ancora portare a ritornare nei loro paesi non devono essere sottovalutati”...

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