Io stuprata da un italiano: ciò lo rende moralmente meno grave?...




Il racconto di un'amica vittima della violenza e lo sconcerto nel vedere che passaporto e permesso di soggiorno sono un metro per valutare la gravità di una abiezione




Gianni Cipriani

Conosco da molto tempo la storia privatissima di una persona che ho frequentato a lungo per motivi di lavoro e anche di amicizia e con la quale non ci siamo mai persi di vista.
Una persona, una donna, che porta dentro di sé una ferita che non si è mai rimarginata fino in fondo: è stata vittima di uno stupro.
Una vicenda terribile e traumatica, per chi l'ha subita che riassumo in estrema sintesi: questa donna conosceva un uomo - anzi, erano poco più che ventenni quando accadde - della quale si fidava.
Fino a quando lui, una brutta sera, d'improvviso la aggredì e la violentò. Sorvolo su tanti altri particolari, ma furono momenti davvero tremendi. Roba che ci fa vergognare di essere maschi. Lei, giovane e smarrita, non fece alcuna denuncia.
Ho sentito questa donna mentre ero sconcertato per aver letto le dichiarazioni di Deborah Serracchiani e le ho chiesto cosa ne pensasse: "Il fatto che io sia stata violentata da un italiano avrebbe dovuto rendere meno terribile quanto è accaduto? Il mio dolore avrebbe dovuto essere attenuato dal fatto che questo essere avesse i documenti in regola e non fosse un clandestino o un rifugiato? La violenza che ho subito era moralmente e socialmente più accettabile rispetto a chi viene stuprata da uno straniero? 
A me indigna questa morale che cambia di fronte al colore della pelle, al passaporto e al permesso di soggiorno.
Lo stupro è una cosa schifosa sempre e comunque e senza distinzioni. Moralmente e socialmente sempre inaccettabile. Non esistono più o meno".
Posso raccontare il tuo pensiero? Le ho chiesto. Certo, la risposta. E l'ho raccontato...

(Globalist)

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