La violenza domestica in Europa e nel Mondo: un’emergenza sociale sottovalutata...
Di Stefano Consiglio
La violenza sui bambini
La protezione dei bambini da ogni forma di violenza è garantita a livello internazionale dalla Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia, oltre che da una serie di altri accordi stipulati tra i vari Stati. Ciò nonostante la violenza contro i bambini e gli adolescenti è una realtà drammaticamente presente in tutto il mondo, a prescindere dall'area geografica, dalla religione, dal colore della pelle. Parlando più specificatamente di violenza domestica, essa può concretizzarsi nelle due forme della violenza diretta e della violenza assistita.
La violenza diretta
Un recente studio pubblicato dall'UNICEF nel 2014 ha registrato numerose forme di aggressione che includono la violenza sessuale, la violenza fisica, la violenza psicologica. La violenza sessuale appare come un fenomeno avente una diffusione limitata all'interno del nucleo familiare, se comparata con le altre forme di violenza presa in considerazione dal report. Ciò nonostante è bene sottolineare che questa forma di violenza genera una serie di traumi che vanno ben al di là dei danni fisici conseguenti al rapporto. L'esposizione all'HIV e ad altre malattie sessualmente trasmissibili rappresenta sicuramente un rischio, unitamente alla possibilità di gravidanze indesiderate da parte di ragazze in età riproduttiva. Ciò che preoccupa maggiormente l'UNICEF, tuttavia, sono i disordini psichici conseguenti alla violenza: anoressia o bulimia sono due tipiche reazioni, cui si accompagnano frequenti casi di panico e/o depressione. Il suicidio è molto comune tra i ragazzi/e che subiscono violenza, i quali provano un forte senso di vergogna a causa delle attività sessuali a cui sono costretti. Oltre ai danni fisici e psicologici occorre considerare anche le difficoltà a relazionarsi in cui incorrerà il ragazzo, in particolare quando il predatore sessuale è una persona incaricata si sorvegliarlo o un individuo fidato. La vittima di violenza potrebbe sviluppare una forte sociopatia che la porterebbe a provare un senso di paura ed angoscia nelle relazioni interpersonali, rendendo difficile la costruzione di un nucleo familiare. Stando ai dati raccolti dall'UNICEF ragazzi violentati da bambini o da adolescenti sono più propensi a commettere crimini e ad essere arrestati una volta raggiunta l'età adulta. Essi, inoltre, tenderanno a trovare rifugio dal loro stress nella droga e/o nell'alcol, aggiungendo ulteriori danni fisici a quelli eventualmente causati durante il rapporto.
Per quanto concerne la violenza fisica, sia nella forma delle punizioni corporali sia in quella della violenza gratuita, sono estremamente diffuse. Solo nel 2012, infatti, 95 mila tra bambini e adolescenti sono stati uccisi in modo violento. Le punizioni corporali, nonostante la proibizione contenuta nella Convenzione sui diritti dell'infanzia e i vari appelli dell'UNICEF, sono all'ordine del giorno. Stando ai dati forniti dal report sei famiglie su dieci utilizzano la violenza per educare i propri figli. Questi dati, naturalmente, variano enormemente da paese a paese. Nello Yemen, ad esempio, si raggiungono percentuali del 95 per cento mentre a Panama questo dato scende a quota 45 per cento. Anche nei paesi europei le punizioni corporali risultano estremamente diffuse. Secondo i dati raccolti dal Parenting across Cultures Project del 2009, che ha compiuto uno studio sulle punizioni corporali inferte ai bambini tra i sette e i dieci anni, in Gran Bretagna circa il 42 per cento dei genitori intervistati hanno ammesso di aver punito fisicamente i propri figli. In Francia l'87% degli adulti intervistanti ha ammesso di utilizzare la famosa "sculacciata" come forma di punizione. Simili percentuali sono state registrate in Germania e Spagna. In Italia la percentuale di famiglie che ricorre alle punizioni corporali supera abbondantemente il 50 per cento, con dati più contenuti per le punizioni così dette "severe". Anche negli Stati Uniti le punizioni corporali sono molto diffuse; i bambini di sesso maschile, stando ai dati raccolti nel 2009, sono maggiormente esposti rispetto alle bambine.
