Tunisia, elezioni presidenziali: i candidati, i favoriti e gli scenari...





Di Luca Lampugnani 

Domenica 23 novembre 5,2 milioni di tunisini sono chiamati alle urne per l'elezione del Presidente della Repubblica, il primo ad essere scelto a suffragio universale e sotto la nuova Costituzione approvata a gennaio. Il voto, che arriva a meno di un mese dall'appuntamento per la composizione del Parlamento, è certamente parte integrante e fondamentale del delicato iter che sta portando il Paese ad una transizione politica totalmente democratica, obiettivo finale che la Tunisia tenta di raggiungere dal 2011 quando le rivolte della cosiddetta Primavera Araba portarono alla caduta di Zine El-Abidine Ben Ali.

Piuttosto affollata, per la corsa alla conquista del Palazzo di Cartagine (residenza presidenziale che si affaccia sul Mar Mediterraneo nella capitale Tunisi) sono state presentate all'incirca 70 candidature. La maggior parte di queste sono state in un secondo momento scremate dall'Instance supérieure indépendante pour les élections (ISIE, in italiano Istanza Superiore Indipendente per le Elezioni), che ne haapprovate in tutto 27. Negli ultimi giorni, infine, il ritiro annunciato da cinque pretendenti al ruolo di Capo dello Stato ha snellito ulteriormente la lista (comunque piuttosto lunga), portando il numero dei possibili candidati tra cui votare a 22.

Quali sono i poteri del Presidente tunisino?

Con la nuova Costituzione è stato inaugurato una sorta di semi-presidenzialismo. In tal senso, il Presidente 'condivide' con il primo ministro il potere esecutivo, mentre la sua voce è fondamentale nella Difesa, nella Sicurezza Interna e nella Politica Estera. Ancora, può sfruttare il diritto di veto rispedendo al mittente una legge e può ovviamente sciogliere il Parlamento.  

Chi è il favorito?

Indicato come favorito dai sondaggi e da numerosi osservatori internazionali è Beji Caid Essebsi, fondatore e numero uno di Nidaa Tounes, partito laicista che alle elezioni del 26 ottobre ha guadagnato il 37% delle preferenze e la maggioranza relativa del Parlamento con 86 seggi. Già ministro (per tre volte), capo del Parlamento e ambasciatore durante il controllo autoritario di Habib Bourguiba prima e Ben Ali poi, attorno ad Essebsi si concentrano speranze e timori: stando ad alcune chiavi di lettura, infatti, il suo bagaglio di esperienza può essere solo un vantaggio per il Paese, mentre secondo altri esperti sono tutt'altro che trascurabili sia la sua età (oggi 87enne), sia il rischio di un preoccupante ritorno ad una sorta di ancien régime.

Ci sono altri candidati da tenere d'occhio?

