Siria, gli interessi dietro la tragedia di Aleppo...




La città è cruciale per vincere la guerra. Messa a ferro e a fuoco, ora è un cumulo di macerie. La popolazione allo stremo: quasi 500 mila i morti. Le foto.


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Per l'Unicef «non ci sono parole per descrivere le sofferenze dei bambini ad Aleppo, intrappolati come in un incubo».
Un centinaio di minori sono morti nell'ultima settimana soltanto nella città del Nord contesa in un lungo assedio, 11 mila in tutta la Siria fino al 2013, quando l'organo delle Nazioni Unite nato nella Seconda guerra mondiale in difesa dell'infanzia ha smesso di contarli per l'impossibilità di verificare le fonti ma stima che le piccole vittime siano oggi quintuplicate: un numero spaventoso.
LA POSTA IN GIOCO. Da luglio questa guerra crudele si accanisce sulla metropoli siriana, più popolosa e cosmopolita - fino a prima del conflitto - anche di Damasco (guarda le foto prima e dopo i bombardamenti).
Sulla quale non a caso si concentrano le mire di tutte le parti impegnate in un conflitto senza apparente risoluzione.

  •                                       Bambini e neonati in fuga da Aleppo (Getty).

La tregua farsa concordata tra Stati Uniti e Russia e le rispettive forze in campo poteva reggere solo sulla carta ed è difatti sfociata nei più drammatici bombardamenti su Aleppo da cinque a anni a questa parte per mano del Cremlino e del suo alleato Bashar al Assad.
L'AVANZATA DI ASSAD. Il regime siriano non era mai avanzato tanto e non può permettersi di perdere la grande città che fino all'inizio del 1900 fu possedimento ottomano incrocio di culture, come oggi Istanbul, tra oriente e occidente.
La Turchia di Recep Tayyip Erdogan, sponsor dei ribelli, la rivorrebbe volentieri nella propria area di influenza.
Viceversa è ad Aleppo che Assad punta a firmare, da vincitore, la fine delle ostilità.

Chi vince ad Aleppo vince la guerra

  • Il controllo di Aleppo a fine luglio 2016: in rosa Assad, in verde i ribelli, in giallo i curdi e in grigio l'Isis (Wikipedia).

Nessuna pietà pur della conquista.
Ci sono anche più di 220 bambini feriti ad Aleppo e pochissime strutture e medici ormai per curarli, a causa degli attacchi a tappeto sulla città.
«Niente può giustificare un tale assalto sui bambini e un disprezzo così totale per le vite umane», ha denunciato l'Unicef, arrivando a parlare di «genocidio» in atto dal 2011.
I QUARTIERI INSORTI. L'obiettivo dei bombardamenti sono i quartieri dove i ribelli, prima che il conflitto degenerasse nella deriva del terrorismo islamico e si balcanizzasse anche in una guerra tra bande criminali, sperimentavano forme di autogoverno democratiche in opposizione al regime.
Parti non piccole di Aleppo restano in mano alle opposizioni, in certi casi infiltrate adesso da gruppi di combattenti jihadisti come Jabhat Fatah al Sham (ex al Nusra), altre sigle radicali foraggiate da Qatar, Arabia Sauditi e Turchia, e anche Isis.
 
  • Colpiti dai raid abitazioni civili, scuole e ospedali (Getty).

Queste cordate di ribelli sunniti di circa 15 mila miliziani resistono agli attacchi aerei e di terra dei governativi, con i libanesi sciiti di Hezbollah e mercenari afghani e di altre nazionalità in rinforzo all'esercito siriano istruito dagli strateghi iraniani dei Guardiani della rivoluzione: in questo quadro composito di interessi e di schieramenti (con gli Usa sostanzialmente con Turchia e sauditi), dove ormai nessuno è più innocente, si infrange il sogno di democrazia delle manifestazioni della Primavera araba.
TARGET SCUOLE E OSPEDALI. Per mettere la parola fine alla disputa, Assad e presidente russo Vladimir Putin sono disposti a radere al suolo anche scuole e ospedali: nuovi raid hanno distrutto questo ottobre l'ospedale M10, il più grande della parte orientale controllata dagli insorti, ed è un miracolo che alcune scuole di Aleppo Est abbiano a settembre riaperto.
SITUAZIONE CATASTROFICA. Lo stesso inviato dell'Onu per la Siria Staffan de Mistura, che aveva mediato la pace con Damasco e Mosca, ha parlato di «fase della guerra agghiacciante e disumana. Una catastrofe dove a essere colpiti intenzionalmente sono ospedali, scuole, perfino panetterie e mercati, per rendere impossibile la sopravvivenza dei civili».

Da centro del mondo a cumulo di macerie

A questo prezzo una parte dei siriani spera, come in Egitto, in un ritorno alla stabilità del regime che li salvi dall'anarchia dell'ultimo lustro.
C'è una guerra civile nel Paese e diversi tra i pro-Assad di oggi credevano nel 2011 nella lotta per la democrazia: se ora non vedono alternativa alle violenze indiscriminate, è comunque una sconfitta.
Attentati jihadisti, barili bomba sganciati dall'aviazione siriana, attacchi chimici con ogni probabilità sferrati, secondo anche i rapporti dell'Onu, da entrambe le parti: questa è la Siria del 2016 e, dentro la Siria, c'è la battaglia finale per Aleppo.
2,3 MILIONI DI ABITANTI PRIMA DELLA GUERRA. Prima della Primavera araba, la città contava 2 milioni e 300 mila abitanti ed era la capitale siriana degli eventi culturali e dei siti d'interesse storici e artistici, centinaia tra il centro (patrimonio dell'umanità dell'Unesco) e la provincia: un primato non secondario, considerata ricchezza architettonica, a Sud, della millenaria Damasco.
 
  • Aleppo, le bombe russe e di Assad contro i bambini (Getty).
     
Ad Aleppo si visitavano le mura e le monumentali porte, la cittadella-fortezza tra le più inespugnabili, le moschee e gli hammam di Saladino e degli ottomani, i quartieri dei cristiani armeni, maroniti e ortodossi, l'hotel di Lawrence d'Arabia e di Agatha Christie che scriveva Assassinio sull'Orient Express.
QUASI 500 MILA MORTI. Ampie parti di questa città, messa a ferro e a fuoco dal 2012, è ridotta a un cumulo spettrale di macerie: i numeri non sono al momento appurabili, ma almeno in 300 mila sarebbero fuggiti dall'area urbana e le circa 250 mila persone (100 mila i bambini) rimaste nei quartieri orientali sono vittime, secondo le Nazioni Unite, della peggiore catastrofe umanitaria del Paese.
Dal 2011 in Siria si stima un totale di 470 mila morti, il 45% della popolazione ha perso la casa e quasi 5 milioni, dei quasi 24 milioni di abitanti, sono profughi...

(Lettera 43)

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