La violenza assistita
Mentre la violenza diretta è stata oggetto di numerosi studi sia a livello nazionale che internazionale, la violenza assistita è un fenomeno meno noto anche agli stessi operatori socio-sanitari che vanno a relazionarsi con i bambini vittime di violenza domestica. Stando a recenti studi i bambini spettatori delle violenze commesse dai genitori sviluppano un forte senso di colpa dovuto alla consapevolezza di non avere i mezzi per intervenire. Nell'immediato il bambino può sviluppare stress, depressione, difficoltà scolastiche, ridotte capacità empatiche, bassa autostima e gravi capacità relazionali. Una volta raggiunta l'età adulta il bambino che ha assistito a fenomeni di violenza domestica tenderà a reiterare questi comportamenti in particolare nei rapporti di coppia. Stando ai dati rilasciati dall'ISTAT nel 2012 di tutte le donne che hanno denunciato una violenza domestica oltre il 60 percento ha dichiarato che i propri figli hanno assistito ad uno o più di questi episodi.
La segnalazione come strumento per combattere la violenza domestica
Tutti questi dati raccolti dalle varie organizzazioni nazionali e internazionali impegnate nella lotta contro la violenza domestica dimostrano la gravità di questo fenomeno, una vera e propria emergenza sociale che a differenza del pensiero comune non è circoscritta ai paesi in via di sviluppo o alle classi sociali più disagiate. Al contrario la violenza domestica si manifesta in tutti gli strati sociali, indipendentemente dal grado di educazione, reddito, collocazione geografica e età. Come abbiamo avuto modo di stabilire in Europa la violenza sia contro le donne che contro i bambini presenta dei livelli che, sebbene inferiori rispetto agli Stati asiatici o africani, sono comunque intollerabili. Di tutte le forme di violenza quella che più di ogni altra alimenta la riproposizione attraverso le generazioni di questo fenomeno è la violenza sui bambini. Un bambino che subisce o assiste alla violenza, infatti, sarà più propenso a sviluppare nel tempo comportamenti violenti che a sua volta colpiranno altri bambini. Ecco perché la segnalazione di comportamenti violenti da parte delle donne che li subiscono dal proprio partner è ancora più importante.
Queste, purtroppo, vengono spesso bloccate a causa della così detta ruota della violenza, una teoria che tenta di spiegare quali motivazioni spingono una donna a non denunciare episodi di violenza domestica. Nel momento in cui il partner comincia ad essere violento, la donna tenderà ad assumere comportamenti atti ad evitare ogni forma di aggressione. Questa prima fase, caratterizzata da una tensione verso la violenza, sarà seguita da una seconda fase in cui il violento metterà in pratica le proprie minacce, nonostante gli atteggiamenti remissivi della donna. A questo punto si entrerà nella terza fase in cui l'autore della violenza si pentità di quello che ha fatto, domanderà scusa e prometterà di non ripetere mai più quell'azione. La vittima si convincerà che la violenza non si ripeterà più, ma con il passare del tempo il violento ricomincerà ad accusare la vittima e a minacciarla riiniziando di fatto il ciclo con una riproposizione della prima fase. Questa teoria rende ancor più evidente l'importanza di segnalare le violenze, anche se ciò può determinare uno sconvolgimento della vita familiare. Solo in questo modo, infatti, una donna potrà preservare sé stessa e i propri figli dagli effetti che la violenza causerà nel breve e nel lungo periodo sulla loro salute fisica e psicologica. Inoltre la preservazione dei bambini da ogni forma di violenza assistita garantirà contestualmente una riduzione di questo fenomeno nelle successive generazioni.
(International Business Times)











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