Il lavoro minorile nell’Africa subsahariana...




Nelle piantagioni di cacao e nelle miniere d’oro: è il destino di molti bambini africani, costretti a lavorare per sostenere le famiglie. In totale assenza di sicurezza


                                                      (Foto: Federica Iezzi/Nena News)

di Federica Iezzi
Roma, 1 maggio 2017, Nena News – Sul terreno roccioso al di fuori del villaggio minerario di Kollo, vicino al confine tra Burkina Faso e Ghana, le mani laboriose di bambini di poco più di dieci anni, rompono massi in ciottoli e ciottoli in pietra per intercalare la mescolanza fangosa in acqua e sperare di trovare schegge di oro.
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro stima che fino a un milione di bambini di età compresa tra i 5 ei 17 anni lavorino nelle miniere d’oro di piccole dimensioni nell’Africa sub-sahariana, per soli due dollari al giorno. Ed è considerata una delle peggiori forme di lavoro minorile a causa delle conseguenze a lungo termine per la salute da esposizione costante alla polvere, ai prodotti chimici tossici e al lavoro manuale pesante.
Si passa dai danni polmonari permanenti, causati dall’inspirazione di minerali polverizzati, a lesioni muscolari e scheletriche, perdita dell’udito, avvelenamento da metalli pesanti, come il mercurio, con i relativi danni neurologici. Il mercurio attrae l’oro, ma per chi lo maneggia senza protezione distrugge le cellule cerebrali, causando tremori, turbe alla parola, ritardo mentale, cecità.
Come si può eliminare il lavoro minorile in una comunità quando il reddito di una famiglia è così basso? Questo è uno dei motivi per il quale i bambini lavorano invece di andare a scuola. Bisogna dunque necessariamente affrontare la questione dei mezzi di sussistenza per i genitori, prima di imporre il rispetto delle leggi. Spesso le miniere sono illegali e scoperte su proprietà private. Secondo le autorità locali il compito di vigilanza è schiacciante.
Sono gli adulti a gestire le macchine di frantumazione di minerali, mentre i bambini affilano le molatrici metalliche senza protezione per gli occhi, riversano nei macchinari frammenti di rocce e pietre senza mascherine per proteggersi dalla polvere. Tosse costante e sordità acquisita, dovuta al rumore delle apparecchiature, sono all’ordine del giorno.
Nel Sahel africano, regione semiarida che si estende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso attraverso alcune zone di Mali, Ghana, Burkina Faso e Niger, per il 30-50% i lavoratori nelle miniere sono rappresentati dai bambini. E insieme, producono un quinto dell’oro del mondo, secondo i rapporti delle Nazioni Unite. Qui non si raffina l’oro ma viene semplicemente preparato per la vendita, attraverso esportatori, in Arabia Saudita e in Europa. Da lì l’oro entra nella catena di fornitura mondiale.
L’uso diffuso del lavoro minorile è vizio comune anche nelle aziende di cacao dell’Africa Occidentale, che vendono ai giganti internazionali, rivelando la connessione diretta del settore con le peggiori forme di traffico di esseri umani e schiavitù.
In media, gli agricoltori di cacao guadagnano meno di due dollari al giorno, un reddito inferiore alla soglia di povertà. Di conseguenza, spesso ricorrono all’uso del lavoro minorile per mantenere i loro prezzi competitivi. La maggior parte dei bambini che lavora nelle aziende di cacao ha un’età compresa tra i 12 e i 16 anni.
In quest’angolo di mondo i bambini sono quotidianamente circondati da un’intensa povertà e la maggior parte di loro comincia a lavorare in giovane età per aiutare le loro famiglie. Alcuni bambini vengono ‘affidati’ dalle stesse famiglie ai proprietari delle aziende agricole in cambio di un reddito mensile fisso. Spesso, i trafficanti rapiscono i bambini dai piccoli villaggi dei paesi limitrofi, per poi utilizzarli come forza lavoro.
Il giorno lavorativo di un bambino inizia solitamente alle sei del mattino e termina a sera inoltrata. Si fanno strada tra il fitto sottobosco delle foreste, si arrampicano sugli alberi di cacao per tagliare i baccelli con il machete, impacchettano i baccelli in sacchi che arrivano a pesare anche 50 chili quando sono pieni e li trascinano attraverso la foresta.
La maggior parte dei bambini ha cicatrici su mani, braccia, gambe, spalle. Inoltre sono esposti a sostanze chimiche agricole. Per una giornata di lavoro guadagnano un piatto di pasta di mais e banane, dormono su tavole di legno in piccoli edifici senza finestre, senza latrine e senza accesso ad acqua potabile.

L’Africa ha la più alta incidenza per lavoro minorile nel mondo. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, il 41% di tutti i bambini africani tra i 5 ei 14 anni sono coinvolti in una qualche forma di attività economica...
(Nena News)

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