Yemen, la nuova Siria sul fronte umanitario...




La classifica dei Paesi più insicuri al mondo. Nel 2017 lo Yemen è la nazione in cui è aumentato maggiormente il rischio di genocidio e catastrofi umanitarie. Sullo sfondo la crisi nel Golfo, con gli Emirati accusati di comprare armi dalla Corea del Nord, e di finanziare così il loro programma nucleare.
Lo Yemen intanto, continuerà a subire gli effetti collaterali di questa strategia della tensione provocata dagli USA in funzione anti-iraniana, in accordo con Riad e Israele.



Popoli minacciati
Secondo il rapporto ‘Peoples Under Threat’, popoli sotto minaccia, del Minority Rights Group International, una Ong con sede a Londra, lo Yemen è il Paese, tra i 70 più insicuri al mondo, in cui nell’anno è aumentato maggiormente il rischio di genocidio e catastrofi umanitarie. Valutati non solo i numeri di morti, feriti e sfollati causati dai conflitti, ma anche il livello di democrazia, i metodi repressivi adottati dai governi per sopprimere le voci di dissenso, l’impossibilità per i funzionari delle Nazioni Unite di accedere a questi Paesi, l’isolamento internazionale.
Disgrazie in assoluto
Nella graduatoria generale la Siria si conferma al primo posto per il terzo anno consecutivo. Seguono Somalia, Iraq, Sudan, Afghanistan, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Yemen, Pakistan, Myanmar, Libia e Nigeria. Guardando solo al 2017, la classifica vede invece in testa lo Yemen, con alle spalle buona parte dei focolai di crisi africani (Libia secondo posto, Nigeria terzo, Burundi quarto, Eritrea quinto, Angola sesto, Uganda settimo, Cameron nono, Mozambico decimo), la Turchia del dopo golpe (ottavo posto), il Bangladesh (undicesimo posto) e la Papua Nuova Guinea (dodicesimo posto).
Record 2017
Nonostante gli oltre 10mila morti e i tre milioni di sfollati dall’inizio del conflitto, nel 2015, lo Yemen resta confinato nelle cronache quotidiane dei media internazionali, offuscato dalle guerre in Siria e Iraq. E tutto accade mentre nel Paese proseguono senza sosta i combattimenti e i bombardamenti aerei dei caccia sauditi nelle aree in mano agli Houthi, sciiti, sostenuti dall’Iran. Oltre ai morti e agli sfollati: dei 20 milioni di yemeniti, all’80% servono aiuti umanitari; 14 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici; dilaga il colera con oltre 300mila casi che hanno provocato finora più di 1.700 morti.
I tanti colpevoli
Di Yemen si parla quasi esclusivamente per commentare lo scontro tra Arabia Saudita e Iran, nell’ultimo mese arricchito dalla manovra di accerchiamento saudita ai danni del Qatar, accusato di tessere rapporti “pericolosi” con Teheran e di sostenere militarmente ed economicamente gruppi jihadisti negli scacchieri caldi del pianeta, non solo in Siria e Iraq, ma anche in Libia. ‘Da che pulpito viene la predica’. La crisi del Golfo vede adesso sotto i riflettori gli Emirati Arabi, alleati sospetti in questa partita dell’Arabia Saudita insieme a Egitto e Bahrein. L’intelligence Usa avrebbe scoperto una colossale montatura proprio degli Emirati, per interessi interni.
Emirati e armi dalla Corea
Per gli Emirati, ora un’altra accusa dall’Institute for Gulf Affairs con sede a Washington. Secondo il think thank, notoriamente critico nei confronti della monarchia saudita, una società collegata ai vertici governativi degli Emirati avrebbe acquistato armi per 100 milioni di dollari dalla Corea del Nord: missili, mitragliatori e fucili destinati ai soldati emiratini impegnati in Yemen al fianco di Riad, anche se su posizioni sempre più divergenti, contro gli Houthi, ma anche a gruppi estremisti sunniti foraggiati da Abu Dhabi in funzione anti-sciita. Ora la nuova accusa di finanziare il programma nucleare nordcoreano. Mentre lo Yemen continuerà a subire gli effetti di questa strategia della tensione in funzione anti-iraniana, in sostanziale accordo tra Usa, Riad e Israele...

(RemoContro)

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