Giubileo: quali rischi corre l’Italia dopo gli attentati terroristici di Parigi?...
Il municipio di San Francisco illuminato con i colori della bandiera francese per commemorare le vittime degli attacchi di Parigi del 13 novembre. Iniziative di questo tipo sono state messe in atto in molte città del mondo
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128 morti, 300 feriti, 99 dei quali gravi. Un bilancio provvisorio che con ogni probabilità è destinato a peggiorare. Parigi sotto attacco, ancora una volta. I monumenti simbolo di tutto il mondo vengono illuminati con il tricolore francese in segno di solidarietà, tutti tranne uno: la Torre Eiffel che da ieri è rimasta al buio in segno di lutto. Inutile negarlo, stavolta è diverso. Londra, Madrid, le stragi di Charlie Hebdo e del supermercato kosher ci hanno travolto, impressionato, destabilizzato, ma quello che è accaduto ieri notte nella capitale transalpina va oltre. Emotivamente diventa più difficile. Per tutti. Anche per noi italiani. Alzi la mano chi ieri non ha pensato a Roma, al Giubileo, al terrorismo che potrebbe arrivare direttamente in casa nostra.
L’allarme sicurezza era già sul tavolo dei vertici governativi italiani dal giorno dell’annuncio dell’Anno Santo, ma dopo le violenze di Parigi, la preoccupazione sale. Dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016 milioni di pellegrini arriveranno nella Capitale per celebrare il Giubileo. Un evento che potrebbe diventare un’occasione ghiotta per chi conduce una guerra che di “santo” ha ben poco e non vuole altro che un po’ di “pubblicità gratuita” per il terrore che dissemina.
Da stamattina in Italia non si parla d’altro: c’è chi incita alla calma, chi analizza i rischi e chi chiede addirittura al Vaticano di cancellare tutto. Non succederà, il Giubileo si farà perché si deve fare, perché è giusto così.
Palazzo Chigi fa sapere che il sistema investigativo e di intelligence italiano è stato mobilitato per prevenire possibili pericoli. Due giorni fa i ROS dei carabinieri hanno sventato una cellula jihadista attiva nel nostro Paese. Nessun cane sciolto, dicono le autorità, ma una vera e propria organizzazione che la Dda di Roma è riuscita a colpire.
Prima di Parigi, il Governo aveva già annunciato le misure previste per l’Anno Santo:
l’assunzione straordinaria di 2.500 unità delle Forze di Polizia (1.050 Polizia di Stato, 1.050 Carabinieri e 400 Guardia di Finanza), l’assegnazione di 1.100 uomini agli uffici operanti a Roma, aiuti alle città in cui sono presenti luoghi di culto simbolo. Dopo la scorsa notte però l’Italia ha deciso di intensificare le misure di protezione. Ad annunciare le decisioni prese dall’Esecutivo è stato il numero uno del Viminale Angelino Alfano nel corso di una conferenza stampa: “ Abbiamo assunto due decisioni essenziali: un rafforzamento straordinario dei controlli sul territorio e un rafforzamento dei controlli alle frontiere. E abbiamo reso immediatamente operativa la disponibilità di 700 militari in più per Roma". L’allerta, ha spiegato il ministro dell’Interno, è salita al secondo livello, il che consente l’utilizzo di unità speciali dell’esercito e l’assetto operativo delle forze dell’ordine.
A questo si aggiunge la decisione di rafforzare i controlli alle frontiere, su strade, ferrovie, porti e aeroporti.
Come è giusto che sia dunque, il Governo non intende sottovalutare la situazione. Ma a questo punto l’emotività deve lasciare spazio alla razionalità, all’analisi dei fatti. E quest’ultima ci suggerisce due cose:
- L’Italia è a rischio, ma non è detto che il Giubileo aumenti il pericolo che corriamo, anzi.
- Il ruolo della Francia nella “guerra contro l’ISIS” è molto diverso rispetto a quello dell’Italia.
Per quanto riguarda il primo aspetto, inutile negare che il Giubileo potrebbe rappresentare un’occasione ghiotta per i jihadisti dello Stato Islamico. Una cassa di risonanza del genere, un evento mediatico globale di cui approfittare non capita tutti i giorni, e questo è vero. Ma è anche vero che proprio per l’importanza che ricopre, l’Anno Santo sarà caratterizzato da un livello di sicurezza superiore al normale. Come annunciato dal Viminale, i controlli saranno intensificati, così come il numero di uomini delle Forze dell’Ordine attivi su Roma. Ci sarà l’esercito, le frontiere verranno blindate e cercare di colpire sarà molto più difficile, molto più rischioso.
