CANTANO, BALLANO E VANNO SULLO SKATEBOARD: IL VIDEO DI TRE DONNE SAUDITE CHE CHIEDONO PIÙ LIBERTÀ...




La clip musicale ha ottenuto oltre due milioni di visualizzazioni, ma è stata giudicata troppo provocatoria dalle autorità saudite



Abiti dai colori sgargianti, dal celeste cielo al rosa pastello fino al giallo canarino che contrastano con il niqab nero che avvolge i corpi femminili e nasconde i volti di tre donne saudite, protagoniste di un video musicale che sta spopolando sulla rete e che ha raggiunto finora oltre due milioni di visualizzazioni. 
Su degli skate-board mentre compiono delle acrobazie o su un campo da basket mentre si sfidano in una partita all'ultimo canestro, le donne saudite cantano un brano dal titolo "Hwages", che s'ispira a una canzone tradizionale scritta in origine dal poeta saudita Soleman bin Shuraim e riadattata nel video musicale come richiamo all'emancipazione delle donne saudite.
Infatti, la parola "Hwages" può essere tradotta in italiano con espressioni come "barriere" o "interdizioni". Nei suo versi c'è un chiaro richiamo a diverse tematiche sociali e vuole essere un inno contro gli stereotipi in una società rigida e tradizionalista come quella saudita.  
Il video musicale prodotto dalla casa discografica saudita 8ies Studio e girato dal registra Majedalesa, è stato pubblicato su YouTube il 23 dicembre. Ha ricevuto immediatamente un'ampia risonanza sulla rete, attirando numerosi pareri positivi e qualche critica per la sua vena estremamente provocatoria. 
Nel filmato musicale trovano spazio tutti i divieti che le donne saudite sono costrette a rispettare, come guidare un veicolo o altre piccole libertà fondamentali, come uscire da sole senza la presenza di una figura maschile al loro fianco. 
Le protagoniste del videoclip rompono queste imposizioni cantando e ballando, sotto gli sguardi torvi di due uomini con i baffi. Alle scene considerate provocatorie si sommano quelle satiriche come ad esempio il volto cartonato di Donald Trump che compare due volte nel video, che incarna in qualche modo l'islamofobia diffusa. 
(Qui sotto il video delle donne saudite che ballano, cantano e vanno sullo skateboard. Credit: YouTube)
                                     
Nel regno saudita le donne devono indossare il niqab o l'abaya (l'abito integrale tradizionale)  che copre loro il volto e tutto il corpo, lasciando scoperti solo gli occhi e le mani. Non hanno nemmeno il diritto di guidare e le poche che ci provano spesso corrono il rischio di essere arrestate dalla polizia religiosa (la muttawa). 
Già nel 2013, le donne saudite si erano mobilitate per rivendicare il loro diritto a guidare, con cartelli e slogan di protesta con su scritto "la guida è una scelta". Negli ultimi tre anni, non sono mancati appelli e altre forme di protesta. 
Nel settembre del 2016, migliaia di donne hanno levato la loro voce per chiedere la fine del cosiddetto sistema "di tutela" da parte degli uomini. La petizione lanciata dall'attivista Aziza Al-Yousef aveva calamitato l'adesione di oltre 14mila donne saudite. 
Secondo le regole vigenti nel regno saudita, profondamente conservatore, le donne devono infatti avere il consenso di un tutore di sesso maschile, che sia il padre, il fratello o un altro parente, per sposarsi, per ottenere il passaporto, per viaggiare all'estero e spesso anche per lavorare o studiare, anche se non è espressamente previsto per legge. 
In Arabia Saudita c'è bisogno del tutore anche per affittare una casa, per sottoporsi a un intervento in ospedale, per intraprendere una causa legale. Se un "tutore", definito anche "guardiano", abusa di una donna o ne limita la sua libertà, è praticamente impossibile fare ricorso alla giustizia. 
Su Twitter l'hashtag in arabo, tradotto come "le donne saudite vogliono abolire il sistema di tutela" è diventato virale dopo la pubblicazione di un rapporto di Human Rights Watch sulla questione. Simbolo della protesta è stato un braccialetto con la scritta "Sono la guardiana di me stessa". 
Due mesi dopo, il principe saudita Al-Walid bin Talal, membro schietto e provocatorio della famiglia reale, si era espresso esplicitamente a favore del diritto delle donne a guidare le automobili.
Al-Walid si è sempre schierato a favore dei diritti delle donne dell'Arabia Saudita. Il 19 novembre, il principe aveva pubblicato sul suo sito personale una lunga dichiarazione in cui spiegava perché era arrivato il momento di eliminare il divieto imposto alle cittadine del regno.
L'Arabia Saudita è stata paziente e ha consentito alla società di evolversi secondo i propri tempi e desideri”, scrive il principe. Tuttavia, “impedire alle donne di guidare è oggi una questione di diritti, come lo era impedirle di ricevere un’istruzione o avere un’identità indipendente. Sono tutti atti iniqui da parte di una società tradizionale, molto più restrittivi di quanto non sia previsto dai precetti religiosi. Il divieto di guidare è fondamentalmente una violazione dei diritti della donna”, si legge nella lunga dichiarazione. 
Tuttavia, la situazione non sembra essere mutata per quanto riguarda la possibilità per le donne di godere, almeno parzialmente, delle libertà fondamentali. 
A confermare tutto ciò l'episodio risalente agli inizi di dicembre 2016, quando una giovane donna aveva deciso di pubblicare una sua foto senza l'abaya scatenando non solo l'ira degli utenti, ma perfino la reazione delle autorità saudite. Neanche due settimane dopo, la donna responsabile di quell'imprudenza è stata arrestata...
(The Post Internazionale)

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