Arabia Saudita, la grande sconfitta nelle guerre in Medio Oriente...




Gilles Kepel, apprezzato studioso francese di Islam e Medio Oriente guarda lontano per capire ciò che accade in casa. Lontano, la monarchia saudita che non riesce a riformarsi, il sunnismo che rischia di frantumarsi. In casa, per lui la Francia, un ‘islamo-gauchismo’, così lo definisce, su cui sarà utile riflettere.
I brani più significativi delle interviste a Giles Kepel su Le Figaro, dal magazine L’Obs, riprese da La Stampa e Repubblica.



«I cambiamenti in corso nella sponda Sud del Mediterraneo, un terremoto dai cui effetti non è e non resterà immune l’Europa».
«Il grande dramma del Medio Oriente è la frammentazione del sunnismo attraverso l’agenda dei Fratelli Musulmani, il crollo del petrolio, il nazionalismo curdo, la nuova alterigia americana verso i sauditi dovuta allo shale oil. Ma attenzione, sebbene i sunniti stiano perdendo, la massa demografica a lungo termine è sunnita».
Gilles Kepel
Gilles Kepel, rispettato studioso francese di Islam e Medio Oriente, Prova a capire e a spiegare ciò che sta piombando sul mondo da quel sud del Mediterraneo che è ormai esploso col terrorismo anche in casa nostra. Kepel guarda lontano per capire ciò che accade in casa.
Lontano, la monarchia saudita che non riesce a riformarsi, il sunnismo che rischia di frantumarsi. In casa, per lui la Francia, un ‘islamo-gauchismo’, così lo definisce, su cui sarà utile riflettere anche in Italia.
Follia Medio Oriente
«Quanto accaduto negli ultimi anni in Medio Oriente ha portato alla ribalta il confronto tra sunniti e sciiti a un livello tale da superare quello tradizionale tra Israele e mondo arabo musulmano. Nel mio recente viaggio in Israele sono stato al confine con la Siria, 40 km rimasti finora stabili. Oggi lì esistono tre frontiere: a Nord ci sono l’esercito di Damasco e Hezbollah, al centro c’è Al Nusra, ossia Al Qaeda, al Sud c’è Daesh. Sono tutti in guerra tra loro e nessuno attacca Israele, che di tanto in tanto apre le porte ai feriti anche per avere informazioni».
Sunniti sciiti
«Finora la geopolitica sciita nella regione si era mossa sull’asse Teheran, Baghdad, il Barhein e poi Damasco, con un po’ di appoggio dei russi che non avevano altra scelta. Dall’altra parte c’era il blocco sunnita, ossia gli arabi più la Turchia dei Fratelli Musulmani. Dopo le distruzioni arabe, come chiamo io le rivolte del 2011, questo secondo blocco si è andato sfaldando sotto la spinta dei Fratelli Musulmani, allora vincenti in Turchia, in Qatar, nell’Egitto di Morsi, in Tunisia e in parte nella Libia di Belhaj».
I Fratelli Musulmani
«Quando i Fratelli musulmani sono crollati in Egitto e sono retrocessi in Tunisia, dove, come nel Marocco di Benkirane, hanno capito di non poter fare a meno della borghesia laica e francesizzata, il Nord Africa ha preso una strada diversa da quella mediorientale.
Da una parte marocchini e i tunisini e dall’altra turchi, qatarini e gli esuli egiziani che in Europa, soprattutto in Francia, stanno portando avanti una forte offensiva culturale sui giovani».
Iran espansionista?
«I neo-con americani, ossessionati dalla responsabilità saudita nell’11 settembre, hanno sostenuto gli sciiti in Iraq spostando l’equilibrio nel campo sciita. È stato il primo colpo alla potenza sunnita, dono involontario dei neo-con alla loro nemesi iraniana.
La sconfitta della rivolta sunnita in Iraq non è dipesa tanto dall’intervento militare della coalizione quanto dalla pressione delle masse sciite appoggiate da Hezbollah che ora, dopo aver lasciato ai sunniti le zone senza petrolio, controllano, insieme ai curdi, l’Iraq utile. È lì che inizia l’espansione iraniana».
La guerra in Yemen
«Un tempo in Yemen c’erano i sunniti al Sud e al Nord, sulle montagne, c’era lo zaydismo, una setta di tipo sciita ma vicina ai sunniti al punto da pregare negli stessi luoghi. La pressione del wahabismo sul Nord ha spinto gli zaydi tra le braccia dell’Iran con la sciitizzazione della setta che poi ha preso il nome della sua famiglia più importante, gli Houti. Oggi gli Houti sono una sorta di Hezbollah yemenita che si serve delle stesse tattiche mordi e fuggi per sfidare non Israele ma Riad. Il principe saudita Bin Salman ha tentato di costruire la sua legittimità con un’azione contro gli Houti e ora lì c’è una guerra ignorata dai media ma tremenda».
