In Siria la psiche di un bimbo su 4 è "devastata" dalla guerra...






Incubi, matrimoni forzati, uso di droghe, alcolismo, suicidi. Il bilancio delle vittime del conflitto siriano si dirama in due tronconi: quello visibile, racchiuso nel numero dei morti conteggiato ogni giorno (470.000 in sei anni), e quello 'invisibile', che conta tra le sue vittime soprattutto i bambini. Uno su quattro soffre conseguenze devastanti del conflitto sulla salute mentale, tre milioni non hanno visto altro che guerra sin dalla nascita, e 5,8 milioni in tutto hanno bisogno di aiuto. Su 4,9 milioni di rifugiati, inoltre, i bambini sono 2,3 milioni.
La fotografia arriva da "Ferite invisibili", un nuovo rapporto di 'Save the Children', l'Ong internazionale che dal 1919 si dedica ai bambini in pericolo, e che per la prima volta indaga - attraverso interviste e testimonianze raccolte tra adulti e minori all'interno del Paese - l'impatto psicologico sui minori coinvolti nel conflitto siriano. Il quadro, spiega l'Ong, è "angosciante": due bambini su tre dicono di aver perso qualcuno che amavano, la loro casa è stata bombardata o sono rimasti feriti a causa del conflitto. Sono bambini, ha spiegato Valerio Neri, direttore della Ong in Italia, che "sognano di morire per poter andare in Paradiso e avere così un posto dove poter mangiare e stare al caldo o che sperano di essere colpiti dai cecchini per arrivare in ospedale e magari poter scappare dalle città assediate".

La paura delle bombe. Marwan, 6 anni: "Odio gli aerei"

"Odio gli aerei, perché hanno ucciso mio padre", dice continuamente Marwan, 6 anni di età, di Aleppo. Marwan non è più capace di parlare, ma sa soltanto gridare. Sono 3,7 milioni i bambini nati durante il conflitto e quelli che hanno meno di 12 anni hanno passato già la metà della loro vita in una condizione di continuo, imminente pericolo.Molti di loro soffrono di incubi notturni e hanno difficoltà ad addormentarsi per il terrore di non svegliarsi più. Sono tantissimi quelli che smettono di parlare, che soffrono di tremendi mal di testa, difficoltà a respirare e paralisi temporanee degli arti.
Sono tantissimi, anche, i bambini che soffrono di minzione involontaria e di frequente enuresi notturna (lo riferisce il 71% degli adulti) e quelli che la notte non riescono a dormire per gli incubi, la paura del buio, dei bombardamenti, della perdita della famiglia. La metà degli adulti intervistati denuncia che i bambini che non riescono più a parlare e sono molti anche quelli che commettono atti di autolesionismo, che sfociano spesso in tentativi di suicidio. Solo il 20% delle strutture sanitarie attualmente funzionanti offrono servizi di salute mentale di base, necessari ad aiutare questi bambini, e la richiesta di posti eccede quelli disponibili.

Tentati suicidi: solo a Madaya, assediata, almeno 6 casi

Bambini e adolescenti si rifugiano nelle droghe, nell'alcol o compiono atti di autolesionismo. In soli due mesi nella città assediata di Madaya, lo staff medico ha segnalato a Save the Children almeno 6 casi di bambini che hanno tentato il suicidio, il più giovane aveva 12 anni. Il 50% degli adulti, prosegue il rapporto, denuncia che gli adolescenti fanno uso di droghe per affrontare lo stress, le violenze domestiche sono aumentate. 

I bambini soldato: "I gruppi armati sono gli unici a pagare"

In violazione delle leggi internazionali sui diritti umani, molti bambini - in particolare i maschi - vengono reclutati da gruppi armati per cucinare e pulire per i soldati nei checkpoint, prima di intraprendere loro stessi la carriera militare. "La guerra è un business e spesso i gruppi armati sono gli unici che hanno il denaro per pagare", spiega un ragazzino. I salari sono abbastanza alti e i bambini possono avere pasti e cibo supplementare.
Più della metà degli adulti intervistati ha dichiarato di conoscere bambini che utilizzano pistole e molte sono le testimonianze di bambini anche sotto i sette anni reclutati per combattere. Il 59% degli intervistati conosce bambini e ragazzi reclutati nei gruppi armati, alcuni anche sotto i 7 anni. La violenza si diffonde anche in casa, nelle relazioni affettive: secondo l'81% degli adulti intervistati, i bambini sono diventati più aggressivi, sia nei confronti dei genitori e dei familiari che degli amici.

I matrimoni precoci e forzati. Per sfuggirvi, il suicidio.

La fame spinge ai matrimoni precoci e forzati delle bambine siriane, un fenomeno in crescita. I genitori, non potendo curarsi di queste bambine, le obbligano a sposarsi con uomini di famiglie più ricche che si possano occupare di loro, pensando di tenerle così lontane anche dal rischio di abusi e violenze sessuali. Alcune tentano il suicidio pur di evitare di finire in spose a uomini che non vogliono.
"Nelle nostre strutture abbiamo ricevuto molte giovani ragazze che avevano tentato il suicidio a causa della pressione delle famiglie a sposarsi, perché non volevano farlo o non volevano il partner che era stato scelto per loro. Sono tantissimi anche i casi di abusi sessuali e stupri su ragazze giovanissime", spiega una psicologa che opera nel sud della Siria.

Una domanda impossibile e surreale: "Cosa vuoi fare da grande?"

Dall'inizio del conflitto sono più di 4.000 le scuole che sono state attaccate, circa due al giorno. Così, la domanda che tutti poniamo a un bambino in condizioni normali - "Cosa vuoi fare da grande?" - qui diventa surreale, perché impossibile. Una scuola su tre è danneggiata da bombe o è stata trasformata in rifugio per sfollati e circa 150.000, tra insegnanti e personale educativo, hanno lasciato il Paese. Le scuole che rimangono in piedi continuano ad essere obiettivi di attacchi indiscriminati e la maggior parte dei bambini e degli adolescenti non può frequentarle. Il 50% dei bambini che frequentano ancora la scuola dicono di avere paura ad andarci perché non si sentono al sicuro e la maggior parte dice di aver perso "il senso del futuro" senza la possibilità di studiare.
"Ci sono bambini come mio fratello che hanno dimenticato tutto quello che avevano imparato a scuola. Lui non sa più fare neanche due più due. Tanti non sanno riconoscere più neanche le lettere dell'alfabeto. Non vado più a scuola da due anni e ho paura del mio futuro. Gli anni passano e io non so cosa farò senza un'istruzione", racconta Zainab, 11 anni, da un campo di sfollati interno alla Siria.

I bambini rifugiati: 2,3 milioni, la guerra nella mente

Sono 2,3 milioni i bambini che hanno abbandonato il Paese in cerca di sicurezza e aiuto, fuggendo per la maggior parte nei paesi limitrofi, Turchia, Giordania, Libano e Iraq. La prima causa di stress è rappresentata dalle difficilissime condizioni economiche in cui si trovano le famiglie sfollate: molti adulti non riescono a fare lavori legali in conseguenza del loro status di rifugiati, che impedisce loro anche di accedere a scuole e strutture sanitarie e li fa vivere in una sorta di limbo.
Uno studio condotto tra i rifugiati in Turchia, ad esempio, mostra come il 45% dei bambini sfollati in questo Paese soffrano di disturbi traumatici da stress (un dato dieci volte più alto rispetto alla media mondiale) e il 44% di loro soffre di depressione. A inseguirli, ancora, è la paura di quelle maledette bombe...

(AGI)

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