SIRIA: LE MACERIE DI ALEPPO E IL VENTO DELL’OVEST...






di Giampiero Venturi

Ad Aleppo, si fa il sapone da 2000 anni, mescolando olio d’oliva e alloro. Olive e alloro crescono in Siria da sempre. Soprattutto verso il Mediterraneo, fino ad Alessandretta, oggi Iskenderun, dono dei Francesi alla Turchia. Anche se da quattro anni il sapone non si fa più, crescono ancora oggi, tra oleandri e bouganville, con l’aria dolce che viene dal mare.
La Storia qui è di casa. Lo dicono i 5000 anni di Aleppo, per gli amici Halab, forse la città abitata più antica del mondo.
La Cittadella, il suq, la grande moschea, il quartiere cristiano… Aleppo era bella. Era la città degli hammam. Lo Yalbougha al-Nasri, sotto la Cittadella, lo conoscevano tutti. Da agosto 2014 è mezzo distrutto, così come il suq e il resto.
Capitale del nord, alter ego di Damasco, bollente d’estate, fredda umida d’inverno: Aleppo era la Milano della Siria.
Ad Aleppo è passato l’inferno. D’intero non c’è più niente e tra gli scheletri degli edifici l’eco di voci arabe contende il vuoto a lamiere, auto bruciate, carcasse e macerie, dove i bambini corrono e giocano. Dove passa la guerra rimane la puzza. D’immondizia, di gas, di fogna. La puzza non si fa scrivere. La Siria di fatto è un animale morente, fatto a brandelli e maleodorante.
Le tv occidentali raccontano quello che vogliono, tenendo fede di solito a soli due impegni:
  • il governo di Assad va sempre citato come “regime”
  • nel panorama confuso che combatte Damasco, basta usare il termine generico “ribelli”
Chi vuole capire, capisce. Per la pletora ignara tanto, quel che si dice è sempre sufficiente, anche se dalle tv la puzza della guerra non si sente. Nessuno sa, nessuno chiede, in pochi capiscono. Quasi tutti i servizi tv dalla Siria sono girati altrove. In fondo, la situazione sul campo interessa a pochi.
I ribelli del Free Syrian Army e quelli di Al-Nusra ripiegano da un anno. Da fine 2014, l’esercito e le milizie Shabiha con l’aiuto di Iran, Hezbollah e dei Curdi dell’YPG, hanno consolidato le posizioni ovunque, riprendendo anche mezza Aleppo. Ora il confronto vero è con l’ISIS, presunto o reale che sia. La guerra è tra quel che resta di un apparato statale e il vuoto incontrollato suo inevitabile erede. È una spada di Damocle che aleggia sul Medio Oriente ormai dal 2011. Dal Mediterraneo al Golfo Persico l’instabilità ha preso il posto delle certezze, per scomode che siano.
Siria e Iraq fino a metà anni ’80 erano amici-nemici. In contrasto per sfumature distinte del partito Baath al potere, Damasco e Baghdad erano agli antipodi per riferimenti confessionali e relative alleanze. La dinastia Assad, sciita alauita, guardava all’Iran; il regime di Saddam, sunnita, dell’Iran di Khomeini era il nemico principale. Eppure entrambi i Paesi, avevano nel DNA l’antagonismo ideologico all'America guerriera (più che all'Occidente): una buona capacità militare mantenuta dai Sovietici, una contrapposizione genetica a Israele e una strizzata d’occhio al panarabismo di cui dopo il “tradimento” dell’Egitto a Camp David si sentivano loro malgrado eredi. Siria e Iraq erano fortezze malfidate e reali. Oggi non sono né l’uno nell’altro. Non sono più e basta.
Il consolidamento delle posizioni ISIS tra Iraq e Siria, ha di fatto creato un non-Stato trasversale che fa comodo a molti. Ha permesso perfino di lasciare in sospeso la questione curda, togliendo le castagne dal fuoco a Turchia (soprattutto) e Iran.
Intanto le incursioni anti ISIS che due anni fa erano pensate per Assad, proseguono senza uno sbocco imminente.
È così che l’officina Medio Oriente inventa equilibri creativi: Damasco, Hezbollah e Iran combattono lo stesso nemico di Israele e USA, i loro antagonisti genetici. Tutto questo mentre Israele bombarda Hezbollah, ai confini tra Siria e Libano e Assad incassa l’aiuto russo, stavolta ufficiale.
Nel 2013 Mosca evitò il bombardamento americano di Damasco agendo in sordina, dietro le quinte. Quella mossa risparmiò Assad e il successivo vuoto istituzionale in stile iracheno, scongiurando l’ulteriore sciagura geopolitica mediorientale. Forte di quella vittoria diplomatica, oggi la Russia offre alternative antiterrorismo agli schemi USA. Una carta più politica che militare ma utile per spiazzare Washington, confusa e turbata da uno scenario che non controlla più ma che paradossalmente conviene mantenere tale. In qualunque modo si risolvesse il nodo siriano del resto, bisognerebbe risolverne altri a catena. Com’è spesso capitato in Medio Oriente, lo stallo finisce per essere l’unica soluzione possibile.
Il prezzo di calcoli sbagliati e derive politico militari, lo paga però ancora l’Europa. I flussi migratori che partono dalla Siria hanno il beneplacito del diritto umanitario. Sono inarrestabili, inoppugnabili, incontestabili. Si accodano ai flussi d’indigenti che spostano masse bibliche dal Sud del mondo al Vecchio continente e non chiedono permesso.
Mentre muoiono bambini tra le macerie di Aleppo, altri partono per riempire il vuoto delle coscienze e titoli a nove colonne da chi punta il dito sugli speculatori di morte, ma finisce poi per fare lo stesso.
Chi ha destabilizzato la Siria si assuma le sue responsabilità, verrebbe da dire. Ma anche no. La parola Siria corre in rete, nei corridoi delle diplomazie, dietro i vetri dei palazzi ONU. Ne parla Israele, preoccupato di perdere un caro vecchio nemico, di cui alla fine poteva perfino fidarsi. Ne parla Washington, preoccupata di coprire gli svarioni strategici degli ultimi 15 anni. Ne parla Mosca, pronta a rientrare nel grande gioco mediorientale, dopo trenta anni di assenza. Ne parla l’uomo della strada, più pronto a condividere e indignarsi che a capire.
Quel che conta è che Aleppo oggi è una città fantasma. Della vecchia Milano della Siria, patrimonio dell’Unesco, rimane quasi solo cenere. La cenere forse servirà a ricominciare, magari proprio dal sapone. Quel sapone che dovrà lavare orrori, lutti e chissà che altro.

Un giorno, magari si ricomincerà a produrlo con olio d’oliva e alloro, contando sul vento dell’ovest lontano che porta aria di mare e talvolta perfino buon senso....

Commenti

AIUTIAMO I BAMBINI DELLA SCUOLA DI AL HIKMA

Post più popolari

facebook