I bambini di Aleppo non piangono più...






Nell'inferno di Aleppo i bambini non riescono nemmeno più a piangere. Tutina gialla sporca di polvere, riccioli arruffati, un rivolo di sangue rappreso sulla fronte, Ayah ha forse 3 o 4 anni. Sta seduto - lo sguardo fisso e assieme sperduto - su una specie di barella nell'ultimo ospedale rimasto in piedi nella città martire siriana. Una donna in chador nero gli si avvicina, lo accarezza: "stai bene, Ayah, amore mio?". La voce è lamentosa, piena di strazio. Il bimbetto la guarda senza quasi emozione. Si vede che è intimidito e impaurito. Ma non parla. E non piange. Muove le manine, si torce le dita ma non dice niente e non esprime più niente.
Um Fatima, la donna in nero, è l'unica sopravvissuta di tre famiglie. A un certo punto si gira verso la videocamera e il suo volto è semplicemente agghiacciante. Pallido, anzi cereo. E pieno di sangue. Piange, riprende a lamentarsi. "Stavamo dormendo. Non so con che cosa ci abbia colpito Assad. Tutti i miei bambini sono andati via".
Um Fatima cammina nella stanza. Esce in corridoio. Si imbatte in un suo vicino, Mahmoud. Un ragazzino con un cappellino di lana che abitava sopra di lei. Anche lui piange. Lo strazio non è finito perché Mahmoud tiene tra le braccia un neonato. E' il suo fratellino, Ishmael Mohammed, di un mese. Non vediamo il suo volto. La voce fuori campo dice che che è l'unico calmo in questo luogo senza pace e senza speranza. Ma è la calma della morte. Ishmael è soffocato tra le macerie. E il fratello non riesce a lasciare andare il suo corpo. Continua a stringerlo fra le braccia.
Ora Um Fatima tiene in braccio il bimbo in tutina gialla che è sempre più triste. Accanto a lei si siede Mahmoud col fagottino senza vita avvolto in un panno bianco. "Non piangere", cerca di consolarla. "Non sono morti invano". Arrivano altri due bambini, fratellino e sorellina. Occhi spaventati, labbra mute. Un'infermiera li porta di stanza in stanza, lungo un corridoio insaguinato, alla ricerca della mamma. Il papà lo hanno lasciato fra le macerie.
Poi la donna in nero alza un lembo di una coperta. Sotto c'e' un corpo senza vita. Ciò che più temeva si è avverato. Anche la figlia è morta. Piange, si dispera. "Perché mi hai lasciato? Eri la mia roccia...".
In un'altra stanza i due fratellini aspettano e sperano di ritrovare la madre. Seduti su una barella piena di polvere, poggiano la testa alla parete. E non piangono.
Il video, diffuso da Channel 4 News, è stato girato da Wa'ad Al Kateab, che è tra le 50mila persone ancora intrappolate nella parte est di Aleppo assieme al marito medico e la figlioletta di 11 mesi.
di Cristina Stillitano

(News Republic)

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