Pregiudizi e xenofofia: in India si è scatenata la 'caccia al nero'...




In un Paese come l'India, ancora rigidamente ancorato al sistema delle caste, anche il colore della pelle può diventare un elemento discriminante.

                                                               In India si è scatenata la 'caccia al nero'



Sta diventando un inferno la vita per i giovani africani che hanno scelto di completare i loro studi in India. Da settimane si sta scatenando una vera e propria caccia agli uomini di colore che ha avuto come episodio scatenante la morte, in un quartiere di New Delhi, di un diciassettenne indiano ucciso da un'overdose di droga. Partendo da un ipotetica responsabilità di spacciatori africani, decine di giovani, a Greater Noida (città satellite di New Delhi)  hanno dato vita ad una manifestazione che ha via via assunto i toni della rivolta con la violenza rivolta verso i ragazzi nei. In trecento si sono scatenati cercando di amministrare giustizia da strada e alla fine la polizia è dovuta intervenire con decisione, arrestando cinque persone mentre altre quattro si sono date alla fuga.

Episodi che si stanno moltiplicano  e che non possono essere liquidati solo sotto l'etichetta di razzismo. In primo luogo perché l'accusa di essere degli spacciatori indirizzata ai giovani africani che studiano in India (in tutto circa trentamila, contro i quindicimila di appena qualche anno fa) è frutto del pregiudizio e non invece di dati di fatto. Probabilmente qualche nero ha pure spacciato, ma da qui a catalogare tutti gli africani come pusher ce ne corre.

Peraltro le indagini della polizia della capitale indiana hanno escluso che nella morte dei diciassettenne si possano ravvisare responsabilità di ragazzi di colore, ma questo non ha frenato la rabbia dei giovani indiani, sempre più convinti che gli africani siano comunque colpevoli di qualcosa e che quindi meritino di essere ''puniti''. 

L'India di questi anni sembra avere girato le spalle all'esercizio della politica, intesa come strumento per governare la cosa pubblica e quindi migliorare la vita della gente, per accentuare invece le divisioni. E' questa anche la conseguenza dell'affermarsi e radicarsi di movimenti che rivendicano, alla maggioranza indù, la supremazia nel Paese, affidando alla religione le speranze di vedere conclamata la propria presunta primazia e quindi il diritto a guidare l'India.

Questo, purtroppo, passa pure per l'esercizio della violenza. Come dimostra il video, postato sugli onnipresenti social, in cui si vedono decine di giovani indù accanirsi, a calci, pugni e bastoni contro un loro coetaneo di colore, sorpreso in un centro commerciale, dove si era recato per fare delle compere.  E la cosa veramente drammatica è  che le grida di aiuto del ragazzo nero sono state ignorate dalle decine di persone che giravano per il centro commerciale e, persino, dagli uomini della sicurezza, che hanno preferito girare le spalle, come se a loro non interessasse quanto stava succedendo. 

 A dare l'esatta misura del clima che si è determinato bastano le parole di Presidoe Okujuna, portavoce dell'associazione degli studenti africani in India, che ha invitato i suoi iscritti a non uscire di casa se non per motivi seri.

''I locali- ha detti Okujuna all'Afp - ci guardano come se fossimo dei cannibali. Ieri ho cercato di prendere un risciò, ma il conducente si è rifiutato, guardandomi come si volessi divorarlo'''.

In un Paese come l'India, ancora rigidamente ancorato al sistema delle caste, anche il colore della pelle può diventare un elemento discriminante. Lo sanno bene gli africani che vivono in India e che ora si interrogano, seriamente, se - guardando alla loro incolumità - abbia ancora senso restare del Paese...

(Globalist)


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