Armi chimiche siriane a Gioia Tauro I cablo di WikiLeaks spiegano perché...


L'approdo calabrese è stato scelto per il transito degli armamenti in quanto "sorvegliato speciale" degli Stati Uniti da oltre dieci anni e per la sua posizione strategica. Che lo ha reso anche il punto di partenza del traffico di armi e di droga controllati dalla 'ndrangheta


di Stefania Maurizi


Non è un porto a caso quello scelto per far transitare le armi chimiche siriane e trasferirle a bordo della nave americana Cape Ray in modo da consentirne la distruzione. Il porto prescelto, Gioia Tauro, è il sorvegliato speciale degli Stati Uniti fin dal 2003 ed è oggetto di due delicatissime e speciali operazioni di sicurezza e di intelligence portate avanti dagli Usa a partire dall'11 settembre: la “Container Security Initiative” (Csi) e “Megaport”. A rivelarlo sono i cablo segreti di WikiLeaks che documentano il lavoro costante portato avanti dalla diplomazia americana sulla situazione del porto.

Perché tanto interesse degli americani per Gioia Tauro? La posizione strategica e il volume di traffico sono le risposte. «E' il terzo porto di transshipment [trasferimento di un carico da una nave all'altra, ndr] dell'Europa, con circa 3 milioni di container che ci passano ogni anno», scrive nel 2009 l'ambasciata Usa di via Veneto in un cablo riservato in cui fotografa la situazione del porto: «Nell'anno fiscale 2008, si sono registrate 19.031 polizze di carico marittimo [documento che attesta l'imbarco della merce in uno specifico porto di partenza verso uno di destinazione, ndr] verso gli Stati Uniti dal porto di Napoli, ispezionate dagli ufficiali Csi e 40.466 dal porto di Gioia Tauro».

L'operazione “Container Security Initiative (Csi) viene lanciata dagli Stati Uniti all'indomani dell'11 settembre per controllare i container navali che viaggiano verso gli Usa: gli americani vogliono avere la certezza che non sia possibile attaccare il paese attraverso un container dal mare, che contenga materiali e armi di distruzione di massa utilizzabili dai terroristi per un nuovo devastante attentato. Mettono così in piedi l'operazione Csi, che consente una forte sorveglianza sui container dei paesi che aderiscono all'iniziativa. I controlli sono affidati a personale specializzato americano in collaborazione con i funzionari delle dogane locali. E' un lavoro tecnico e di intelligence, che si avvale di informazioni riservate, strumenti e tecnologie speciali per identificare, ispezionare ed esaminare con scanner particolari i container, alla ricerca di qualsiasi tecnologia o materiale utilizzabile per costruire armi di distruzione di massa (chimiche, biologiche e nucleari) per un attentato contro gli Stati Uniti.

Oggi 58 porti mondiali sono nella rete Csi e permettono di sorvegliare l'85 percento del traffico di container verso gli Usa. L'Italia e l'Inghilterra sono gli unici due paesi europei ad avere ben cinque porti inseriti nel programma di sicurezza Csi : Gioia Tauro, Napoli, Livorno, Genova e La Spezia.

Fin dal 2003 l'interesse degli Usa di avere Gioia Tauro nella lista Csi è totale: a preoccuparli moltissimo è la massiccia presenza della mafia che detta legge. Gli americani mandano sul posto il console di Napoli, parlano con istituzioni, prefetti, magistrati e organizzazioni come “Ammazzateci Tutti”, per avere una mappa più accurata possibile di quello che accade in Calabria. «Avendo visto gli stretti controlli di sicurezza al porto di Gioia Tauro», concludono nel 2008, «il console crede che il traffico di droga possa essere fatto solo e soltanto con l'assistenza e la complicità di personale corrotto». Non solo: «il porto è anche usato nel traffico illegale di armi», registrano nei cablo. «La logica ci porterebbe a concludere che la 'ndrangheta non potrebbe spostare droga e armi senza il consenso delle dogane e della guardia di finanza». Ma più che il ragionamento logico astratto, è la presenza dei loro uomini sul campo a confermare cosa succede nel porto: «Il capo del team Csi a Gioia Tauro conferma che è un dato di fatto che il porto sia gestito dalla mafia», scrivono nel maggio 2009, «che le minacce della mafia siano nell'aria è evidente anche dal fatto che gli agenti della dogana a volte sono riluttanti a prendersi la responsabilità di bloccare una spedizione di merce per consentire un'ispezione del Csi e preferiscono piuttosto che sia la guardia di finanza, che è una forza armata, a essere associata al blocco, “Ci sono occhi dappertutto”, ci ha detto di recente il capo del team».

