Aboud e Soha, dall'orrore alla speranza: fuggiti dalla Siria accolti in famiglia a Modica...




Galeotto fu il battesimo. Una vita segnata dalla guerra, rinata in Sicilia, essenza di incontri.



Onofrio Dispenza

Ci sono piccole storie che ti fanno pensare ad un fiammifero che si accende in una di quelle notti che ti riempiono di ansia. Quando la luce, seppure piccola, sa scacciare gli incubi, accompagnarti al nuovo giorno. Piccole grandi storie come quella di Aboud e Soha che incontrano Angelo e Mariagrazia con i loro Peppe, Diletta e Letizia.

Piccolo grande incontro trovato sfogliando le pagine palermitane di Repubblica. Si, perché lo spazio di questa storia è la Sicilia, essenza di incontri. "La nostra città era stupenda, adesso è un grande buco...". Aboud e Soha raccontano la loro Damasco, città di splendori condannata alla distruzione, città della magnificenza dei segni della vita dirottata a quelli cupi e acri della morte. Anche questi, incontri. Un po' come per la Sicilia che li ha accolti, isola dipinta coi segni contrastanti della vita e della morte violenta. Del resto il potere che terrorizza, il terrore dell'Isis e quello di un potere come la mafia hanno tanti punti di incontro. Ecco, tornano gli incontri.
Ma andiamo alla storia di Aboud e Soha. La loro vita cambia in un normale giorno di guerra e di morte. I loro due bambini, Anton e Maichel sono sul balcone, un colpo di mortaio li uccide. Il viso di quelle due piccole vite, nella foto che la coppia ha portato stretta al cuore lasciandosi alle spalle Damasco. Con loro, Angelo, il figlio nato due anni fa, che sutura la ferita del lutto. E' a Damasco, in una missione umanitaria, che la coppia conosce un parroco siciliano, Corrado Lorefice. Passa il tempo, Damasco diventa quel grande buco visto in tv, Sant'Egidio inaugura i "corridoi della pace", la coppia di Damasco riesce ad arrivare in Sicilia, dapprima con un visto turistico. Incontrano nuovamente quel parroco che nel frattempo Papa Francesco ha voluto a capo della Chiesa siciliana. E' lui che chiede ad Angelo, ispettore di polizia, di battezzare il piccolo Angelo di Aboud e Soha, scappati da Damasco. Galeotto fu il battesimo...La vita della coppia fuggita da Damasco con il loro Angelo a Modica incontra quella della famiglia di Angelo e Mariagrazia con i loro tre figli: Peppe, Diletta e Letizia. Aboud a Damasco faceva il parrucchiere, e qui, lentamente, recupera il mestiere. La moglie, operatrice sociale. Le due famiglie, insieme, hanno dato un passo diverso e gioioso alla loro nuova vita, nella stessa casa. Ogni pranzo è una festa: chi raccoglie il basilico in giardino, chi è ai fornelli, chi apparecchia. La lingua non è un problema: gli uni cominciano a capire gli altri, e alle strette si ricorre all'arma comune dei gesti. Le mani, in Sicilia come a Damasco sono la lingua segreta per capirsi negli incontri. Funziona, e disegna il sorriso oltre che tracciare il futuro...

(Globalist)

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