Polonia: un paese sempre più a destra a cui non piace la moneta unica...
Ieri la Camera dei Deputati del Parlamento polacco ha votato una riforma del mercato radiotelevisivo che consegnerà i media di Stato direttamente nelle mani del governo: la legge, che dovrà ora passare dal Senato, è stata approvata a maggioranza da 232 deputati favorevoli contro 152 contrari e 34 astenuti ed affida al Ministero del Tesoro la nomina dei direttori delle testate pubbliche, oltre a prevedere l'immediata decadenza dei mandati degli attuali dirigenti e dei membri dei consigli di direzione di tutti i media pubblici.
Radio e televisioni pubbliche, in Polonia, dipenderanno direttamente dal governo di Varsavia: il partito di maggioranza, uscito vincente dalle elezioni di ottobre, Diritto e Giustizia (PiS) ha sostenuto con forza la riforma, sulla quale le critiche dell'opposizione e di molte organizzazioni della stampa europea sono state molto forti.
Da ottobre il partito Diritto e Giustizia ed il suo leader, l'ex-premier Jaroslaw Kaczynski, stanno tentando di riformare radicalmente l'intero sistema politico, mediatico ed economico della Polonia, sovvertendo quelle che sono le regole generalmente accettate dai paesi membri dell'Unione Europea: il 2015 sarebbe dovuto essere l'anno dell'ingresso della Polonia nell'Euro ma, complice la crisi economica che ha colpito l'eurozona, le priorità per il governo di Varsavia sono drasticamente mutate.La moneta unica non piace, secondo i sondaggi, a oltre due terzi dei polacchi, che hanno premiato gli slogan destroidi, conservatori ed euroscettici del partito PiS, il quale oggi sta mettendo in atto un tentativo di accentramento dei poteri nelle mani dell'esecutivo retto da Beata Maria Szydło, vicepresidente del partito.
Dopo la vittoria di ottobre i conservatori hanno assunto il controllo del Parlamento con una larga maggioranza ed è cominciata per la Polonia una nuova fase politica: l'obiettivo del nuovo governo conservatore e della sua maggioranza è arrivare a controllare la Corte Costituzionale, dopo aver varato norme che sottopongono al controllo dell'esecutivo vari organi di garanzia e i media pubblici. Dopo 8 anni di politiche vicine all'Europa il popolo polacco ha votato i conservatori persuasi da promesse come l'abbattimento dell'età pensionabile, la riduzione delle tasse per piccole e medie imprese, l'aumento dei sussidi familiari e delle imposte a banche e supermercati di marchi stranieri. L'obiettivo indicato è una sorta di “autarchia” dell'est, la protezione della sovranità nazionale polacca e un progressivo riavvicinamento a Mosca.
La scorsa settimana due eventi ben precisi mostrano in maniera inequivocabile la direzione intrapresa dalla Polonia: il 15 dicembre, in visita di stato a Kiev il presidente polacco Andrzej Duda ha promessosostegno finanziario, politico e sopratutto energetico all'Ucraina, nel tentativo di attrarre Petro Poroshenko fuori dall'idillio europeista. Quattro giorni dopo manifestazioni di protesta (organizzate da centristi e liberali) a Varsavia ed altre città denunciavano per la seconda volta in poce settimane la nomina alla Corte Costituzionale di cinque giudici vicini al governo. Nei giorni sucessivi gli attacchi frontali a mezzo stampa profusi da Duda a giudici e magistrati polacchi suggeriscono come nelle intenzioni di PiS ci sia ben più del potere politico.
Da quando è al potere Duda ha attaccato frontalmente la Germania per le politiche assistenzialiste in materia di migranti e per le critiche a Mosca da parte di Angela Merkel, criticato i media polacchi sostenendo di manipolare l'opinione pubblica, polemizzato a più riprese con il presidente del Parlamento europeo, il socialista tedesco Martin Shulz, criticato la giustizia polacca promuovendo marce popolari sotto i tribunali in tutto il paese e minacciato la nazionalizzazione delle banche. Addirittura, qualche settimana fa la polizia ha fatto irruzione in ufficio della NATO a Varsavia, perquisendolo senza trovare nulla: un fatto che molti descrivono come “intimidatorio”. Oggi, dopo aver preso il controllo dei media nazionali, il PiS minaccia di intensificare i controlli sulla rete internet.
Queste mosse hanno indotto i partiti di opposizione polacchi, alcuni funzionari dell'UE e i media internazionali ad accusare il nuovo governo polacco di autoritarismo, paventando un nuovo periodo di isolamento per la Polonia qualora certe politiche venissero attuate. Tuttavia, Diritto e Giustizia ha il coltello dalla parte del manico: un forte consenso popolare, misure già varate per un maggiore controllo della democrazia polacca, un progetto a medio termine per piazzare i propri uomini migliori nei posti chiave del potere.
Era chiaro che la vittoria di Diritto e Giustizia avrebbe cambiato il corso politico della Polonia: quello che resta, a tutt'oggi, una domanda senza risposta è come sia stato possibile che un'economia in crescita da anni, membro stabile dell'Unione Europea, improvvisamente abbia deciso di cambiare rotta. La risposta, forse, ce l'ha data l'Economist pubblicando l'intervista a padre Tadeusz Rydzyk, parroco ultraconservatore cattolico romano che gestisce Radio Maryja, un'emittente radiofonica che pubblicizza conservatorismo e “necessità di una rinascita spirituale” per il Paese, ultimo capitolo necessario per uscire definitivamente dal comunismo. L'emittente non è molto ascoltata, meno del 2 per cento dei polacchi si sintonizza su questa radio, ma propugna ogni giorno idee politiche e ideologie molto vicine a quelle del partito di governo. Un segno, secondo molti, di come sia cambiata la società polacca negli ultimi 10 anni.,,
(International Business Times)











Commenti