Altri concorrenti di primo piano per le presidenziali tunisine sono l'uscente Moncef Marzoukiil "Berlusconi tunisino" Slim Riahiiil magistrato Kalthoum Kannou e il fondatore di Ettakatol Mustapha Ben Jafaar.
Il primo, fondatore nel 2001 dell'allora partito clandestino Congresso per la Repubblica, in seguito alle conseguenze della Primavera Araba è stato indicato come Presidente ad interim nel 2011 dall'Assemblea Costituente, eletto quindi a suffragio indiretto. Imprigionato nel 1984 e successivamente costretto all'esilio a causa della sua grande opposizione nei confronti del regime di Ben Ali, Marzouki ha annunciato durante la campagna elettorale che si tratta della sua ultima avventura politica: qualora non dovesse risultare vincitore, ha infatti anticipato il suo ritiro dalla scena. Nonostante il suo Congresso per la Repubblica abbia subito perdite significative nel corso delle ultime elezioni politiche, il presidente uscente dovrebbe poter contare sull'appoggio di coloro che più temono un ritorno al passato.
Il secondo, 42 anni, cresciuto in Libia perché esiliato insieme alla famiglia, nel 2011 è tornato in Tunisia fondando l'Unione Patriottica Libera, giunto terzo all'appuntamento elettorale del 26 ottobre. L'appellativo "Berlusconi tunisino" gli è dovuto alle numerose analogie che lo avvicinano all'ex premier, oggi senatore decaduto, italiano: milionario, proprietario di una squadra calcistica particolarmente famosa in patria (Club African), detentore di una quota societaria nel giornale Dar Assabah e fondatore di tre canali televisivi (Ettounsiya News, Ettounsiya Al-Oula e Ettounsiya Sport). Stando ad analisti ed osservatori, a spingere per la sua elezione sarebbero soprattutto molti giovani del Paese.
Il terzo, il magistrato Kalthoum Kannou, è la prima donna a partecipare ad una corsa presidenziale in Tunisia. Stando alle sue dichiarazioni fortemente impegnata ad evitare un ritorno ai totalitarismi e alle dittature del passato, ad ogni modo la sua candidatura viene bollata principalmente come simbolica, benché la stessa Kannou abbia affermato in più d'un occasione di non essere una candidata per le donne - parte fondamentale della sua proposta politica sono le questioni di genere -, ma "per tutta la Tunisia". Nonostante la sua presenza nella lista dei 22 abbia avuto forte risonanza, difficilmente il magistrato riuscirà a sedere al Palazzo di Cartagine.
Il quarto ed ultimo, Mustapha Ben Jafaar, si autoproclama il "vero sfidante" del favorito Essebsi. 74enne, già presidente del Parlamento e figura di spicco con il partito Ettakatol nell'Assemblea Costituite del dopo Ben Ali, alle politiche del 26 ottobre ha ricevuto un vero e proprio schiaffo elettorale rimanendo a bocca asciutta di seggi. Insieme ad altri legislatori, ha partecipato attivamente alla scrittura della Costituzione poi approvata a gennaio.

Cosa succede se non vince nessuno al primo turno?

Nel caso molto probabile che le urne di domenica 23 novembre non restituiscano alcun nome in maggioranza assoluta sugli altri, il ballottaggio tra i due candidati più votati è fissato per il 28 dicembre.

Qual è nel frattempo la situazione politica del Paese?

Nonostante la netta (ma non assoluta) vittoria di Nidaa Tounis alle elezioni politiche del mese scorso, ad oggi il partito non ha ancora indicato le sue intenzioni in materia di esecutivo. I lavori per la nomina e l'indicazione dei ministri e delle figure chiave della nuova politica tunisina sono infatti rimandati almeno fino a quando non sarà chiaro se sarà necessario un ballottaggio e soprattutto con chi, mossa utile a Nidaa Tounis per capire quale strada intraprendere.
In tal senso, la preoccupazione principale dei laicisti è allontanare i forti sospetti di un ritorno al passato, di una volontà a ristabilire una sorta di partito unico affossando ogni opposizione, a partire da quella degli islamisti rappresentati dal grande sconfitto del 26 ottobre, Ennahdha. Proprio quest'ultimo, dimostrando estrema sagacia politica mascherata da assoluta volontà democratica, ha voluto lanciare un messaggio chiaro a Nidaa Tounis non indicando un suo candidato di punta, ma lasciando libertà di scelta ai propri elettori. Insomma, senza un equilibrio di potere con gli islamisti, i laicisti in maggioranza relativa rischiano di innalzare nuovamente le tensioni nel Paese, dove ormai da tempo l'economia è allo stremo e non mancano i problemi.
Alla luce di tutto questo, una possibile (e probabile) soluzione sarebbe un compromesso tra le due fazioni storicamente contrapposte, un governo di larga unità nazionale dove siano divisi i ministeri chiave e dove sia possibilmente condiviso tanto il premier quanto il presidente. In questo modo, si assicurerebbe al processo democratico ulteriore stabilizzazione - di tempo affinché il processo della Primavera Araba possa dirsi concluso ne passerà ancora molto -, contribuendo al contempo a stemperare il clima allontanando la visione ridotta ai minimi termini di una Tunisia pro islamica o anti islamica, divisa nel mezzo da un muro difficilmente superabile.

(International Business Times)

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