Iran, in carcere per un racconto mai pubblicato...




Libertà di espressione | Il 4 ottobre l’avevano avvisata per telefono: con le buone o con le cattive, la scrittrice iraniana Golrokh Ebrahimi Iraee avrebbe dovuto presentarsi alla prigione di Evin, nella capitale Teheran, per iniziare a scontare una condanna a sei anni di carcere per “offesa alle figure sacre dell’Islam” e “diffusione di propaganda contro il sistema”.


di Riccardo Noury - Amnesty International 
Venti giorni dopo, hanno usato le cattive, irrompendo nell’abitazione della donna senza alcun documento ufficiale e portandola in carcere.
Golrokh Ebrahimi Iraee è stata condannata unicamente per aver scritto un racconto, peraltro mai pubblicato, sulla lapidazione: una donna vede il film “La lapidazione di Soraya M.” – basato su una storia vera – e s’indigna a tal punto da dare fuoco a una copia del Corano.
Il racconto era stato scoperto il 6 settembre 2014, nel corso di un’ispezione delle Guardia rivoluzionarie nella casa dove Golrokh Ebrahimi Iraee viveva col marito e attivista Arash Sadeghi. In quell’occasione erano stati sequestrati computer, cd rom e altri oggetti personali della coppia (nella foto).
Sadeghi si trova nel carcere di Evin dal giugno 2016 condannato a 15 anni di carcere per “diffusione di propaganda contro il sistema”, “collusione contro la sicurezza nazionale” e “offesa al fondatore della Repubblica islamica”. Le prove della sua colpevolezza sarebbero costituite da post su Facebook e mail a giornalisti e attivisti per i diritti umani all’estero così come all’emittente Bbc Persian.
Dopo il 6 settembre 2014, Golrokh Ebrahimi Iraee era stata trattenuta per 20 giorni a Evin senza poter incontrare avvocati e familiari, subendo estenuanti interrogatori bendata e col volto al muro mentre ascoltava le urla del marito, torturato nella cella accanto.
Il processo è stato del tutto irregolare. Dei due avvocati nominati dall’imputata, una è stata costretta dalle minacce ad abbandonare il caso mentre alla seconda è stato impedito di assumerlo. La seconda udienza si è svolta mentre Golrokh Ebrahimi Iraee era in ospedale per un intervento chirurgico.
Nel loro commento all’ultimo rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, le autorità di Teheran hanno confermato che la lapidazione è ancora prevista per il “reato” di adulterio e che tale sanzione è “efficace come deterrente e per proteggere la morale”.
Amnesty International è al corrente di almeno un caso di una donna, Fariba Khaleghi, in attesa di esecuzione dopo essere stata condannata alla lapidazione...
(AgoraVox)

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