Cosa vuole veramente lo Stato Islamico?...
Sono tante le sviste che l’Occidente ha preso e continua a prendere nella guerra contro l’Is. Tra le più gravi, quello di trascurarne la genealogia.
Cos’è lo Stato Islamico? Da dove proviene? Quali sono le sue intenzioni? La semplicità di queste domande può essere ingannevole e alcuni leader occidentali sembrano conoscere le risposte.
Nel mese di dicembre il New York Times ha pubblicato commenti riservati fatti dal generale Michael K. Nagata, comandante delle operazioni speciali degli Usa in Medio Oriente, che ha ammesso di non essere ancora riuscito a capire gli obiettivi dell’Is, il suo appeal. “Non abbiamo sconfitto l’idea- ha detto- Non capiamo nemmeno cos’è questa idea”. Lo scorso anno il presidente Obama ha fatto riferimento all’Isis in vari modi, come ‘non islamico’ o come ‘ squadra di riserva’ di Al Qaeda. Dichiarazioni che riflettono la confusione che circola sul gruppo e che può contribuire ancora oggi a significativi errori strategici nella guerra contro lo Stato Islamico, arrivato ormai anche in Libia.
Il gruppo che ha occupato Mosul in Iraq, lo scorso giugno, e che governa ormai un territorio più grande di quello del Regno Unito, è guidato da Abu Bakr Al-Baghdadidal maggio 2010.
La nostra ignoranza su cosa sia l’Is è piuttosto comprensibile: è un regno eremita. Pochi sono andati lì e tornati e i responsabili delle stragi compiute anche in Europa, sono stati uccisi prima di poter fornire delle informazioni utili.
Lo Stato Islamico segue una particolare varietà di Islam le cui credenze circa il patto del Giorno del Giudizio sono alla base della sua azione e questo potrebbe aiutare l’occidente a prevederne la strategia. La sua ascesa al potere non ha nulla a che vedere con quella dei Fratelli Musulmani in Egitto lo scorso anno, ma è molto più simile alla predicazione di Jim Jones in America, leader della congregazione laico protestante ‘Tempio del popolo’, che negli anni ‘70 indusse i membri della sua setta a suicidarsi in massa (circa 900 persone).
Gli errori compiuti dall’Occidente in merito all’Is
Il primo errore compiuto dall’Occidente è stato quello di confondere Al Qaeda con l’Is. Il jihadismo si è evoluto moltissimo tra il 1998 e il 2003 e l’organizzazione di Osama Bin Laden è un gruppo flessibile, che opera in modo sparso in Medio Oriente, come un network di cellule autonome. L’Is invece rivendica il controllo sul territorio per affermare la sua legittimità e una struttura di potere top-down per poterlo governare.
Siamo inoltre ingannati da una campagna, sicuramente mossa da buone intenzioni, che però nega la natura religiosa medievale del gruppo. A differenza dei membri di Al Qaeda, moderni al punto di frequentare i grandi magazzini Walmart o di cenare da Pizza Hut, gran parte di quello che fa lo Stato Islamico sembra privo di senso se considerato alla luce della contemporaneità. Quello a cui aspirerebbe l’Is è il ritorno ad un contesto giuridico del VII sec e la realizzazione dell’apocalisse. Sono proprio i membri dell’Isis a riferirsi in modo derisorio ai ‘moderni’. Essi insistono spesso sul fatto che non possono venir meno su quanto detto dal profeta Maometto e dai suoi primi seguaci. Utilizzano codici moderni, internet, i social, la tv, ma nei contenuti essi si rifanno a delle specifiche tradizioni del primo Islam.
Per fare un esempio: nel mese di settembre scorso lo sceicco Abu Muhammad Al-Adnani, capo portavoce dell’Isis, ha invitato i musulmani che vivono in paesi dell’ovest, come Francia o Canada, a trovare gli infedeli e a distruggergli la testa con una pietra, avvelenarli e investirli con un’auto, poi far perire le loro coltivazioni. Alle orecchie occidentali, queste forme punitive bibliche sono poi affiancate all’invito di investire gli infedeli con un mezzo moderno, come l’auto.
La realtà, secondo Graeme Wood del The Atlantic, è che lo Stato Islamico è veramente ‘islamico’. I musulmani possono prendere le distanze quanto vogliono dalle più orrende barbarie perpetrate dall’Is, ma quello che fa il gruppo è aderire al messaggio di Maometto in tutto, stampa, monete, targhe, articoli di cancelleria. Conoscere la genealogia dell’Is aiuterebbe forse a non sottovalutarlo...
(Il Journal)











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