Hamas: quattro domande per meglio comprendere il suo ruolo...





Di Stefano Consiglio

Tra brevi tregue umanitarie e nuovi raid aerei, il conflitto tra Israele e Palestina sta andando avanti da ben dodici giorni. Secondo gli ultimi bilanci il numero di morti palestinesi è salito a 307, in questa tragica guerra che ormai viene combattuta non solo nell'aria ma anche a terra da quando Israele ha inviato le proprie truppe nella Striscia di Gaza. I continui scontri tra Israele e Palestina, o meglio tra Tel Aviv e Hamas, fanno sorgere alcuni interrogativi su chi siano i protagonisti di uno dei più lunghi conflitti della storia, combattuto a fasi alterne da più di sessant'anni.
Con quattro domande cercheremo di fare chiarezza sugli scopi di Hamas, ripercorrendo la storia della sua nascita e cercando di stabilire coincidenze e discordanze tra il pensiero politico di questa organizzazione e la posizione assunta dagli altri rappresentanti del popolo palestinese.

1. Quando è nata Hamas e quali sono gli scopi di questa organizzazione?

La nascita di Hamas risale al 1987, cioè all'epoca della prima intifada. Questa venne scatenata da un incidente d'auto in cui numerosi palestinesi vennero uccisi da un automobilista israeliano. Si trattò, ovviamente, solo della famosa goccia che fece traboccare il vaso, già pieno a causa dei continui insediamenti della popolazione ebraica nei territori occupati e delle pretese di Israele di controllare Gerusalemme.
La parola Hamas ha un duplice significato: tradotta dall'arabo così com'è significa "entusiasmo". Essa, tuttavia, è anche un acronimo per Ḥarakat al-Muqawamah al-ʾIslamiyyah, che significa "movimento di resistenza islamico".
Prima della nascita di Hamas la Striscia di Gaza vedeva la contemporanea presenza sia dei Fratelli musulmani sia dei vari rappresentanti dell'Organizzazione Libera Palestina. Per quanto concerne i primi, l'Egitto aveva controllato la Striscia di Gaza fino alla guerra dei sei giorni, combattuta contro Israele nel 1967. Hamas venne creata proprio dai Fratelli musulmani allo scopo di combattere lo Stato di Israele, la cui stessa esistenza fu da subito dichiarata illegittima da questa organizzazione. L'Organizzazione Libera Palestina, invece, è un'organizzazione politica e paramilitare fondata a Gerusalemme nel 1964, a seguito di una precedente decisione della Lega Araba. Il suo principale strumento di azione a livello politico è il partito Al-Fatah, fondato nel 1959 da Yasser Arafat.  Con il tempo esso diventerà il principale rivale politico di Hamas. L'Organizzazione Libera Palestina, e per esteso il partito Al-Fatah, non coincidono dunque con Hamas, nonostante gli Statuti di entrambe le organizzazioni prevedano tra i loro obiettivi la cancellazione dello Stato di Israele.
Lo statuto di Hamas, in particolare, prevede la cancellazione dello Stato di Israele e la creazione, al suo posto, di uno Stato islamico palestinese. Nella Carta è scritto chiaramente che: "Non esiste soluzione alla questione palestinese se non nella Jihad". Questa posizione, inizialmente condivisa da tutti i membri di Hamas, si è andata attenuando nel corso degli anni, tanto che nel 2009 il capo dell'ufficio politico dell'organizzazione, Khaled Mesh'al, dichiarò la sua intenzione di perseguire la: "Soluzione del conflitto Arabo-Israeliano attraverso un accordo che includesse uno Stato Palestinese sui confini del 1967". Contestualmente, Hamas, che aveva già occupato la Striscia, era intenta a lanciare razzi contro le case di Israele. Perché quest'evidente contraddizione  tra la posizione politica assunta da Hamas e la sua azione militare? Ciò dipese, essenzialmente, dalla presenza all'interno dell'organizzazione di un braccio armato composto dalle Brigate Izz al-Din al-Qassam. A differenza dei leader di Hamas, tutti guerriglieri ma anche politici navigati consapevoli della superiorità militare di Israele, le Brigate al-Qassam sono composte principalmente da giovani combattenti, molti dei quali non hanno mai lasciato la Striscia e sono cresciuti con i racconti narranti le gesta della Palestina e la vittoria a cui è predestinata. Per questi miliziani il dialogo con Israele è un tradimento degli ideali di Hamas. Come scritto nella Carta: "L'unica soluzione è la Jihad".
La rivalità tra Hamas e Israele, esplosa durante la prima intifada, acquisì nuova linfa quando nel 2000 Ariel Sharon, futuro Primo ministro di Israele, marciò insieme a centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa verso il Monte del tempio, luogo sacro per i musulmani. In quel momento iniziò la seconda intifada, di cui Hamas fu il principale protagonista. A differenza della prima, caratterizzata da lanci di sassi e brevi attacchi contro gli insediamenti israeliani, la seconda intifada è ben nota per gli attacchi terroristici suicidi.

