Frullato Medio Oriente: le guerre interne ai paesi in guerra...




Ankara minaccia di cacciare gli americani da Incirlik. La Russia ha cominciato a ritirare una parte delle sue truppe dalla Siria perché costano. La Turchia in pieno caos, destabilizzata dalla repressione di massa, dal riemergere della questione curda. L’Iran diviso tra riformatori e conservatori. Israele in attesa di Trump che con l’espansione delle colonie imbarazza il mondo.


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Frullato Medio oriente, come da titolo.Tanti protagonisti, un unico pasticcio. Le più recenti e preoccupanti novità.
1. Ankara minaccia di cacciare gli americani da Incirlik.
2. Mosca ha cominciato a ritirare una parte delle sue truppe dalla Siria perchè costano. La Russia resta una potenza povera le cui casse sono vuote e la cui economia non è molto più forte di quella della Spagna.
3. La Turchia in pieno caos, destabilizzata dalla repressione di massa, dal riemergere della questione curda, dalla crisi della sua economia e dagli attentati islamisti sempre più sanguinari.
4. L’Iran diviso tra riformatori e conservatori non riesce ad attirare i capitali esteri di cui avrebbe bisogno.
5. Israele in attesa di Trump che con l’espansione delle colonie imbarazza il mondo e aumenta il suo isolamento armato.
Incirlik
La base aerea turca di Incirlik, ai confini con Siria, Iraq e Iran, fin dalla Guerra Fredda roccaforte della presenza statunitense in Turchia. Nel pressing della Turchia su Washington per ottenere appoggio militare nell’operazione nel nord della Siria contro i curdi-siriani e lo Stato Islamico torna in ballo la cessione agli Stati Uniti della base aerea di Incirlik, fin dalla Guerra Fredda baluardo della presenza statunitense in Turchia.
Più volte e a più voci la Turchia ha definito “insufficiente” il sostegno ricevuto nella sua lotta nel nord della Siria nell’operazione ‘Scudo dell’Eufrate’, ufficialmente contro Isis, concretamente mirata contro le formazioni curdo-siriane. Pesa il supporto di Washington ai curdi-siriani del Pyd.
«Gli Stati Uniti sono per noi un alleato molto importante. Cooperiamo in ogni ambito. Ma al momento il rapporto di fiducia è in crisi», aveva dichiarato il ministro degli Esteri turco Cavusoglu.
Tre criticità sull’alleanza tra Washington ed Ankara.
Genericamente, il mancato sostegno aereo Usa all’offensiva delle forze armate turche per strappare al-Bab, nel nord della Siria, al gruppo jihadista. Di fatto, il problema vero las “promessa non mantenuta dagli Usa”, (versione di Ankara) sul ritiro delle Unità di Protezione del Popolo (YPG, la milizia curda siriana che difese Kobane dall’Isis che il governo turco considera alla stregua di un’organizzazione terroristica), nel nord della Siria.
Poi, l’estradizione del predicatore Fethullah Gulen , ritenuto da Ankara la mente del fallito golpe dello scorso 15 luglio e il colpevole du tutto, che attualmente vive in esilio in Pennsylvania.
Stati Uniti, Russia e i favori turchi
John Dorrian, portavoce della Coalizione a guida Usa, evita polemiche e frena. «La coalizione fa affidamento su Incirlik per attività di intelligence, ricognizione e sorveglianza, oltre che come punto di partenza per i raid aerei contro l’Isis». Difficile per la Turchia tirarsi indietro.
Gravi perdite turche nel settore di al-Babm -l’accusa di Ankara a Washington per i manbcati raid aerei- e in appoggio sono intervenuti invece i velivoli russi con base in Siria e, indiscrezioni, anche unità di forze speciali inviate da Mosca.
La crisi tra Ankara e Washington dove è in corso una difficile transizione tra le amministrazioni Obama e Trump, sembra contribuire quindi a rinvigorire l’alleanza tra Erdogan e Putin allontanando sempre di più la Turchia dalla Nato e dagli alleati occidentali. Ma la Russia ha cominciato a ritirare una parte delle sue truppe dalla Siria. Lo ha dichiarato Valery Gerasimov, il capo delle forze armate di Mosca. Una prima portaerei è stata richiamata in patria.
L’asse Russia, Iran e Turchia
Su richiesta di Mosca, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha espresso la sua soddisfazione, col trionfo stampa di Vladimir Putin, il naufragio delle diplomazie occidentali. Un nuovo ordine mondiale? L’analista francese Bernard Guetta non la pensa così. Russia, Iran e Turchia, «non è un vero asse, perché i paesi che lo compongono non hanno gli stessi obiettivi».
1. La Russia cerca un compromesso miracoloso per non impantanarsi in Siria facendo tacere le armi, almeno per qualche anno.
2. La Turchia vuole reprimere le ambizioni indipendentiste dei curdi siriani per impedire che i curdi turchi si facciano venire strane idee, ma il governo turco non può schierarsi apertamente con il regime siriano e contro i ribelli, sunniti come i turchi e sostenuti dall’opinione pubblica interna.
3. Mentre Teheran vorrebbe che non cambiasse nulla a Damasco perché il clan Assad è un prezioso alleato nella sua avanzata in terra araba che dura ormai da quarant’anni...

(RemoContro)

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