Tregua in Siria, Usa e Russia ci provano ma ci credono?...
Tregua da oggi al tramonto. Da quando nella notte tra venerdì e sabato è stato annunciato l’accordo tra Usa e Russia per una tregua in Siria, sappiamo che i bombardamenti aerei si sono intensificati per le conquiste dell’ ultima ora prima dello sperato cessate il fuoco. Una pausa nel macello o l’avvio di una trattativa tra le parti per chiuderla quella dannata guerra? Troppe parti in campo, troppe guerre parallele e posta in gioco ben oltre la stessa Siria.
Tregua al tramonto
Appuntamento a sorpresa. Tregua nel macello siriano pattuita tra Stati Uniti e Russia, già quella raggiunta a fatica, ma con troppi protagonisti armati in campo che di tregua e di regole proprio non ne vogliono sentir parlare. Sì, perché in Siria sono tante le guerre che si combattono nello stesso campo di battaglia. Proviamo a capire questo: la parti in causa e gli interessi politico militari contrapposti per capire se sarà vera tregua e se, dalla tregua, potrà nascere qualcosa in più.
Appuntamento a sorpresa. Tregua nel macello siriano pattuita tra Stati Uniti e Russia, già quella raggiunta a fatica, ma con troppi protagonisti armati in campo che di tregua e di regole proprio non ne vogliono sentir parlare. Sì, perché in Siria sono tante le guerre che si combattono nello stesso campo di battaglia. Proviamo a capire questo: la parti in causa e gli interessi politico militari contrapposti per capire se sarà vera tregua e se, dalla tregua, potrà nascere qualcosa in più.
Gli amici e i nemici
Washington e Mosca, con l’accordo per la tregua sembra abbiano almeno ridefinito le alleanze e i nemici condivisi da combattere. Primo obiettivo, far cessare le ostilità tra Damasco e i ribelli cosiddetti ‘moderati’, accentuando invece le operazioni militari contro le milizie jihadiste di Stato Islamico e Fronte Fateh al-Sham, l’ex Jabat al-Nusra, formazione jihadista a cui però sono affiliate anche le milizie Salafite e dei Fratelli Musulmani sostenute da Arabia Saudita e Qatar.
Washington e Mosca, con l’accordo per la tregua sembra abbiano almeno ridefinito le alleanze e i nemici condivisi da combattere. Primo obiettivo, far cessare le ostilità tra Damasco e i ribelli cosiddetti ‘moderati’, accentuando invece le operazioni militari contro le milizie jihadiste di Stato Islamico e Fronte Fateh al-Sham, l’ex Jabat al-Nusra, formazione jihadista a cui però sono affiliate anche le milizie Salafite e dei Fratelli Musulmani sostenute da Arabia Saudita e Qatar.
Campo di battaglia
Le formazioni jihadiste estranee alla tregua controllano l’80 per cento dei territori siriani oggi in mano ai ribelli, esclusi quelli controllati dai curdi. Con loro non c’è tregua possibile. Quindi, la tregua pattuita tra i grandi del mondo, coinvolge appena un 20 per cento dei territori oggi contesi tra le regioni settentrionali, l’area di Aleppo e quelle meridionali ai confini con la Giordania, cioè le aree controllate dall’Esercito Siriano Libero e da altre milizie filo occidentali. Non è molto.
Le formazioni jihadiste estranee alla tregua controllano l’80 per cento dei territori siriani oggi in mano ai ribelli, esclusi quelli controllati dai curdi. Con loro non c’è tregua possibile. Quindi, la tregua pattuita tra i grandi del mondo, coinvolge appena un 20 per cento dei territori oggi contesi tra le regioni settentrionali, l’area di Aleppo e quelle meridionali ai confini con la Giordania, cioè le aree controllate dall’Esercito Siriano Libero e da altre milizie filo occidentali. Non è molto.
Oltre la tregua
Ciò che è noto degli accordi tra Mosca e Washington. 1, sospensione dei bombardamenti da parte di Damasco sull’opposizione ‘moderata’; 2, impegno di governo e ribelli moderati ad astenersi da eventuali attacchi o dal tentare di conquistare terreno durante il cessate il fuoco; 3, accesso senza ostacoli di aiuti umanitari alle zone assediate o isolate, inclusa Aleppo; 4, la creazione di un centro di coordinamento russo-americano per il controllo del rispetto della tregua. Arbitri in partita.
Ciò che è noto degli accordi tra Mosca e Washington. 1, sospensione dei bombardamenti da parte di Damasco sull’opposizione ‘moderata’; 2, impegno di governo e ribelli moderati ad astenersi da eventuali attacchi o dal tentare di conquistare terreno durante il cessate il fuoco; 3, accesso senza ostacoli di aiuti umanitari alle zone assediate o isolate, inclusa Aleppo; 4, la creazione di un centro di coordinamento russo-americano per il controllo del rispetto della tregua. Arbitri in partita.
La guerra assieme
Se tutto andrà bene per una settimana -verifica di reciproca buona fede e di controllo dei rispettivi ‘alleati’- Stati Uniti e Russia potrebbero dare il via a azioni militari congiunte contro l’Isis e il Fronte Fateh al-Sham, compreso il coordinamento di attacchi aerei nelle zone ben precise ed individuate, e rigorosamente, senza coinvolgere le forze siriane. Insomma, individuati i ‘nemici assoluti’ condivisi, Usa e Russia hanno contrattato sugli ‘amici’, escludendo reciprocamente i meno presentabili.
Se tutto andrà bene per una settimana -verifica di reciproca buona fede e di controllo dei rispettivi ‘alleati’- Stati Uniti e Russia potrebbero dare il via a azioni militari congiunte contro l’Isis e il Fronte Fateh al-Sham, compreso il coordinamento di attacchi aerei nelle zone ben precise ed individuate, e rigorosamente, senza coinvolgere le forze siriane. Insomma, individuati i ‘nemici assoluti’ condivisi, Usa e Russia hanno contrattato sugli ‘amici’, escludendo reciprocamente i meno presentabili.
