Liberati otto ostaggi dei qaedisti in Yemen. Ma non quelli “giusti”. Non tutti, almeno...
Sembra finalmente chiarirsi la storia dell'intervento americano nell'operazione
Un’operazione volta alla liberazione di numerosi ostaggi detenuti dai qaedisti in Yemen e riuscita a metà, mancando la liberazione di un britannico e un americano, tanto che il coinvolgimento dei militari americani è emerso solo dopo alcuni giorni.
Funerali solenni a Sanaa per i militari uccisi negli scontri con i qaedisti (Photo credit MOHAMMED HUWAIS/AFP/Getty Images)
L’ATTACCO ALLE CAVERNE - La forze speciali americane hanno effettivamente partecipato alla missione per liberare otto ostaggi nelle mani dei qaedisti yemeniti di cui si è avuta notizia in settimana. L’operazione si è svolta in una remota regione desertica nel Nord dello Yemen, ai confini con l’Arabia Saudita, dove i qaedisti trovano la protezione delle tribù locali.
GLI OSTAGGI SPOSTATI - Giunte sul posto le forze speciali americane, supportate da droni e accompagnate dall’esercito yemenita, hanno trovato solo parte degli ostaggi attesi, visto che cinque di loro, tra i quali uno statunitense e un britannico, erano stati spostati giorni prima.
OTTO OSTAGGI LIBERATI - L’operazione non è stata semplice, ha coinvolto quattro gruppi che hanno dato all’assalto a un gruppo di caverne elette come base dai qaedisti nel deserto del Hagr al-Saiaar, dove la loro presenza era stata segnalata dall’osservazione di pick-up che trasportavano passeggeri coperti da lenzuoli. Trenta uomini, tra i quali diversi cecchini sono stati lanciati all’assalto delle caverne e hanno ucciso tutti e 7 i guerriglieri presenti. All’interno c’erano effettivamente 8 ostaggi in catene, ma non l’americano e il britannico, spostati insieme ad altri 3 nei giorni precedenti, uno yemenita, un sudafricano e un turco. Il racconto dell’attacco è stato presentato da un membro delle forze speciali yemenite, Abu Marouf, sul portale 26 settembre, un sito semi-ufficiale dell’esercito yemenita.
LA POLVERIERA YEMEN - La situazione in Yemen negli ultimi mesi si è fatta particolarmente fluida e incerta, con il governo impegnato da un lato dall’insorgere degli Houti, sciiti, che sono arrivati a prendere possesso della capitale e costringere il governo alle dimissioni, la spinta secessionista del Sud che vorrebbe tornare all’assetto tenuto durante la Guerra Fredda e la guerriglia qaedista, rappresentata da Al Qaeda nella Penisola Arabica. Una presenza molesta e bellicosa, in un paese che oltre ad essere l’unica repubblica nella Penisola Arabica è anche il suo ponte d’elezione da e per l’Africa, separata com’è da uno stretto braccio di mare dalla Somalia, altra presenza destabilizzante. Un quadro nel quale la partecipazione militare americana sembra limitata alla lotta ai qaedisti, a prescindere dai governi che si avvicendano a Sanaa e dalla situazione nel resto del paese.
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(Giornalettismo)











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