La propaganda Isis che fa tremare il mondo...
È una vera e propria lotteria degli orrori quella che l’Isis in questi anni ha offerto al mondo intero sulla rete attraverso foto video rivendicazioni. Arruolano bambini, gettano dai tetti dei palazzi omosessuali, bruciano vivi i prigionieri nelle gabbie, violentano tirando a sorte le donne, sgozzano turisti, giornalisti o dissidenti, crocifiggono o seppelliscono donne e bambini.
I minorenni vengono addestrati anche come «informatori e come creatori di bombe per i gruppi armati». I bambini di 12 e 13 anni vengono inviati ai corsi di guerra a Mosul. «Chi è fuggito dalla Siria viene costretto a ritornare nel proprio Paese a combattere con la Free Syrian Army (FSA).
Donne e ragazze ma anche bambine, addirittura di otto anni: estratte a sorte e «assegnate» ai diversi aguzzini, che oltre alla violenza traggono piacere anche dalla tortura psicologica delle malcapitate.
Il catalogo degli orrori è talmente vasto da lasciare davvero senza alcuna argomentazione: l’odio verso il nemico si pone al di fuori di qualsiasi principio contemporaneo. È pur vero che la «guerra è guerra» e non prevede salamelecchi di rispetto; ma certe barbarie, peraltro ostentate attraverso la diffusione sul web, erano fino a qualche tempo fa quasi inimmaginabili. In fondo credevamo di averle superate.
Il miliziano parla in inglese con accento americano, minacciando tutti i cristiani che «l'Isis vi troverà ovunque, anche nelle vostre fortezze», «ucciderà gli uomini e renderà schiavi donne e bambini», a meno che non si convertiranno all'Islam e pagheranno la «jizya», una tradizionale imposta religiosa, detta di «compensazione«, per ogni non musulmano. Seguono immagini di chiese e simboli cristiani distrutti nelle regioni sotto il controllo dello Stato islamico, ed anche una foto di papa Ratzinger.
Tutti messaggi che continuano ad invadere la rete e che destano preoccupazione nel mondo, che colpisce psicologicamente persone di ogni età e che rischiano di far bricsire le economie di mezzo mondo o di innescare una bomba non più controllabile.











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