L’Isis è sempre all’attacco in Iraq e in Siria...





Il presidente siriano, Bashar Assad, invoca una collaborazione internazionale contro l’Isis, mentre l’organizzazione jihadista continua a combattere su più fronti. Lasmentita delle voci sulla morte di Abu Bakr al Baghdadi sembra aver dato un nuovo vigore all’offensiva degli islamisti.
Il numero uno del regime di Damasco ha teso la mano alla coalizione capeggiata da Washington, sostenendo che il fenomeno dell’Isis non è nato all’improvviso, ma dai numerosi errori commessi dopo lo scoppio delle proteste in Siria. Tuttavia, nei giorni scorsi Barack Obama aveva ribadito che Assad non è un interlocutore, in quanto delegittimato dagli avvenimenti degli ultimi anni. Dunque, gli Stati Uniti, almeno in via ufficiale, hanno respinto l’offerta diplomatica del governo siriano.

Il punto sulla guerra dell’Isis, da Kobane all’Iraq

Kobane i bombardamenti dell’aviazione americana hanno inflitto pesanti perdite all’Isis, nonostante il violento assalto lanciato alla città. La resistenza curda si è dimostrata molto tenace e l’arrivo dei rinforzi dall’Iraq ha dato respiro, oltre che portare armi e munizioni fondamentali per fronteggiare l’artiglieria dei jihadisti. Gli scontri delle ultime settimane hanno comunque provocato un bilancio pesantissimo di vittime: secondo l’osservatorio siriano dei diritti umani, almeno 1.200 persone hanno perso la vita durante i combattimenti.
Tuttavia, nella provincia di Anbar, in Iraq, l’Isis ha attaccato un palazzo governativo nei pressi di Ramadi, città già un gran parte controllata dall’autoproclamato Califfato. Le forze di sicurezza irachene hanno risposto al fuoco per respingere l’offensiva. Ma gli scontri confermano che l’organizzazione islamista non è affatto in crisi come era stato prospettato di recente.
(Il Journal)

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