Chi lo ha eletto sto presidente americano? Putin?...




Spie e cattiverie. Intelligence Usa: «Putin ordinò di influenzare il voto». Trump: «Nessun effetto sul risultato». Secondo il rapporto degli 007 americani la Russia puntava ad aiutare il candidato repubblicano screditando la concorrente Clinton con operazioni di hackeraggio contro i democratici durante le elezioni. La battaglia di opposizione dei Dem nel dopo Obama.



Le tante/troppe agenzie d’intelligence americane hanno diffuso la versione non classificata del rapporto sugli attacchi hacker durante le elezioni presidenziali americane.
«Affermiamo con molta sicurezza che il presidente russo, Vladimir Puntin, ha ordinato una campagna d’influenza sulle elezioni, afferma il rapporto. Gli obiettivi della Russia erano di minare la fiducia pubblica nel processo democratico statunitense, denigrare la segretaria Clinton (la candidata democratica, Hillary Clinton) e danneggiare la sua eleggibilità e potenziale presidenza. Affermiamo inoltre che Putin e il governo russo avessero sviluppato una chiara preferenza per il presidente eletto Trump», si legge nel documento diffuso dai media Usa.
Tre le ‘agenzie’ in campo a sostenere la tesi esposta in più occasioni dal presidente uscente Obama. Il coinvolgimento diretto della Russia contro Clinton e a favore di Trump, dicono Cia ed Fbi, più prodente la Nsa, il grande orecchio sul mondo, che si limita a parlare di ‘tifoseria’ pro Donald e anti Hillary. Inoltre, secondo il rapporto “l’approccio di Mosca si è evoluto nel corso della campagna sulla base della comprensione della Russia delle prospettive elettorali dei due candidati principali. «Quando a Mosca è parso che la segretaria Clinton avrebbe probabilmente vinto le elezioni, la campagna d’influenza russa ha iniziato a concentrarsi di più sul minarne le futura presidenza».

L’atto di accusa è firmato dal direttore della National Intelligence James Clapper. Quando i particolari sulle accuse a Putin sono stati resi pubblici era in corsov l’incontro di ‘The Donald’ col capo della Cia John Brennan e al direttore del Fbi James Comey. «Un incontro costruttivo», liquida Trump dopo un’ora e mezzo di colloqui, gettando acqua sul fuoco di una polemica che considera un attacco cobntro di lui e non contro Putin, che ne esce come il vero Superman planetario. Linea del prossimo presidente Usa, «gli hackeraggi non hanno avuto alcun impatto sulle elezioni», e una sorta di ‘così fan tutti’, rispetto a generici cyber-attacchi di «Russia, Cina, altri paesi e gruppi».
Così fan tutti, così facciamo anche noi, è il sottinteso. Questione di farlo bene, con efficacia, o male.
Cia e compagnia spiando, parlano di “alto grado di fiducia” si quanto affermano. Fiducia loro. E parlano di nuove elaborate strategie del Cremlino. «Operazioni ‘coperte’, segrete, come i cyber-attacchi, e operazioni a volto scoperto da parte di agenzie governative russe, media finanziati da Mosca, intermediari di terze parti -Wikileaks è in ‘non detto’- e attività a pagamento di troll». Distrurbatori e provocatori internet arruolati dal post Kgb? Non convince ma tanto basta per dare il via a una nuova guerra fredda “digitale” e per mettere in difficoltà Donald Trump, la sua dichiarata amicizia con Putin.
«È una caccia alle streghe», aveva detto il nuovo presidente al New York Times un paio d’ore prima dell’incontro con i capi dell’Intelligence.
E adesso scopre, senza più dubbi possibili, di essere lui la strega...

(RemoContro)

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