Giulio Regeni e le altre vittime. La Giornata dei diritti umani di Amnesty...






 Amnesty international Italia dedica a Giulio Regeni, Edward Snowden, Maxima Acuna, Bayram Mammadov, Giyas Ibrahimov e Ilham Tohti la Giornata mondiale dei diritti umani, che si celebra oggi. Tra tutte e sei le figure che l'organizzazione internazionale indica come simboli della repressione dei diritti civili solo il ricercatore italiano non c'è più, torturato e ucciso tra la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio al Cairo. Per loro Amnesty ha indetto la campagna "corri con noi Write for rights", una maratona mondiale di firme da recapitare ai governi nel nome della Dichiarazione universale dei diritti umani adottata dalle Nazioni Unite 68 anni fa. Ecco i casi sollevati da Amnesty.
  • Giulio Regeni
    Il ricercatore italiano di 28 anni è stato ucciso in Egitto tra la fine di gennaio e i primi di febbraio. Era un dottorando dell'università di Cambridge nel Regno Unito. Si trovava in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l'Universita' americana del Cairo. Il 25 gennaio 2016, in un clima di forte tensione per il quinto anniversario dell'inizio delle proteste che portarono alle dimissioni del presidente Hosni Mubarak, è uscito di casa per raggiungere i suoi amici a una festa di compleanno, dove non è mai arrivato. Il suo corpo, martoriato dalle torture, è stato ritrovato per caso il 3 febbraio nei pressi di Giza, lungo la strada che dal Cairo porta ad Alessandria. Aveva il volto irriconoscibile, su cui "si era abbattuto tutto il male del mondo", ha raccontato Paola, la mamma di Giulio, "l'ho riconosciuto solo dalla punta del naso". In media tre quattro persone al giorno sono vittime di sparizioni forzate in Egitto, afferma Amnesty. "Una strategia mirata e spietata - aggiunge la ong - diretta dall'Agenzia per la sicurezza nazionale che risponde al ministro degli interni egiziano, Magdy Abd el-Ghaffar". Amnesty chiede al presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, una indagine approfondita e indipendente sull'omicidio di Giulio Regeni.

  • Edward Snowden
    L'uomo che rivelò al mondo la sorveglianza elettronica esercitata da Stati Uniti e Gran Bretagna su milioni di persone senza l'autorizzazione di queste ultime si trova "in una sorta di limbo in Russia, sotto la minaccia delle leggi sullo spionaggio della Prima guerra mondiale che potrebbero costargli gravi imputazioni in caso di rientro negli Usa". A seguito delle rivelazioni di Snowden, Barack Obama emise una direttiva per chiedere alle agenzie d'intelligence di apportare significative modifiche ai programmi di sorveglianza. Nel 2015, per la prima volta dopo quasi 40 anni e dopo che una corte federale aveva giudicato illegale la raccolta d'informazioni da parte dell'Nsa su praticamente ogni utenza telefonica domestica, il Congresso ha rimesso sotto il suo controllo i programmi governativi di sorveglianza. Le multinazionali del settore IT, tra cui Apple e WhatsApp, stanno facendo di più per proteggere i nostri dati personali.Amnesty chiede di scrivere al presidente americano affinche' conceda la grazia ad Edward Snowden.
     
  • Maxima Acuna
    Contadina del Perù, Maxima è in causa con la Yanacocha, una delle miniere d'oro e di rame più grandi del mondo, di proprietà della società statunitense Newmont, che vuole appropriarsi della sua terra. La polizia ha aggredito la sua famiglia, picchiando lei e i suoi figli, danneggiando la casa e distruggendo l'ampliamento in costruzione. Inoltre, agenti armati della sicurezza privata della Yanacocha hanno devastato i suoi raccolti. Maxima teme che la miniera a cielo aperto contaminerà le riserve idriche e ridurrà di molto l'acqua a disposizione delle migliaia di persone della zona, che sopravvivono coltivando e allevando bestiame. Il suo coraggio le ha fatto vincere il Premio Goldman 2016, il piu' prestigioso premio internazionale per l'ambiente. La sua comunità la considera una leader e ha unito le forze per proteggerla. Amnesty chiede che il governo del Peru' la protegga da violenze e intimidazioni.
     
  • ​Bayram Mammadov e Giyas Ibrahimov 
    "Felice giorno degli schiavi", scrissero i due giovani sulla statua dell'ex presidente dell'Azerbaigian Heydar Aliyev, il cui figlio, Ilham, e' attualmente al potere. Era la parodia dello slogan "Felice giorno dei fiori", che si celebra ogni anno il 10 maggio, ricorrenza del compleanno dell'ex presidente. Il 9 maggio, i due giovani hanno pubblicato una foto della loro azione su Facebook. Sono stati arrestati dopo poche ore e accusati di possesso di droga. Bayram e Giyas sostengono che la polizia gli abbia messo addosso dell'eroina. Il fatto che siano stati arrestati poco dopo aver deturpato la statua e che siano stati interrogati soltanto in merito alla loro scritta ai graffiti "dimostra che le accuse nei loro confronti non sono altro che una montatura". Amnesty chiede al presidente dell'Azerbaigian di liberare subito Bayram e Giyas.
     
  • Ilham Tohti
    Professore universitario di fama mondiale, esprime posizioni moderate sulle tensioni etniche in Cina. Eppure,nel gennaio 2014 e' stato prelevato della polizia nella sua casa di Pechino.Per cinque mesi, la famiglia e gli amici non hanno avuto idea di dove fosse. Gli e' stato negato il cibo per 10 giorni ed e' rimasto per 20 giorni di seguito con le catene ai piedi. Poi, nel settembre 2014, e' stato condannato all'ergastolo, a quanto pare per aver fomentato l'odio etnico. Ilham, spiega Amnesty, fa parte della comunita' uigura, un gruppo etnico a maggioranza musulmana che subisce forte discriminazione nel suo territorio originario, la Regione autonoma dello Xinjiang uiguro. Amnesty chiede alla Cina il rilascio immediato di Ilham Tohti...
(AGI)

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