Obiettivi politici
Spaccare le opposizioni armate per un negoziato tra laici e islamici moderati con Assad, mentre si combattono i movimenti jihadisti per cancellarli dalla Siria. Di fatto la strategia, le priorità rese note dalle forze russe intervenute un anno fa nel conflitto al fianco delle forze di Assad. Ora parrebbe che in base a questo accordo il ‘doppio binario’ tra negoziato, stabiliti gli interlocutori politici possibili, e guerra decisiva contro gli integralismi jihadisti ora individuati concordemente da Usa e Mosca.
Spaccare le opposizioni armate per un negoziato tra laici e islamici moderati con Assad, mentre si combattono i movimenti jihadisti per cancellarli dalla Siria. Di fatto la strategia, le priorità rese note dalle forze russe intervenute un anno fa nel conflitto al fianco delle forze di Assad. Ora parrebbe che in base a questo accordo il ‘doppio binario’ tra negoziato, stabiliti gli interlocutori politici possibili, e guerra decisiva contro gli integralismi jihadisti ora individuati concordemente da Usa e Mosca.
L’addio di Obama
Svolta politica dell’Amministrazione Obama per uscire di scena con un successo nella lotta allo Stato Islamico, per aiutare Hillary Clinton contro Donald Trump. Del resto, valutano molti analisti di cose militari, la svolta Usa è stata imposta dall’andamento del conflitto, che sta favorendo le truppe di Assad e i loro alleati russi, iraniani e sciti, -l’asse Mosca-Damasco-Teheran- che lascia ben poco margine di manovra a Washington per evitare ‘l’estinzione’ militare dei ‘ribelli moderati’.
Svolta politica dell’Amministrazione Obama per uscire di scena con un successo nella lotta allo Stato Islamico, per aiutare Hillary Clinton contro Donald Trump. Del resto, valutano molti analisti di cose militari, la svolta Usa è stata imposta dall’andamento del conflitto, che sta favorendo le truppe di Assad e i loro alleati russi, iraniani e sciti, -l’asse Mosca-Damasco-Teheran- che lascia ben poco margine di manovra a Washington per evitare ‘l’estinzione’ militare dei ‘ribelli moderati’.
Chi piange
Oltre la paranoia di una Russia indicata dai vertici statunitensi della Nato come principale minaccia per l’Europa, Washington pagherà la svolta siriana nei rapporti con Arabia Saudita e Qatar. Paesi che, dopo aver investito miliardi di dollari per portare la sharia in Siria e far cadere Bashar Assad, vedono adesso i loro miliziani minacciati da offensive congiunte russo-americane. Dopo assere stati costretti a staccarsi dagli ex qaedisti del Fronte Fateh al-Sham con perdita di credibilità assoluta.
Oltre la paranoia di una Russia indicata dai vertici statunitensi della Nato come principale minaccia per l’Europa, Washington pagherà la svolta siriana nei rapporti con Arabia Saudita e Qatar. Paesi che, dopo aver investito miliardi di dollari per portare la sharia in Siria e far cadere Bashar Assad, vedono adesso i loro miliziani minacciati da offensive congiunte russo-americane. Dopo assere stati costretti a staccarsi dagli ex qaedisti del Fronte Fateh al-Sham con perdita di credibilità assoluta.
Chi ride e chi tace
Applausi europei all’accordo russo-americano, ingoiato a quanto pare da Damasco, dall’Iran, dagli Hezbollah libanesi alleati di Assad e quasi dalla Turchia. Problema Ankara dell’incontrollabile Erdogan, che non si è impegnata a cessare le operazioni contro i curdi delle Forze di Difesa Popolare, il YPG. Significativi di Riad e Doha. Scettico l’Esercito Siriano Libero, che raccoglie molte delle ‘milizie moderate’ che sperano di incassare benefici militari e politici dall’accordo.
Applausi europei all’accordo russo-americano, ingoiato a quanto pare da Damasco, dall’Iran, dagli Hezbollah libanesi alleati di Assad e quasi dalla Turchia. Problema Ankara dell’incontrollabile Erdogan, che non si è impegnata a cessare le operazioni contro i curdi delle Forze di Difesa Popolare, il YPG. Significativi di Riad e Doha. Scettico l’Esercito Siriano Libero, che raccoglie molte delle ‘milizie moderate’ che sperano di incassare benefici militari e politici dall’accordo.
Lavrov and Kerry
Dal ministro degli esteri russo l’osservaqzione politica chiave: l’elaborazione di questi accordi è stata ostacolata dalla “profonda mancanza di fiducia tra Russia e Stati Uniti”, non solo sul “dossier siriano”. Garanzie di riuscita? «Troppi giocatori coinvolti in questo rebus, con interessi anche diametralmente opposti». Solo successo certo, l’essere riusciti a creare il gruppo internazionale di sostegno per la Siria in cui sono rappresentati tutti i Paesi colpiti da questa situazione. Era ora...
Dal ministro degli esteri russo l’osservaqzione politica chiave: l’elaborazione di questi accordi è stata ostacolata dalla “profonda mancanza di fiducia tra Russia e Stati Uniti”, non solo sul “dossier siriano”. Garanzie di riuscita? «Troppi giocatori coinvolti in questo rebus, con interessi anche diametralmente opposti». Solo successo certo, l’essere riusciti a creare il gruppo internazionale di sostegno per la Siria in cui sono rappresentati tutti i Paesi colpiti da questa situazione. Era ora...
(RemoContro)











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