Amnesty: “Giornalisti nel mirino in Siria, l’Onu non stia a guardare”...

di Monica Ricci Sargentini

CONFLITTI...Oggi è la giornata mondiale per la libertà di Stampa e per l’occasione Amnesty International pubblica un rapporto dal titolo “Colpire il messaggero, i giornalisti nel mirino in Siria”. Nel corso degli ultimi due anni  decine di giornalisti sono stati imprigionati ingiustamente, torturati, sottoposti a sparizioni forzate e uccisi dalle forze governative e dei gruppi armati d’opposizione, nel tentativo di impedir loro di occuparsi della situazione del paese, comprese le violazioni dei diritti umani. Sono almeno 36 i reporter uccisi dall’inizio della rivolta del 2011 mentre tentavano di compiere il loro lavoro, cioè informare il mondo sui massacri di civili in atto nel Paese.
A prendere di mira la stampa non è soltanto l’esercito di Assad. “Con questo rapporto, abbiamo documentato ancora una volta come tutte le parti in conflitto stiano violando le leggi di guerra, sebbene il livello di abusi commesso dalle forze governative resti molto più grande” ha dichiarato Ann Harrison, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International“Gli attacchi deliberati contro i civili, compresi i giornalisti, sono crimini di guerra i cui responsabili devono essere portati di fronte alla giustizia” – ha sottolineato Harrison.
Da quasi un mese non si ha più notizia di Domenico Quirico, l’inviato de La Stampa che era in Siria per documentare un conflitto che sembra non interessare più di tanto l’Occidente. Per attirare l’attenzione della pubblica opinione sui reporter in pericolo la  Federazione Nazionale della Stampa ha invitato i giornali ad uscire oggi con un fiocco giallo “per il rispetto del lavoro dei giornalisti, per Domenico Quirico e tutti i giornalisti impediti di comunicare o fermati nei luoghi di guerra”. 
Da decenni, quotidiani, radio e televisioni indipendenti non possono operare liberamente in Siria. Sebbene lo stato d’emergenza in vigore dal 1963 sia stato abolito nell’aprile 2011, i giornalisti continuano a essere perseguitati quando vogliono occuparsi di un’ampia serie di temi, comprese le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze governative. Nuove leggi che avrebbero in teoria dovuto garantire maggiore libertà d’informazione, non hanno fatto nulla per migliorare la situazione.
Nel 2011, per impedire ai giornalisti di seguire le manifestazioni prevalentemente pacifiche, le autorità siriane hanno intensificato le tattiche repressive attraverso un blackout virtuale nei confronti dei media tradizionali. Queste pesanti limitazioni hanno dato luogo al fenomeno del citizen journalism e alla diffusione di informazioni sui social network da parte di cittadini che non sono giornalisti professionisti.
Tra i professionisti presi di mira figura lo scrittore e giornalista palestinese Salameh Kaileh, arrestato il 24 aprile 2012 dai servizi segreti dell’Aeronautica per aver criticato la nuova Costituzione. Portato in un centro di detenzione di Damasco, è stato chiuso seminudo in una stanza con altre 35 persone, bendato e torturato col metodo della falaqa (pestaggi sulle piante dei piedi). È stato torturato anche in ospedale prima di essere rilasciato ed espulso in Giordania.
Il presentatore televisivo Mohammed al-Sa’eed è stato rapito dalla sua abitazione di Damasco nel luglio 2012 e ucciso sommariamente dal gruppo armato d’opposizione islamista Jabhat al-Nusra.
Amnesty International, ancora una volta, chiede all’Onu di intervenire: “Chiediamo da due anni alla comunità internazionale di adottare misure concrete per garantire che i responsabili di tutte le parti in conflitto siano chiamati a rispondere di fronte alla giustizia per i crimini commessi e che le vittime ricevano una riparazione. Il popolo siriano sta ancora aspettando. Di quante altre prove di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità ha bisogno il Consiglio di sicurezza prima di riferire la situazione della Siria alla Corte penale internazionale?” ha detto ancora Harrison.
I cittadini siriani aspettano e, nel frattempo, muoiono. Una strage che deve essere fermata.
(Corriere della Sera)

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