Crisi sunnita o crisi del Golfo?
«Con il crollo del prezzo del petrolio la situazione interna in Arabia Saudita si è aggravata, l’ultima crisi nel settore costruzioni ha visto licenziare stranieri ma anche sauditi. Il “sistema Golfo”, che dal 1973 ha fatto perno su Riad fungendo da motore economico del mondo sunnita, ha ora un problema di distribuzione della rendita a cui è legata anche la retromarcia egiziana. Credo che il greggio non tornerà mai a quota 100 dollari, l’unica con cui i sauditi potevano far girare il meccanismo. Oggi Riad vede allontanarsi da un lato il Nord Africa e dall’altro la Fratellanza, centrata su Ankara e Doha».
La sconfitta di Aleppo
«L’icona della perdita di potere dei sunniti è Aleppo, la caduta di Aleppo sarà la consacrazione della sconfitta saudita. Sullo sfondo c’è l’altra grande sfida: la “visione 2030” di Bin Salman che ambisce a modernizzare il Paese creando una borghesia lavoratrice ha un grosso limite, le riforme di sostanza è difficile farle coincidere col wahabismo. Il dramma del Medio Oriente è la frammentazione del sunnismo sulla spinta dei Fratelli Musulmani, il crollo del petrolio, il nazionalismo curdo, la nuova alterigia americana verso i sauditi dovuta allo shale oil. La situazione è grave ma, sebbene i sunniti stiano perdendo la massa è sunnita».
La Turchia ondivaga
«Per ragioni non chiare anche Ankara sta virando sulla Russia. Il sunnismo turco si è sempre mosso su due assi, quello di Erbakan, che non prendeva la borghesia, e quel mix di Fratellanza e non Fratellanza rappresentato da Erdogan e Gülen che invece ha portato al potere l’Akp. Ora Erdogan vuole eliminare Gülen e per farlo  rispolvera l’alleanza tra Fratellanza e nazionalismo turco. Come? Con la questione curda, perché da un lato molti gulenisti come Said Nursi sono curdi e dall’altro il tema cementa il nazionalismo. Per questo per Erdogan i curdi sono oggi la priorità assoluta, assai più della caduta di Assad».
Riad e Russia, tattica o strategia?
«Nulla è detto, perché c’è una convergenza tra russi e sauditi sul prezzo del petrolio, i due Paesi sono alleati contro gli americani. Quanto al suo fronte interno, Mosca ha usufruito delle debolezze dell’Occidente, l’Europa divisa, la Francia senza Presidente, l’Italia confusa, la Brexit, l’opinione pubblica occidentale sedotta dal “putinismo”, ma sotto sotto il Pil russo è pari a quello spagnolo, meno di quelli francese e italiano.
Putin è un giocatore ma sul lungo termine i fondamentali economici e politici non ci sono. Gli resta l’alleanza con l’Iran che comunque ha una sua base, perché il nemico islamico di Putin è la Cecenia sunnita, lo spettro russo».
L’Europa sta a guardare?
«La maggiore sfida dei prossimi anni è la ricostruzione dell’Europa. L’Europa ha sempre funzionato con il motore franco-tedesco, l’arrivo della Gran Bretagna in qualche modo è stato disfunzionale. Chissà che la Brexit non possa servire a rimettere in moto l’ingranaggio. Poi c’è il Medio Oriente, dove bisognerà capire se la debolezza dell’Arabia Saudita si tradurrà in un ridimensionamento del pensiero salafita. E’ una questione che riguarda anche noi, perché quel modo di pensare l’islam che rifiuta la mescolanza con la società europea è terribile, soprattutto in Francia».
L’Islamo gaucismo
«Islamo gaucismo». Un atteggiamento che scaturirebbe dalla storia coloniale della Francia e dal senso di colpa nei confronti delle popolazioni immigrate due o tre generazioni fa. Le contraddizioni rilevate da Kepel sono tante, a partire da François Hollande che a lungo non ha voluto parlare di «terrorismo islamico». Sinistra ma non solo. E’ in corso una guerra. «Se rimarrà confinata nell’area o si estenderà all’Europa dipende dal prezzo del petrolio negli anni a venire. Anche se l’economia digitale ha spodestato la centralità dell’energia petrolifera. Per questo il Medio Oriente è meno centrale di una volta»...

(RemoContro)

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