Il bambino di Goro e la bambina di Mosul scampata all'Isis...




Uno sulle barricate con il fazzoletto verde, l'altra che piange di gioia per essere stata liberata

                                  La bambina che ha ringraziato i militari iracheni di averla salvata dall'isis



"Mamma, se ce ne andiamo da qui loro arrivano?" Il bambino avrà dieci anni o poco più. Cappotto con cappuccio, gli hanno stretto al collo un fazzoletto verde. Sta con gli adulti, attorno ad una brace che cuoce della salsiccia. 
Loro, quelli che il bambino teme, sono le donne e quei bambini che nel loro calvario erano stati destinati qui, in questo paese del Delta del Po. Dopo le barricate, quando arriverà la notizia che le donne e i bambini sono state dirottati altrove, il bambino di Goro applaudirà, come i grandi che lo hanno ficcato dentro una delle pagine più ignobili della storia recente del nostro Paese. Goro e Gorino, comunità che pure dovrebbero conoscere, per le storie familiari, quanto sia dura la vita. Il destino di intere famiglie legate al mare, all'acqua che si alza e invade le case. La piazza del paese si chiama Libertà. Sfogliando un vecchio album di Goro, l'insegna del Pci in una foto in bianco e nero, nel bel mezzo della piazza. Quella barricata è il risultato di molta ignoranza e di tanti errori.
Ho rivisto i video e servizi girati tra la gente che si è messa di traverso, perché donne e bambini in fuga da fame e guerra, non entrassero in paese. "Abbiamo paura", "Volevano portare qui anche una donna incinta, con l'ospedale a 50 chilometri...". Non una replica, più la risposta è cattiva e senza senso, più "funziona" per il servizio. Non uno che, microfono in mano, abbia saputo rispondere: "Scusate, si, l'ospedale è a 50 chilometri, ma qui in paese non avete mai avuto una donna in gravidanza?" "Paura di cosa? Cosa avrebbero potuto farvi di male le donne e i bambini?" O ricordare loro da dove vengono. Ricordare loro le difficoltà della vita dei padri e dei nonni, in una terra non generosa. Le pericolose donne respinte da Goro.
Su Il Fatto Quotidiano foto e storia di tre di loro: "Joy, 20 anni, è incinta all'ottavo mese: è cristiana ed è scappata per non seguire la religione animista di suo padre. "Per il mio bambino voglio il miglior futuro possibile". Belinda, 22 anni, è fuggita perché il marito è un perseguitato politico evaso di prigione "e le autorità cercavano me". Faith, 20 anni, è scampata a un attacco di Boko Haram: "Non so più nulla della mia famiglia. Ho attraversato il mare perché vorrei studiare". 
Storie che, ascoltate, farebbero migliore ciascuno di noi, ciascuno dei nostri figli. Torno all'immagine del bambino che applaude, fazzoletto verde al collo, che chiede se è scampato pericolo. Volto pagina, faccio risalire agli occhi l'immagine di una bambina, coetanea del bambino di Goro.
 La bambina pelle e ossa, col viso scavato dalla fame, alle spalle ha il deserto e va incontro ai soldati  che hanno liberato lei e la madre dal terrore dell'Isis: "Vi bacerei i piedi - dice tra le lacrime - Pensavo che non arrivaste mai più..."

(Globalist)

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