Il punto sulla guerra in Yemen, nel giorno più sanguinoso...
Ancora una volta sono saltati i colloqui di pace sulla situazione in Yemen, voluti dall’Onu e previsti per oggi a Ginevra. Capiamo perché.
La pace in Yemen si fa sempre più lontana. Dopo il fallimento della tregua di cinque giorni, iniziata lo scorso 12 maggio e subito violata, da chi non si è ancora ben capito, poche ore fa la conferma del rinvio dei colloqui di pace richiesti dall’Onu circa una settimana fa, che erano stati programmati per oggi 28 maggio, a Ginevra.
Il governo yemenita aveva infatti fatto sapere che, come condizione per partecipare ai colloqui, i ribelli sciiti avrebbero dovuto ritirarsi dai territori conquistatati. Così gli houthi si sono rifiutati di prendervi parte.
Si tratta della seconda volta che accade, dal rinvio dei colloqui di pace per lo Yemen a Riyadh. Il presidente yemenita Abd Rabbo Mansur Hadi, in esilio nella capitale saudita, aveva pianificato nella capitale saudita un incontro con alcuni delegati del governo yemenita e con gli houthi, i quali però, essendosi rifiutati di cedere alla richiesta di disarmo da parte di Hadi, hanno deciso di boicottare il summit.
I bombardamenti della coalizione saudita contro Sana’a, la capitale yemenita, nel frattempo si fanno sempre più intensi, e le vittime degli attacchi in tutto il paese, oggi , in un solo giorno, hanno raggiunto le 80 persone. Sono 43 i morti dei raid aerei sulla capitale, diventata orami da settimane la roccaforte dei ribelli houthi.
I cinque giorni di tregua, conclusisi il 17 maggio scorso, hanno comunque reso possibile l’arrivo di aiuti umanitari. Anche l’Iran, alleata dei ribelli houthi, sembra abbia preso partecipato al carico di medicine e cibo inviate dall’estero, sebbene la coalizione saudita e gli Stati Uniti abbiano accusato Teheran di armare i ribelli sciiti in Yemen. Ma il governo iraniano ha fatto sapere a più riprese che la spedizione navale di aiuti è stata coordinata con l’Onu e la Croce Rossa Internazionale.
La situazione umanitaria nel paese si aggrava ogni giorno di più. Secondo le Nazioni Unite sono 545mila i profughi del paese, mentre scarseggiano beni necessari come cibo e acqua e le persone che hanno bisogno di assistenza medica sono arrivate a 8,6 milioni. Le vittime del conflitto, che dura da ben 7 settimane, hanno raggiunto le 1. 850 persone...
(Il Journal)











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