I fatti avvenuti in precedenza a Londra, a Madrid e soprattutto a Parigi, ci insegnano che il terrorismo colpisce nei giorni qualsiasi, nei venerdì qualsiasi per la precisione ( il venerdì per i musulmani rappresenta il giorno della preghiera), quelli in cui i cittadini europei si alzano tranquillamente per andare a lavoro e fare le faccende senza la paura del terrorismo o di possibili attacchi. Lo scopo è sconvolgere la quotidianità, suscitare la paura che la nostra realtà possa essere messa in pericolo in qualunque momento. Per questo, razionalmente e non emotivamente, appare difficile credere che accada qualcosa nel corso dell’apertura della Porta Santa, o in giornate in cui l’attenzione delle autorità sarà più alta che mai. Se avessero voluto sfruttare un “grosso evento” per sferrare un attacco all’Italia, avrebbero già potuto farlo. Hanno avuto sei mesi di tempo, dal 1°maggio al 31 ottobre. L’Expo infatti avrebbe potuto rappresentare un’opportunità altrettanto appetibile per seminare il terrore e ottenere un po’ di pubblicità, eppure non è successo.
In altre parole, lo stesso motivo per il quale molti considerano il Giubileo un’occasione, vale a dire la sua importanza internazione, potrebbe diventare invece un deterrente, soprattuto perché secondo l’intelligence ad agire non sono più lupi solitari, ma cellule addestrate in grado di calcolare le possibilità di riuscita dei loro piani. Se l’Isis ha intenzione di colpire l’Italia non lo farà in un momento in cui l’allarme è alto, ma in uno in cui non ce lo aspettiamo.
Parlando invece del secondo aspetto, vale a dire il ruolo differente che Italia e Francia svolgono nella lotta contro lo Stato Islamico , molti di noi ieri, guardando le immagini provenienti da Parigi si sono chiesti “perchè”, ma anche perché di nuovo, sempre la Francia, sempre la Capitale. Una chiave di lettura potrebbe arrivare dalla reazione “gelida” avuta da Bashar al-Assad, presidente della Siria, agli attacchi della scorsa notte rivendicati dall’Isis "Gli attacchi terroristici che hanno colpito la capitale francese non possono essere separati da ciò che è accaduto di recente a Beirut o con ciò che accade da cinque anni in Siria". E ancora "Le politiche occidentali sbagliate nei confronti della nostra regione - e soprattutto da parte della Francia, che ha ignorato che alcuni dei suoi alleati sostengono il terrorismo - hanno contribuito alla situazione attuale". A scanzo di equivoci, nessuno sta cercando una giustificazione, ma nel momento in cui si cercando delle risposte, sottovalutare il nesso tra i fatti di Parigi e l’intervento francese in Siria e in Iraq sarebbe un errore . A conferma di quanto appena detto, ci sono anche le parole utilizzate dall’Isis per rivendicare gli attentati: «La Francia manda i suoi aerei in Siria, bombarda uccidendo i bambini, oggi beve dalla stessa coppa». Questo quanto ha affermato il canale Dabiq France (la rivista francese dello Stato islamico) assumendo la paternità degli attentati.
Una vendetta contro uno Stato che ha deciso di bombardare i territori da loro controllati, ai danni di cittadini incolpevoli. Questa sembra essere la risposta ai “perché”.
A questo punto dunque, nonostante le reiterate minacce contro il nostro Paese, la posizione non interventista assunta fino ad oggi dall’Italia, così come dalla Spagna o dalla Germania (più complicato il ruolo del Regno Unito) potrebbe essere uno dei motivi per cui l’ISIS ha scelto di colpire ancora una volta la Francia. Anche perché in caso contrario , l’unico risultato che i jihadisti otterrebbero sarebbe quello di spingere un altro Stato ad utilizzare la forza contro di loro, rischiando di mettere in pericolo il loro dominio.
Gli Stati Uniti sono difficili da “punire”, la Russia, nel caso in cui venisse confermata la tesi di una bomba a bordo dell’aereo caduto sul Sinai, sarebbe già stata punita. Ieri è toccato alla Francia. Questa potrebbe essere la logica omicida dei terroristi.
L’8 dicembre comincerà il Giubileo. Siamo spaventati, tutti. Ma far vincere la paura significherebbe far vincere lo Stato Islamico. È questo che vogliono, è questo il loro scopo. Per questo motivo, l’emotività deve lasciar spazio alla razionalità e alla voglia di continuare a vivere la nostra quotidianità. Comportarsi diversamente, vorrebbe dire dargliela vinta...
(International Business Times)











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