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I retroscena dello strano sequestro #Zanotti svelati da #Sputnik...




Si infittisce il mistero sulla scomparsa dell’imprenditore italiano Sergio Zanotti, 56 anni, sequestrato in Siria da un gruppo di sedicenti terroristi e del quale si sa quasi nulla. Sputnik Italia pubblica una copia della conversazione via Facebook, tra tale Almed Medi e l’agenzia di notizia russa News Front, che di fatto ha reso pubblica la vicenda. Una storia sempre più confusa in cui i sospetti, invece di diradarsi aumentano.



Un italiano in viaggio in Turchia finito non si sa come in Siria e rapito da non si sa chi, e la notizia del suo sequestro diffusa sul web da una agenzia di stampa russa, News Front, quando in Italia nessuno sapeva nulla di lui. Stranezza dopo stranezza, il video è stato ricevuto da News Front il 22 novembre e pubblicato immediatamente, ma la notizia sui media italiani è stata pubblicata soltanto una settimana dopo, il 29 novembre, 15 giorni dopo la registrazione. Tutto strano, in questa vicenda.
Attraverso l’agenzia stampa russa Sputnik che pubblica anche in Italiano, andiamo alle origini della notizia, chi per primo ha svelato al mondo il presunto sequestro. Il video messo in rete da News Front è datato 15 novembre (così c’è scritto sul foglio di carta che regge in mano il Zanotti) ed il sequestrato dichiara di essere in ostaggio da sette mesi.
Dopo aver ricevuto la conferma della pubblicazione, alla domanda su cosa debba fare il governo italiano per contattare i sequestratori e che cosa chiedano questi ultimi, Almed Medi -in precedenza col nome di Abu Jihad, responsabile dei prigionieri europei- taglia corto: «Il governo italiano ci troverà. Il vostro dovere è solo pubblicare il video».
Video, lascia intendere l’interlocutore siriano, a cui potrebbe seguirne un altro, ma di ben più macabra natura: «Probabilmente vedremo presto un altro video senza la sua testa». Mercante in fiera a sollecitare il pagamento? Beninteso -aggiunge infatti Sputnik- qualora il governo italiano non faccia nulla per liberare l’ostaggio.
Nella conversazione non si accenna ad un eventuale riscatto, ed anzi, Abu Jihad dichiara di aver diffuso questo video perchè desidera «aiutare questa persona», lasciando intendere a News Front di non aver bisogno di nessun compenso in denaro, anche se -precisazione decisamente equivoca- «I media solitamente per questi video pagano 100mila euro».
Sputnik Italia
Sputnik Italia ha raggiunto Konstantin Knyrik, direttore di Newsfront, per chiedere un resoconto della situazione, che -come abbiamo visto- rimane decisamente nebulosa.
D. Può ripercorrere con noi tutte le tappe che hanno portato alla pubblicazione del video?
R. Il video lo abbiamo ricevuto dai jihaidisti il 22 novembre, ma non lo abbiamo pubblicato subito. Prima abbiamo verificato il soggetto in questione, ed appurato che i suoi profili sui social network non erano attivi dalla scorsa primavera, cioè da quando risultava scomparso. Poi abbiamo verificato con colleghi italiani la veridicità del video e che le informazioni che ci hanno trasmesso effettivamente riguardassero un cittadino italiano: passaporto e lingua in cui parlava. Infine, dopo aver appurato in questo modo l’autenticità del video e capendo che potevamo davvero aiutare la persona sequestrata, abbiamo pubblicato il video sul nostro canale Youtube e su tutte le versioni multilingue del nostro sito. Contestualmente abbiamo inviato via mail tutto il materiale che abbiamo ricevuto dai jihaidisti al Ministero degli Esteri italiano, per far si che potessero avere un quadro completo della situazione e comprendere anche la psicologia del presunto jihaidista.
Da giornalista, come spiega il fatto che in Italia di questa situazione si sia iniziato a parlare solo una settimana dopo?
Mi sembra molto strano, perché siccome si tratta di un cittadino italiano doveva essere nell’interesse del governo italiano fare subito qualcosa per salvarlo. Invece, monitorando i media italiani, ci siamo accorti che sull’agenzia di notizie ANSA il primo articolo è apparso soltanto il 28 novembre e poi, il giorno dopo, la notizia è stata ripresa anche da altre testate. Il mio sospetto è che all’inizio, vedendo la provenienza del video, abbiano in qualche modo fatto finta di niente, pensando che se non c’è informazione, non c’è neanche il problema.
Come giustifica questo sospetto?
Il video è apparso sul nostro canale di Youtube e sui siti del nostro portale il 22 novembre. Il 26 novembre, quindi quattro giorni dopo e di sabato, abbiamo registrato un incremento delle visualizzazioni soprattutto nelle versioni in inglese e spagnolo con accessi dall’Italia. Evidentemente il video si è diffuso anche sui social network ed il 28 novembre, quindi lunedì, la notizia è stata ripresa dall’Ansa e dagli altri giornali italiani.
Nella conversazione i jihaidisti hanno promesso di inviarvi altri video dopo aver visto la pubblicazione di quello di Zanotti: vi hanno più scritto?
No e noi non abbiamo più possibilità di entrare in contatto con la persona che ci ha segnalato il video, perché facebook -che normalmente è abbastanza leale con i jihaidisti- ha provveduto a bloccare il suo account. Al momento il sequestro di Sergio Zanotti non ha avuto nessuna rivendicazione ufficiale nè sono pervenute richieste di riscatto...
(RemoContro)

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