Se la seconda intifada rappresentò una svolta per l'ala militare di Hamas, la vittoria alle elezioni Parlamentari nel 2006 fu un chiaro trionfo a livello politico. Il nuovo governo guidato da Hamas venne immediatamente boicottato dalla comunità internazionale, che sostenne invece Abu Mazen, Presidente dell'ANP e leader di Al-Fatah, principale partito rivale di Hamas arrivato secondo alle elezioni politiche con il 41% dei voti contro il 43% del gruppo vincitore. Il conflitto tra Hamas e Fatah continuò, a fasi alterne, per diversi anni in quella che viene comunemente chiamata guerra civile palestinese. Nel giugno del 2007 Hamas conquistò la Striscia di Gaza. Di tutta risposta Israele autorizzò, nell'estate del 2007, la costruzione di un muro della lunghezza di 730 km in Cisgiordania allo scopo di separare la Palestina dai territori israeliani. Tra il 2007 e il 2008 la situazione fu caratterizzata da una serie di tregue tra Hamas e Israele, alternate da raid mirati dell'esercito israeliano e lanci di razzi da parte dell'organizzazione palestinese. Il 27 dicembre 2008, a seguito di un lancio massiccio di razzi da parte di Hamas, che a sua volta aveva reagito ad un blitz dei corpi speciali israeliani che avevano attaccato la Striscia, Israele avviò l'operazione piombo fuso. Più che di una guerra si trattò di un massacro, terminato solamente il 18 gennaio del 2009 con la conferenza di pace di Sharm el Sheikh. Il bilancio finale fu di 1203 vittime tra i palestinesi, contro i 13 caduti tra le fila israeliane.
Il 23 Aprile 2014 si registrò una svolta nella guerra civile Palestinese con la sottoscrizione di un accordo di riconciliazione tra Hamas e Fatah. Sfortunatamente l'altro grande protagonista di questo conflitto, il Governo di Israele, reagì con sdegno all'idea che venisse istituito un Governo di unità nazionale. Il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, dichiarò che Abu Mazen doveva scegliere tra la pace con Israele e la pace con Hamas.

2. Hamas rappresenta tutta la popolazione della Palestina?

Per rispondere a questa domanda occorre, anzitutto, stabilire quali sono i confini della Palestina e qual è il suo attuale status giuridico. Ad oggi la Palestina si qualifica come uno Stato dichiarato unilateralmente e non riconosciuto unanimemente a livello internazionale. La sua autonomia è stata rivendicata a seguito della dichiarazione dello Stato palestinese di Algeri del 15 novembre 1988 da parte dell'OLP. La sovranità dell'Autorità Nazionale Palestinese è stata riconosciuta di diritto a seguito degli Accordi di Oslo del 1993, tuttavia molti esperti di diritto internazionale dubitano della soggettività giuridica dello Stato palestinese. Ciò dipende da una serie di ragioni: anzitutto gli accordi di Oslo non hanno mai trovato piena attuazione. In secondo luogo i territori concessi all'ANP sono soggetti al controllo delle forze militari israeliane. L'ANP, infine, ha lo status di osservatore e non di membro presso l'Assemblea generale dell'Onu.
Ciò nonostante lo Stato palestinese è dotato anche di cariche elettive con potere esecutivo che lo rendono uno stato de facto (in particolare le cariche di Presidente e di Primo Ministro), alle dipendenze degli uffici dell'ANP vi sono inoltre diverse agenzie di sicurezza, ossia organismi di polizia ai cui vertici ci sono personalità politiche.
Quanto ai confini della Palestina, essi corrispondono con la Cisgiordania e con la Striscia di Gaza, rivendicate sotto la qualifica di Stato palestinese, alla luce della risoluzione adottata dall'Assemblea Generale dell'Onu nel novembre del 2012, che ha garantito l'ingresso della Palestina nelle Nazioni Unite con lo status di osservatore.
A questo punto la domanda diviene ancora più pressante: Hamas rappresenta la popolazione palestinese? La questione è controversa. La vittoria alle elezioni parlamentari del 2006 di fatto riconosce Hamas quale principale organizzazione politica della Palestina e, applicando le regole della democrazia rappresentativa, ciò significa che i parlamentari di Hamas rappresentano la maggioranza della popolazione. Tuttavia recenti indagini elettorali, condotte dall'Arab World For Research & Development (AWRAD), hanno concluso che se Hamas partecipasse oggi alle elezioni parlamentari, sicuramente non otterrebbe gli stessi risultati registrati durante le elezioni del 2006. La popolazione palestinese, infatti, è stanca di questo interminabile conflitto combattuto contro Israele. Gli scontri di questi ultimi dodici giorni non hanno fatto altro che acuire questo sentimento di frustrazione di una popolazione che, è bene ricordarlo, non è composta solamente di guerriglieri ma anche, o meglio soprattutto, di donne, bambini, e uomini estranei ai principi della lotta armata. La recente alleanza siglata tra Hamas e Abu Mazen, il 23 aprile 2014, è una chiara rappresentazione non solo della consapevolezza di Hamas che è necessario agire politicamente oltre che militarmente, ma anche della necessità di porsi come rappresentante dell'intero popolo Palestinese. In questa alleanza, dunque, risiede la risposta alla domanda se Hamas rappresenti o meno tutta la popolazione della Palestina.

