L'8 marzo delle combattenti curde: contro l'Isis e per i diritti delle donne...(Video)




Dopo aver sconfitto il Califfato la lotta continuerà perché la violenza - e in particolare la violenza contro le donne - sia estirpata in tutto il mondo.



La lotta delle Ypj ha creato voglia di libertà e spirito di resistenza non solo a livello militare, ma anche nella coscienza sociale. Le combattenti conducono una lotta contro tutti i livelli di femminicidio. Si battono senza esitazioni in modo deciso per i valori delle donne e per i valori dell’umanità intera. Non limitano la loro lotta contro il femminicidio a una sola giornata, ma con la loro lotta trasformano ogni giorno nell‘8 marzo.

Lo potremmo definire questo il manifesto delle combattenti curde in prima fila nella battaglia per la liberazione di Raqqa e di altre province della Siria dallo Stato Islamico: "Con la creazione delle Unità femminili di protezione (Ypj), ci proponiamo di porre fine alla schiavitù e all'oppressione brutale praticata dall'Isis. Nel Rojava -regione curda della Siria-, come in molte altre parti del Medio Oriente, le donne hanno sofferto per l'oppressione sociale e legata alla tradizione. Sono state costantemente esposte alla violenza, ei loro diritti fondamentali sono stati costantemente negati dalla società maschilista ". "La creazione delle Unità femminili di protezione sono parte della rivoluzione contro l'ingiustizia sociale. Questa rivoluzione non è solo limitata al Rojava, ma deve raggiungere tutto il Medio Oriente".
Le combattenti curde in questo momento aspirano ad eliminare la violenza e la repressione che è praticata dall'Isis contro le donne.
Dopo aver sconfitto il Califfato la lotta continuerà perché la violenza - e in particolare la violenza contro le donne - sia estirpata in tutto il mondo.

Ha spiegato Heidiya Yousef, militante delle donne curde: "Le donne curde stanno combattendo da vere e proprie eroine. E sapete perché? Abbiamo una grande forza di volontà. Ragazze di 18 o 20 anni che hanno fatto la loro scelta".
Ma non si tratta di una scelta facile: la loro presenza da donne in divisa militare e, comunque, da donne libere dai vincoli è vista con sospetto da molti strati della società che non concepiscono la parità tra i sessi. E infatti, mentre si deve ancora combattere per liberare quelle terre dallo Stato Islamico c'è una battaglia che si prospetta: quella contro la poligamia e lo strazio delle spose bambine.
Ha spiegato ancora Heidiya Yousef: "Le donne sono oppresse da millenni e non è facile per loro percepire il senso dei diritti". Per questo le forze politiche del Rojava stanno ipotizzando una serie di progetti per resituire alle donne un ruolo preciso nella società: dalle case delle donne nelle città arabe e curde a istituzione che tutelino i diritti.
Per far questo occorre molta pazienza ma anche infrangere con decisione alcune regole religiose e tribali, intimamente legate al senso dell'onore, che opprimono i diritti delle donne e hanno sempre consentito la poligamia e le spose bambine.

Quanta strada ha fatto questo canto di libertà! Dalle risaie piemontesi al ricordo di Vittorio Arrigoni durante l'ultimo addio, dal canto dei partigiani a sogno di libertà delle combattenti curde a Kobane. Il canto popolare italiano lo conoscono tutti in tutto il mondo. Bella ciao rappresenta ovunque un canto di dignità e libertà per qualsiasi popolo oppresso. Riproponiamo oggi questo canto di libertà. 

                              

(Globalist)

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