Alla diplomazia non sfugge il problema delle mazzette e del personale pronto a guardare dall'altra parte, tra minacce e corruzione. «Recentemente», comunicano a Washington nel 2009, «due doganieri italiani che lavoravano al programma Csi nel porto di Gioia Tauro sono stati trasferiti a causa delle minacce: a uno gli avevano sparato e l'altro è stato minacciato e ha ricevuto due proiettili a casa. E' in corso un'inchiesta, ma i colleghi del Department of Homeland Security [il dipartimento Usa della sicurezza creato dopo l'11 settembre per tutelare porti, aeroporti e territorio Usa da attacchi terroristici, ndr] crede che i due, probabilmente, facessero il loro lavoro troppo bene e siano stati presi di mira dalla 'ndrangheta. Altro problema è il fatto che doganieri e agenti della guardia di finanza non sono ben pagati. L'anno scorso a Genova sono stati arrestati degli agenti delle Dogane per aver preso delle tangenti relativamente modeste».

Nei cablo si racconta che mentre il personale italiano dell'operazione Csi ha subito attacchi e «gravi minacce», quello americano «finora non è stato né attaccato né minacciato, ma ha preso misure di sicurezza aggiuntive alla luce di questi incidenti». La collaborazione delle autorità italiane è totale, secondo quanto scrivono gli americani, ma i problemi sono enormi e un'altra preoccupazione del personale Usa inviato in Calabria per l'operazione Csi è la situazione della sanità calabrese. «Per il personale americano a Gioia Tauro, una preoccupazione correlata alla mafia è il livello al di sotto degli standard della sanità nell'area. Secondo il procuratore Gratteri, le lauree da medico e da infermiere possono essere comprate e (stando alle sue parole) ci sono pochi dottori qualificati in Calabria. L'ospedale diVibo Valentia - dove vive la maggior parte del personale Csi - ha attirato l'attenzione di molta stampa l'anno scorso dopo due morti facilmente evitabili, dovute per esempio in un caso alla mancanza di un generatore elettrico di emergenza», scrivono in un file riservato del 2009, dove riferiscono a Washington che il team Csi di Gioia Tauro è in costante contatto con il console americano a Napoli per qualsiasi problema di sicurezza.

Per la diplomazia americana, la situazione del porto calabrese è chiara: «Un porto controllato dalla mafia e così facilmente usato come punto d'ingresso di droga e armi è soggetto a diventare porta d'ingresso per materiali ben più pericolosi». E così nel 2010 oltre all'operazione Csi, propongono anche la missione “Megaport” , per scannerizzare i container alla ricerca di materiale radioattivo, nucleare e di altri materiali particolarmente pericolosi utilizzabili per le armi di distruzione di massa . «Megaport è particolarmente necessario in Italia a causa del forte controllo che ha la criminalità organizzata sulle operazioni di certi porti italiani e della risultante mancanza di certezze dell'affidabilità delle ispezioni dei cargo», scrivono a Washington nel gennaio 2010.

Ci sono due porti che gli Usa vogliono subito inserire nel programma Megaport: Genova e Gioia Tauro. Sì, proprio il porto dove ora transiteranno le armi chimiche siriane. E dove della mancanza di certezze nelle ispezioni dei cargo scrivono da anni gli stessi diplomatici americani...
(L'Espresso)

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