L’Italia in divisa, nel mondo. Prestigio ma tanti soldi...




La mappa delle operazioni che vedono impegnati i militari italiani nel mondo. Le principali in Iraq, Libia, Mediterraneo, Libano, Afghanistan, Kosovo. L’Italia impegnata in 29 missioni in 20 Paesi. 826 milioni il costo nel 2016



Nel 2016 il governo italiano ha investito 826 milioni di euro per le missioni delle forze armate all’estero, 58 in più rispetto al 2015. Oggi l’Italia è impegnata in 29 missioni in 20 Paesi. In testa, per numero di soldati e risorse economiche impiegati, c’è l’Iraq dove nostri contingenti sono operativi per l’addestramento delle truppe irachene e del Kurdistan iracheno impegnate nella guerra contro le milizie dello Stato Islamico e per la difesa della grande diga di Mosul, i cui lavori di ristrutturazione sono appaltati alla ditta Trevi di Cesena. L’esercito italiano è inoltre impegnato in Afghanistan, Libano, Kosovo, nel Mediterraneo, e in Libia con la nuova missione sanitaria Ippocrate. Operazioni Onu, oppure Nato o UE. Andiamo a vedere.
Europa
Nei Balcani sono in corso diverse missioni. In Bosnia Herzegovina opera la European Union Force ALTHEA e KFOR-Joint Enterprise della NATO.
Nei Balcani occidentali e in Georgia è attiva la Missione di Monitoraggio dell’Unione Europea che contribuisce alla normalizzazione dell’area.
A Cipro opera dal 1964 la United Nations Peacekeeping force in Cyprus. Più di 5o anni mal portati.
A Malta le nostre forze armate sono presenti con Missione Italiana di Collaborazione nel Campo della Difesa e nel Mediterraneo con Mare Sicuro, Eunavformed e Active Endeavour.
Africa
L’Italia è presente in Libia, a Sirte, con la missione Ippocrate e con la missione segreta autorizzata dal governo e guidata dall’AISE, il servizio segreto esteri. E poi, nel Corno d’Africa, in Somalia, nel Darfur, in Mali, in Sud Sudan, in Niger, e in Marocco.
Dal 2008 la nostra Marina partecipa anche alle operazioni Atalanta (UE) e Ocean Shield (NATO) per contrastare la pirateria al largo delle coste somale.
In Nord Africa, oltre alla missione in Marocco, l’Italia è presente anche in Egitto con ‘Multinational Force and Observers’ nel Sinai per il mantenimento della pace tra Egitto e Israele.
Medio Oriente
In Medio Oriente i nostri soldati portano avanti la seconda missione più numerosa dell’Italia all’estero: UNIFIL in Libano, attualmente sotto il comando italiano. Sempre in Medio Oriente, l’Italia ha una task force aerea negli Emirati Arabi, un avamposto in Cisgiordania a Hebron, una task force aerea in Iraq e alcuni ufficiali negli avamposti della Middle East.
L’Italia guida, inoltre, l’operazione EuNavFor Med contro gli scafisti nelle acque del Mediterraneo centrale, con la portaerei Cavour.
Iraq
Da metà dicembre 2015, con l’invio di altri 450 soldati italiani a difesa dei lavori sulla grande diga di Mosul, il numero dei militari italianu in Iraq è salito a oltre un migliaio, tra addestratori e attività di sorveglianza armata.
La missione più costosa all’estero per la quale sono stati investiti 200 milioni di euro nel 2015 si chiama ‘Parthica’. Obiettivo, fornire supporto alle forze di sicurezza irachene, formare i soldati delle forze armate e gli agenti di polizia, contribuire alla messa in sicurezza dei confini nazionali.
Per l’operazione, l’Italia schiera il contingente europeo più numeroso per l’addestramento delle forze locali. A Baghdad sono impegnati 100 carabinieri.
A Erbil, zona curda, sono presenti 200 addestratori italiani per la formazione di oltre 2mila peshmerga curdi.
Asia
In Asia Centrale, in Afghanistan, il contingente italiano più numeroso. Più di 500 soldati italiani, di cui una settantina svolgono compiti di addestramento delle forze di sicurezza afghane. L’Italia ha accolto la richiesta degli Stati Uniti di mantenere le proprie truppe in Afghanistan oltre il termine previsto dell’ottobre 2015.
Molto meno seria e decisamente caricaturale la missione tra India e Pakistan dell’Onu, vecchia di 68 anni. United Nations Military Observer Group in India and Pakistan, istituita nel 1949 per supervisionare il cessate-il-fuoco tra Pakistan e India nello Stato di Jammu e Kashmir. Ma non è colpa dell’Italia...

(RemoContro)

Commenti

Roberto Biagiotti ha detto…
prestigio? facci 'na spiega

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