3. Hamas è una minaccia per la sicurezza dello Stato di Israele?

L'evidente sproporzione tra il numero di palestinesi morti, ad oggi 307, e i decessi tra le fila israeliane, "appena" 2, potrebbe far pensare che senza alcun dubbio Hamas non rappresenti alcuna minaccia per lo Stato di Israele. In qualche modo questo è vero, e ne sono consapevoli anche gli stessi membri di Hamas. L'impossibilità per questa organizzazione di realizzare la cancellazione dello Stato di Israele è chiara una volta che si esaminano le armi a disposizione dei due schieramenti. I guerriglieri palestinesi utilizzano, essenzialmente, razzi d'artiglieria a differente gittata. Lo Stato di Israele, invece, non solo può schierare uno degli eserciti meglio addestrati al mondo, ma è anche dotato di una serie di strumenti di difesa che rendono di fatto superfluo ogni attacco compiuto da Hamas.  

Per quale motivo, dunque, decine di razzi vengono lanciati ogni giorno dalla Striscia verso il territorio israeliano? Come detto in precedenza gli stessi membri dell'organizzazione sono perfettamente consapevoli della loro inferiorità rispetto all'esercito israeliano. Hamas, tuttavia, continua a lanciare razzi con un chiaro scopo: minacciare ogni città israeliana, terrorizzare la sua popolazione costringendola a rinchiudersi all'interno dei bunker, onde ricordare a Israele quali sono le conseguenze di un conflitto con la Palestina.

4. Qual è la posizione della comunità internazionale rispetto ad Hamas?

Nel 2005 Stati Uniti, Australia, Canada e Unione Europea qualificarono Hamas come un'organizzazione terroristica, mancando di riconoscerla quale organizzazione politica rappresentativa del popolo palestinese nonostante la vittoria alle elezioni parlamentari del 2006. La totalità degli Stati occidentali ritiene che i metodi utilizzati da Hamas, così come i principi che guidano le sue azioni, impediscano una qualunque legittimazione da parte della comunità internazionale.
Diversa è, ovviamente, la posizione degli Stati arabi. Per lungo tempo Hamas ha goduto del sostegno dell'Egitto, in particolare dei Fratelli Musulmani. La capitolazione del Presidente Morsi nel luglio del 2013, a seguito di un colpo di stato militare guidato dall'attuale Presidente egiziano Al-Sisi, tolse ad Hamas uno dei suoi principali alleati. Attualmente l'organizzazione ottiene i suoi principali finanziamenti dall'Iran, il quale non sostiene Hamas perché crede nella causa palestinese, basti pensare al fatto che l'Iran è tradizionalmente sciita mentre Hamas è un'organizzazione sunnnita, bensì per utilizzare i guerriglieri palestinesi nella sua lotta contro Israele e, per esteso, contro l'Occidente.
Anche il Quatar è un grande finanziatore di Hamas, a cui solo nel 2012 ha fornito aiuti per un valore pari a 400 milioni di dollari. La Turchia, guidata dal Primo ministro Erdogan, si limita invece a sostenere Hamas a livello politico, sottolineando a più riprese la pericolosità di Israele che, a detta dello stesso Erdogan, rappresenterebbe "Una minaccia per la pace nel Medio Oriente e nel mondo intero".
Gli Stati Arabi non sono gli unici a sostenere Hamas o quantomeno a riconoscerne la legittimità quale rappresentante politico del popolo Palestinese. La Cina, dopo la vittoria di Hamas alle elezioni parlamentari, si rifiutò di classificare il gruppo come un'organizzazione terroristica definendone i membri "rappresentanti eletti del popolo palestinese".
(International Business Times)

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