I giovani siriani fuggono dal dolore e ritrovano la libertà con il Parkour...




Una disciplina nata in Francia e diffusasi a macchia d'olio, diventata per un gruppo di giovani di Inkhil un modo di evadere dalla sofferenza della guerra.



Si lanciano da tetti bombardati e saltano da finestre completamente sventrate. Sono un gruppo di teenagers che corrono e dondolano tra edifici ormai fatiscenti e distrutti da 6 anni di guerra nella città siriana di Inkhil, nel sud del paese.

Sono giovani che praticano il Parkour, una disciplina metropolitana nata in Francia a inizio degli anni ’90 che consiste nel procedere lungo un percorso, evitando qualsiasi tipo di ostacolo, adattando il proprio corpo all’ambiente circostante attraverso salti, volteggi, scalate, arrampicate.

E mai come nelle città siriane distrutte dal conflitto, una disciplina come questa acquista ancora più senso. Ecco come i ragazzi siriani si ribellano alle macerie di un paese dilaniato e superano gli ostacoli della loro patria distrutta e bombardata. Così evadono dalla guerra.


“Quando salto da una grande altezza mi sento libero”, ha raccontato Muhannad al-Kadiri, appena 18enne. “mi piace competere con i miei amici e vedere chi riesce a fare il salto più alto”.

Il gruppo di amici pratica il Parkour da circa due anni, spesso nei cortili delle scuole e, soprattutto, nelle giornate silenziose e tranquille, quando non ci sono i combattimenti a incutere terrore.


Inkhil è situata proprio vicino alla linea del fronte, tra i ribelli e le forze filo-governative, in un’area che ha subito diversi attacchi aerei durante il conflitto.

È in questo scenario che il gruppo di amici pratica la disciplina. Filmano e fotografano i loro salti, i loro volteggi e poi li postano su Facebook. Un’attività non esente da rischi, certo. Non è raro infortunarsi, procurarsi lividi, rompersi le dita dei piedi. Un rischio che i ragazzi di Inkhil adorano correre. Perché il Parkour riesce a farli evadere dalla sofferenza, lasciando che siano loro i protagonisti del superamento dei propri limiti.


Nato in Francia a fine anni ’80 inizi ’90 il Parkour ha acquistato via via sempre più popolarità e lo scorso gennaio, la Gran Bretagna lo ha riconoscerlo ufficialmente come sport.In Siria, Kadiri e i suoi amici saltano, fanno capriole in aria, oltrepassano, saltando, detriti e macerie, superano se stessi e la sofferenza.

“Il Parkour ci fa evadere dall’atmosfera della guerra e ci fa dimenticare il dolore e la tristezza”, racconta Kadiri. “Mi fa sentire leggendario”.



(Globalist)

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