Le armi dei terroristi da dove arrivano?...






In un rapporto del 2014 la Commissione a Bruxelles parlava di 67 milioni di armi illegali nell’Unione.


Come il mercato nero delle armi alimenta il terrorismo in Europa. Dagli arsenali dell’ex Jugoslavia a quelli di Afghanistan e Iraq. Nessuna pista sui criminali che hanno rifornito gli attentatori di Parigi dell’arsenale servito per la strage. La criminalità comune complice o possibile alleato in guerra?
Un vero e proprio arsenale quello servito agli assassini per compiere la strage del 13 novembre. Armi da guerra, esplosivi e munizioni da armare un reggimento. Tutte queste armi come sono finite nelle mani dei terroristi? E come mai le polizie di Francia e Belgio non hanno ricevuto neppure una ‘soffiata’ sulla loro vendita? Nessun infiltrato tra le criminalità tradizionali che da sempre gestiscono il traffico? È uno dei rompicapo degli operativi delle polizie e dell’intelligence europea, per capire quale meccanismo ha favorito l’organizzazione degli attentati. Per noi cittadini, il dubbio si formula diversamente: con che sbirri o spioni abbiamo oggi a che fare?

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Le armi come i migranti: nel traffico delle armi in Europa la rotta originale era quella balcanica, dove passavano i kalashnikov e gli esplosivi dagli arsenali ex jugoslavi, albanesi e dell’Europa orientale. Si calcola che alla fine delle guerre dell’ex Jugoslavia, nell’area c’erano almeno 4 milioni di armi illegali non più utili localmente e pronte a fare reddito. Poi si sono aggiunte quelle in arrivo dall’Iraq e l’Afghanistan, da dove arrivano armamenti occidentali da noi gentilmente donati per combattere le guerre antiterrorismo dopo l’11 settembre 2001. Alla rotta balcanica, si è poi aggiunta quella dell’Africa settentrionale e della Libia, porto franco da cui passa qualunque cosa.

Come per ogni commercio ci sono grossisti concentrati in posizioni strategiche note, che poi distribuiscono per la vendita al dettaglio. Il Belgio è tradizionalmente il Paese di prima raccolta e successiva distribuzione nell’Europa del Nord, più e meglio dell’America Latina che era mercato principale. I ‘grossisti’ sono i grandi gruppi della criminalità organizzata a livello internazionale, compresa quindi la ’ndrangheta nostrana che ha ormai soppiantato la mafia siciliana anche a livello europeo a non solo. Stime approssimative dicono di circa un miliardo di euro all’anno da questo traffico.

Un kalashnikov sul mercato nero può costare fino a tremila euro. Il percorso seguito dalle armi è lo stesso della droga. Alcuni analisti arrivano a sospettare il silenzio, se non la connivenza, degli stessi produttori, come avviene nel contrabbando delle sigarette dove chi confeziona tabacco tendono a non farsi troppe domande su chi le compra. Ovviamente i grossisti di armi non vendono direttamente ai terroristi Isis, che si rivolgono per singoli acquisti ai piazzisti al dettaglio. Nel caso degli attentati di Parigi, le stime dell’intelligence parlano di almeno una quindicina di kalashnikov, molti dei quali non sono stati ancora ritrovati.

Control Arms launch Trafalgar Square - grave stones

In una intervista a Mediapart di Cédric Poitevin, ricercatore belga e vicedirettore del gruppo di informazione sulla sicurezza e la pace di Bruxelles denuncia: fino a poco tempo fa, la lotta al traffico di armi non era considerata una priorità, contrariamente al traffico di esseri umani, droga o sigarette. Quindi minore impiego di fondi e personale nel contrasto. Da qualche anno le cose stanno cambiando, ma serve tempo. Dopo la caduta del muro di Berlino, paesi dell’ex Unione Sovietica e dei Balcani, disponevano di colossali arsenali d’armi. Un paese minuscolo come l’Albania aveva un numero di armi esagerato.

In un rapporto del 2014, la commissione a Bruxelles parlava di 67 milioni di armi illegali nell’Unione europea. Numeri forse esagerati. Aspetto poco conosciuto oltre il mercato nero, le ‘zone grigie’. Armi ‘nautralizzate’, rese innocui per collezionisti o altro, e poi nuovamente rese letali. Tanti troppi artigiani armieri. Sempre Belgio: la Vallonia ha sul suo territorio una delle più grandi aziende esportatrici di armi d’Europa, la Fn Herstal. Ovviamente non escono armi clandestine, ma accade che attorno a Liegi ci sono molti esperti in materia. Nel 2011, Nordine Amrani, l’autore della sparatoria sulla piazza principale di Liegi, aveva assemblato un’arma con pezzi e componenti che aveva recuperato da solo.

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E sapete qual è la durata media di utilizzo di un’arma da guerra? Almeno cinquant’anni. Se la manutenzione è fatta male, si logora. Altrimenti può durare anche cento di anni. In Afghanistan, negli anni duemila, alcuni taliban usavano delle armi britanniche della prima guerra mondiale per combattere contro i soldati della Nato. Questo rivela un altro problema: alcune aziende sono autorizzate a esportare armi verso zone sensibili perché i governi ritengono che il regime locale sia stabile. Ma è impossibile prevedere cosa accadrà nell’arco di dieci o cinquant’anni. E le armi possono cambiare proprietario molto rapidamente...
(Ennio Remodino - RemoContro)

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