Rubato sangue con Ebola. Allerta terrorismo...
In Guinea attaccato da banditi il bus che trasportava le provette. Appello del governo per la restituzione dei campioni potenzialmente pericolosi. Venerdì è atteso il presidente francese Hollande. Già 5.459 le vittime del virus
Un contenitore refrigerante con campioni di sangue forse infetti dal virus Ebola è stato rubato nel corso di una rapina a un minibus in Guinea. Lo rendono noto fonti delle autorità sanitarie nazionali, affermando che il veicolo che trasportava le provette di sangue era in viaggio dalla prefettura di Kankan, nella Guinea centrale, a un laboratorio di Gueckedou, nel sud. Faya Etienne Tolno, addetto stampa della Croce rossa della Guinea, ha dichiarato che la rapina è avvenuta mercoledì e che al momento non è chiaro perché i banditi che hanno fermato l’autobus abbiano preso i campioni, prelevati da un sospetto paziente infettato dal virus della febbre emorragica. E ora è paura per un possibile atto terroristico. Le autorità hanno diffuso un appello in cui chiedono ai ladri di restituire i campioni di sangue potenzialmente pericolosi.
In Guinea atterrerà la prossima settimana iIl presidente francese Francois Hollande nel quadro dell’impegno dell’Eliseo per il coordinamento dello sforzo per contrastare il virus. Hollande è atteso a Conakry venerdì, alla vigilia del vertice dei paesi francofoni organizzato a Dakar il 29 e il 30 novembre. In programma un incontro con il presidente della Guinea Alpha Condè. La Francia ha reso possibile l’apertura di un ospedale nella foresta della Guinea e sostiene le organizzazioni umanitarie basate a Conakry, ha ricordato Hollande in occasione della consegna del premio della Fondazione Chirac.
Sono 15.351 i casi di Ebola e 5.459 i decessi, secondo l’ultimo bollettino dell'Organizzazione mondiale della sanità. I paesi più colpiti sono la Guinea (2.027 casi e 1.214 decessi), la Liberia (7.082 casi e 2.963 morti) e la Sierra Leone (6.190 casi e 1.267 decessi). In Mali sono stati registrati 6 casi, letali per chi ha contratto il virus. Ci sono poi gli altri Paesi dell'Africa coinvolti, ma fuori ormai dall'emergenza, come la Nigeria (20 casi e 8 vittime) e il Senegal (un caso e nessuna vittima). Infine l'Ue, con la Spagna (un caso e zero decessi), e gli Usa (quattro casi e un decesso). Il virus si diffonde principalmente tramite il contatto con fluidi corporei come sangue, feci e vomito.
Intanto una cooperante spagnola che si è punta con ago infetto mentre assisteva ammalati di Ebola in Mali è tornata oggi in patria a bordo di un aereo di Medici Senza frontiere, l’associazione per cui lavora. La donna rimarrà ora in isolamento per 21 giorni all’ospedale Carlos III di Madrid in attesa di verificare se ha contratto la malattia. Lo stesso ospedale dove sono stati ricoverati i due missionari poi deceduti e l’infermiera che si era infettata curando uno di loro e che poi è guarita. L’ago era stato a contatto con materiale infetto ma non con il sangue di un malato. Per il trasferimento della donna non sono state necessarie particolari misure di sicurezza, dato che il contatto è avvenuto da 48 ore e quindi in ogni caso non vi possono essere ancora pericoli di contagio per gli altri. I medici dovranno valutare ora se somministrare un trattamento preventivo. La possibilità di un nuovo caso di ebola sul suolo spagnolo si è verificata prima che il paese tagliasse il traguardo del 2 dicembre, data fissata dall'Oms per dichiarare la Spagna «Ebola free».
Con nuovi casi di Ebola in Mali e il continuo aumento di casi in Sierra Leone, l’Unicef sta ampliando gli sforzi per aiutare gli altri paesi africani a rischio a prepararsi a potenziali epidemie. «I nuovi casi in Mali ci ricordano che nessun paese nella regione è immune all’Ebola», ha dichiarato Manuel Fontaine, direttore regionale in Africa occidentale e centrale. «Non possiamo aspettare che si verifichino nuovi casi prima di procedere con azioni concrete. Dobbiamo aiutare le comunità oggi a prepararsi ad eventuali casi di contagio, quando e ovunque avverranno». Negli ultimi mesi, l'Unicef ha lavorato con tutti i paesi della regione per rivedere i piani di prevenzione e di preparazione, si legge in una nota dell'organizzazione. Nei 13 paesi maggiormente a rischio si è concentrata sulla lotta alla diffusione di false credenze, sulla condivisione di informazioni salva vita e sulla preparazione di rifornimenti come materassi, sapone, gel idroalcolici, candeggina, secchi, termometri laser, guanti, pacchetti per malattie diarroiche, siringhe, tendoni e tende.











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