Cimitero mediterraneo, 6.364 morti in tre anni...
La carneficina è iniziata con il barcone affondato a ottobre del 2013 con 366 vittime. Oggi i profughi in fuga sono oltre 300 mila LEGGI ANCHE Fermato un altro tir con 26 migranti
Dal primo, tragico appuntamento con la morte di massa, quello del 3 ottobre 2013, quando al largo di Lampedusa un’imbarcazione libica si è rovesciata portando con sé la vita di 366 immigrati, fino ai 2500 fra morti e dispersi dei primi otto mesi del 2015 e ai 3.419 del 2014. È la strage dei disperati che hanno lasciato la loro terra per cercare un nuovo inizio. Solo l’estate in corso è costata la vita a 347 migranti (51 soffocati in una stiva, 71 in un tir in Austria, 200 dispersi in mare, 11 nell’eurotunnel della Manica, 14 finiti sotto un treno in Macedonia), mentre i profughi in fuga verso l’Europa sono quasi 300mila. Ben 109mila quelli sbarcati in Italia quest’anno. Solo ieri ne sono arrivati quasi 700 nel porto di Messina. Due erano senza vita. Numeri giganteschi che si portano appresso la morte.
PRIME STRAGI
Già prima dell’inizio del grande esodo degli ultimi anni, la «ricerca della felicità» degli immigrati si schianta più volte contro la realtà. La notte di Natale del 1996, un’imbarcazione viene speronata da un mercantile tra Malta e la Sicilia: 283 immigrati morti. Il 20 giugno 2003, al largo delle coste tunisine, affonda un’imbarcazione con 189 persone a bordo: tutti deceduti. Quattro mesi dopo, nel Canale di Sicilia, 70 migranti vengono gettati in mare e annegano. Nelle stesse settimane le stesse acque inghiottono più di 60 disperati. È il 12 maggio 2008 quando un barcone resta alla deriva per giorni: 47 morti di fame e freddo. Un mese dopo affonda un secondo barcone: muoiono 150 migranti. Nel marzo del 2009, nella acque fra Africa e Italia, si rovesciano quattro imbarcazioni: 100 morti. Nel 2010 perdono la vita in mare oltre 2mila migranti. Più di 2mila anche l’anno successivo.
2012-2013: TRAGICO BIENNIO
È il 3 aprile del 2012 quando al largo delle coste libiche vengono recuperati 70 corpi senza vita, mentre il 10 luglio dello stesso anno, nelle stesse acque, un gommone va alla deriva provocando la morte di 54 migranti. L’11 ottobre ne periscono altri 34 a causa di un barcone colato a picco, e un mese dopo a ribaltarsi è un gommone: muoiono tre migranti. Il 16 giugno del 2013, nel Canale di Sicilia, decine di profughi in mare si aggrappano alle gabbie per l’allevamento del tonno. Sette non ce la fanno. Un mese più tardi si ribalta un altro gommone: 53 vittime. Passa ancora un mese e sei migranti muoiono sulla spiaggia del lungomare di Catania, mentre il 30 settembre altri 13 profughi perdono la vita tentando di sbarcare a Scicli. Il 3 ottobre del 2013 è il giorno della strage di Lampedusa: 366 vittime.
2014: ECATOMBE MEDITERRANEA
Nel 2014 i morti in mare sono stati 3.419. Il 12 maggio del 2014 naufraga un barcone al largo di Lampedusa: 14 morti. L’8 giugno, nelle stesse acque, muoiono in tre. Una settimana dopo, a poche miglia dalla Libia, affonda un gommone: le vittime sono 50. Il 29 giugno la Marina militare soccorre un barcone con a bordo 45 cadaveri. Il 2 luglio un gommone naufraga trascinandosi in fondo al mare 74 immigrati. È l’8 luglio quando la Guardia costiera libica recupera un barcone con a bordo 12 cadaveri. Il 19 luglio un natante partito dalla Libia si inabissa insieme a 29 clandestini, ma altri 60 vengono accoltellati e gettati in mare. Il 24 agosto giunge a Pozzallo una nave con a bordo 24 cadaveri e 48 ore dopo, sulle coste libiche, emergono 170 migranti morti in mare quattro giorni prima. Il 15 settembre l’Unhcr comunica che solo in quel weekend, fra morti e dispersi, si contano 600 vittime. Passa una settimana e un gommone affonda al largo della Libia: 40 morti. Il 2 ottobre i naufragi sono due, le vittime 130.
2015: CARNEFICINA INFINITA
Sono stati 2.500 i morti inghiottiti dal Mediterraneo nei primi otto mesi di quest’anno. Il 31 gennaio, al largo del Marocco, affonda un barcone: sei morti. Il l 9 febbraio, al largo di Lampedusa perdono la vita in 29. L’11 febbraio è il «giorno nero». Quattro gommoni naufragano dopo essere partiti dalla Libia: 330 morti. Il 4 marzo nel Canale di Sicilia vengono recuperati altri 10 cadaveri. Pochi giorni dopo ancora altre 9 vittime. Il 14 aprile è ancora strage: 400 morti in un naufragio delle carrette del mare. Passano 48 ore e nel Canale di Sicilia è ancora strage: 41 i morti. Poi arriva il giorno della carneficina: il 18 aprile, al largo della stessa isola, naufraga un’imbarcazione eritrea: i morti sono fra 700 e 900. Una strage senza precedenti. Il 3 maggio ancora sangue: dieci cadaveri vengono rinvenuti nelle stesse acque. Due giorni dopo, 40 annegano poco prima del salvataggio. Il 23 maggio altri cinque morti al largo della Tunisia. Una settimana dopo, su un gommone al largo della Libia, ne vengono recuperati altri 17. L’11 luglio è la volta di 12 cadaveri nella acque a Nord di Tripoli, e il 23 luglio nel Canale di Sicilia un gommone affonda con 40 disperati. È il 24 luglio quando nelle stesse acque ne annegano altri 5, mentre tre giorni dopo 13 cadaveri vengono recuperati su un barcone diretto verso l’Italia. L’1 agosto i morti al largo della Libia sono 5, ma il giorno di Ferragosto altri 49 vengono rinvenuti nella stiva di un barcone sulle coste libiche: morti per soffocamento. Il 26 agosto la tragedia si ripete: 52 migranti morti nella stiva di un’imbarcazione al largo della Libia. Lo stesso giorno ne muoiono altri tre nelle stesse acque e il giorno dopo ancora, ben 200. È la «morte infinita». Che ha convinto il numero uno dell’Onu, Ban Ki-moon, ad annunciare un vertice con i Capi di Stato per il prossimo 30 settembre.











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