L’ultimo saluto al collega Mohamed Said....(video)

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30 ottobre 2013 – Aleppo, località Mesqan
Dignità, dolore composto e partecipazione: si è svolto così nella mattinata di ieri il funerale del giornalista venticinquenne Mohamed Said, ucciso in un agguato nella periferia di Aleppo.
Un altro collega che se ne è andato per amore del suo lavoro, per la dedizione e la passione di quello che per molti di noi non è solo un mestiere, ma è una vera e propria missione: fare i giornalisti, essere servitori della verità e documentare il dramma di popoli inermi.
Insieme al suo corpo, sotto quel cumulo di terra rossa, viene seppellita anche parte del nostro cuore, di quella coscienza che non resta impassibile di fronte al genocidio di un popolo, all’esecuzione di un giovane impegnato a raccontare un dramma che si consuma nel silenzio e nella censura. Mohamed sapeva raccontare la guerra stando dalla parte degli ultimi, dei civili lasciati soli, dei bambini, delle famiglie, e lo faceva con gentilezza e grazia, nonostante le infinite difficoltà del contesto. Tre colpi per metterlo a tacere per sempre, per interrompere la sua vita, la sua testimonianza, per allungare il muro del silenzio. A chi faceva paura questo venticinquenne? A chi fanno tanta paura i giornalisti? La risposta si scrive in quello stesso silenzio che accompagna il dramma di questo giovane che non c’è più…
Mohamed Said, come Marie Colvin, Remi Ochlik, Abdallah Dawara, Bassel Shehade e altri 200 tra reporter, fotografi, cineoperatori, giornalisti, citizen journalist siriani e stranieri.
A tutti loro è dedicato questo blog e a tutti loro va il nostro pensiero e le nostre preghiere

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