Quando le coperte non devono più scaldare: strage di civili a Damasco...

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31 ottobre 2013 – Al Hajar Alaswad, provincia di Damasco
In Siria sta arrivando l’inverno, ma ci sono coperte che non devono più scaldare i corpi che avvolgono; diventano sudari, l’ultima veste prima di lasciare le proprie case e finire al campo santo.
Sono coperte che non stanno più sui letti, dove ci si riposa, dove i bimbi saltano, dove ci si fa abbracciare dalla notte, dove si attende il nuovo giorno; sono coperte che nascondono cadaveri: bambini, donne, uomini strappati alle loro vita dai bombardamenti, colti spesso nell’intimità delle loro case, violate dalla violenza inestinguibile di un’umanità alla deriva.
Tra i civili siriani uccisi negli ultimi 31 mesi ce ne sono migliaia che non hanno avuto nemmeno un sudario bianco per il loro ultimo viaggio: la cultura musulmana vuole che i morti non vengano vestiti, ma vengano lavati, profumati e poi avvolti in lenzuola bianche, come si fa con i neonati. Il sudario diventa quindi l’abito con cui si va incontro all’ultimo viaggio. Ma in Siria anche venire avvolti in un sudario è diventato un lusso. Non potremo mai dimenticare che a Baba Amr, nel cuore di Homs, durante i mesi dell’assedio, spesso hanno dovuto usare un unico sudario per due persone. Non potremo mai dimenticare che tanti corpi, smembrati dalle deflagrazioni, sono stati seppelliti all’interno di sacchi.
La morte causata dalle armi violenta persino la dignità di un funerale.
Le immagini documentano una strage di civili avvenuta oggi, 31 ottobre 2013, in provincia di Damasco, località Al Hajar Alaswad: una distesa di coperte di lana nasconde i corpi di donne e bambini rimasti uccisi dai bombardamenti sul centro abitato. Un giovane soccorritore esasperato scopre il lembo di una coperta che avvolge un bimbo e, stringendo il suo braccio esanime, implora Allah, dicendo “Non abbiamo che Te”, continuando a chiedere: “Che colpa hanno questi bimbi”?


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