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Nella Teheran dei giovani fra musica e profumi proibiti...




Sotto Rohani il governo è diventato più tollerante verso alcuni atteggiamenti. Ma a quattro giorni dalle elezioni, molti ragazzi dicono che “il voto è superfluo”




TEHERAN

Nel sotterraneo di un edificio di piazza Felestin nel cuore di Teheran si svolge un concerto di musica elettronica. La protagonista è una ragazza che «smanetta» su un computer producendo un suono irrequieto e violento. Un pubblico di giovani ascolta seduto e immobile. Il fatto straordinario è che il concerto è stato autorizzato dalle autorità iraniane. 

Risalendo alla superficie per arrivare ai piani alti di un’altra palazzina, i ragazzi commentano il successo dell’evento. Tra un bicchiere e l’altro di araq – una grappa all’iraniana che solo gli armeni sanno, e possono, produrre – i ragazzi finiscono a discutere delle presidenziali di venerdì 19 maggio. E il dilemma che li attanaglia è in fondo assai semplice: votare o no? 


Il fronte del sì ha più adepti, ma senza entusiamo. La sensazione è che prevalga il senso di responsabilità, in fondo - dicono – se Ahmadinejad nelle elezioni del 2005 ha vinto è stato anche a causa della bassa partecipazioni dei giovani.  

Al passaggio di pizze farcite peperone e pollo condite con ketchup affiora il vero fronte pessimista. Nonostante l’amministrazione di Hassan Rohani – attuale presidente e favorito nei sondaggi con il 42% – abbia mostrato maggiore flessibilità nel concedere permessi a varie manifestazioni culturali, gli organizzatori dell’evento si schierano compatti per il non voto. «Ci concedono degli spazi e noi ce li prendiamo. Il resto è già stato deciso, votare è superfluo». Cala nella stanza un silenzio di piombo nutrito dall’idea che non sono loro ad aver guadagnato terreno, ma che è il sistema ad aver concesso qualcosa in più, come a voler lasciare uno spazio di sfogo. 

Chi parla fa parte di quella generazione che a quindici anni – sotto il governo ultraconservatore di Ahmadinejad – comprava le cassette dei Led Zepellin che i contrabbandieri su viale Vali Asr tenevano sotto i cappotti. È la stessa che, appena raggiunta la maggiore età, è scesa in piazza diventando «Onda verde» a protestare contro i brogli elettorali del 2009, dando vita alla più grande forma di opposizione civile dai tempi della rivoluzione. Sono coloro che nel 2015 sono di nuovo nelle strade a festeggiare ciò che pensavano fosse l’unica vera svolta: l’accordo nucleare con gli Stati Uniti. 

Qualcosa però poi non ha funzionato. Il miracolo economico che Rohani aveva promesso non è ancora arrivato. La retorica di Trump intimidisce gli investitori stranieri. L’inflazione è scesa, ma il tasso di disoccupazione è ancora al 30% e i ragazzi per raggranellare qualche soldo fanno nel tempo libero i tassisti per Snap, la versione iraniana di Uber. Il mancato entusiasmo dei ragazzi per le prossime elezioni è il prezzo che Rohani sta pagando per l’eccessiva speranza che gli era stata accordata durante le elezioni del 2013. 

Molti giovani hanno rinunciato al coinvolgimento politico come conseguenza della brutale repressione dell’Onda Verde nel 2009, trauma che torna puntuale nei loro racconti ogni volta che si parla di partecipazione alla sfera pubblica. I più giovani ancora – che delle proteste non hanno alcun ricordo – vivono inoltre con meno pressione il confronto con le restrizioni islamiche dettate dal regime. Il governo ha infatti aumentato il suo grado di tolleranza nei confronti di diversi aspetti formalmente considerati illegali, ma che seppur non ufficialmente fanno parte della vita di ogni iraniano. L’apertura di innumerevoli gallerie, la popolarità dei caffè hipster e la vendita di acqua di colonia di marche di lusso nei centri commerciali hanno addolcito ulteriormente la vita quotidiana della classe media della capitale. Come risultato i giovani godono - almeno in apparenza - di una dimensione meno politicizzata del loro quotidiano, che distoglie l’attenzione dalla politica. 

Lo stato concede spazio in più sapendo che la popolazione giovanile è più «armata» di smartphone che di ideali. Il confine tra ciò che è stato conquistato e ciò viene concesso risulta sempre più confuso. Intanto si va alle serate di musica elettronica. Seduti e in silenzio...

(La Stampa Mondo0

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